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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Gli incontri di una lumaca avventurosa

I grandi poeti non hanno bisogno di motivi per essere letti. Un lettore apre un libro quando ha voglia di leggere, di uscire dal proprio mondo… ma i grandi autori vanno letti per sentire cosa hanno da dire qualunque sia l’argomento di cui scrivono. Certamente non tutti sono grandi, anzi bisognerebbe capire bene chi lo sia e secondo chi e quando. Allora dirò che da quando ho letto diverse poesie di Garcia Lorca, l’ho collocato tra i grandi, grandissimi del mio cielo personale. Da allora quando mi capita sotto gli occhi qualcosa scritta da lui, la leggo, voglia o non voglia è un “imperativo categorico”.

Naturalmente ci sono versi che mi colpiscono più di altri, atmosfere che mi coinvolgono maggiormente e situazioni che capisco meglio di altre. Ci sono anche canti che mi commuovono senza avere rapporti diretti con me e altri che sembrano parlare di me senza saperlo. Di seguito vi propongo un poema,uno scritto lungo per noi gente distratta del 2019, anche questo ha a che fare con “Gli incontri di una lumaca avventurosa”. (di Garcia Lorca).

Che dolcezza infantile

nella mattina tranquilla.

Gli alberi tendono

le braccia verso la terra.

Un vapore tremulo

copre i seminati

e i ragni tendono

le loro strade di seta

– incrinature sul cristallo pulito

del vento -.

Sul viale,

una fonte recita

il suo canto fra l’erba.

E la lumaca, pacifica

borghese del sentiero,

umile e ignorata

contempla il paesaggio.

La pace divina

della natura

l’ha rincuorata,

e dimenticando le pene

della casa, desiderò

vedere la fine del sentiero.

Camminando s’internò

in un bosco d’edera

e d’ortiche. In mezzo

c’erano due rane vecchie

a prendere il sole,

tristi e malate.

«Questi canti moderni

mormorava una di loro –

sono inutili». «Tutti,

cara – le risponde

la compagna che era

ferita e quasi cieca -.

Da giovane credevo

che se un giorno Dio sentisse

il nostro canto, ne avrebbe

pietà. La mia scienza

ho vissuto molto –

m’impedisce di crederlo.

E io non canto piú…»

Le due rane si lamentano

chiedendo l’elemosina

a una giovane ranocchia

che passa sdegnosa

scartando l’erba.

Davanti al bosco cupo

la lumaca si spaventa.

Vuol gridare. Non può.

Le rane le si avvicinano.

«È una farfalla?»

dice la cieca.

«Ha due piccole corna

– risponde l’altra rana -.

È la lumaca. Lumaca,

vieni da altri paesi?»

«Vengo da casa mia e voglio

tornarci subito.»

«È un verme vile

esclama la rana cieca -.

Non canti mai?». «Non canto»,

dice la lumaca. «E non preghi?»

«Neppure: non ho mai imparato.»

«Non credi alla vita eterna?»

«E che cos’è?»

«Mah, vivere sempre

nell’acqua trasparente

vicino a una terra fiorita

di ricchi pascoli.»

«Da bambina, un giorno

la mia povera nonna mi disse

che dopo morta sarei andata

sulle foglie piú tenere

degli alberi piú alti.»

«Tua nonna era un’eretica.

La verità te la diciamo noi.

Dovrai crederci!»

dicono le rane furiose.

«Perché ho voluto vedere il sentiero?

geme la lumaca – Sì, credo

per sempre alla vita eterna

che dite voi…»

Le rane

pensierose si allontanano

e la lumaca spaventata

si perde nella foresta.

Le due rane mendicanti

restano come sfingi.

Una alla fine chiede:

«Credi alla vita eterna?»

«Io no», dice tristemente

quella ferita e cieca.

«Allora perché abbiamo detto

di credere, alla lumaca?»

«Perché… Non lo so

dice la rana cieca -.

Mi emoziono

quando sento i miei figli

invocare Dio con fiducia

dal canale…»

La povera lumaca

torna indietro. Nel sentiero

un silenzio ondulato

sgorga dal viale.

S’incontra con un gruppo

di formiche rosse.

Sono tutte in tumulto

e trascinano a forza

un’altra formica

con le antenne spezzate.

La lumaca esclama:

«Pazienza, formiche.

Perché maltrattate così

la vostra compagna?

Ditemi quello che ha fatto.

Giudicherò io in coscienza.

Su, formica, racconta tu.»

La formica mezza morta

le risponde tristemente:

«Ho visto le stelle.»

«Che cosa sono le stelle?», dicono

le formiche inquiete.

E la lumaca pensierosa

domanda: «Stelle?»

«Sì – ripete la formica -.

ho visto le stelle,

son salita sull’albero piú alto

che abbia il viale

e ho visto migliaia d’occhi

nelle mie tenebre.»

La lumaca domanda:

«Ma che cosa sono le stelle?»

«Sono luci che portiamo

sulla nostra testa.»

«Noi non le vediamo»,

commenta

E la lumaca: «La mia vista

arriva fino all’erba.»

Le formiche esclamano,

muovendo le loro antenne:

«Ti uccideremo; sei

pigra e perversa.

La tua legge è il lavoro.»

«Sì, ho visto le stelle»,

dice la formica ferita.

La lumaca sentenzia:

«Lasciatela andare,

fate le vostre faccende.

Può darsi che muoia

presto, arresa.»

Nell’aria dolce

è passata un’ape.

La formica agonizzante

sente la sera immensa

e dice: «Viene a portarmi

su una stella.»

Le altre formiche fuggono

vedendola morta.

La lumaca sospira

e s’allontana stordita,

piena di confusione

per l’eternità. «Il sentiero

è finito – dice -.

Forse di qui

si arriva alle stelle.

Ma la mia grande lentezza

mi impedirà di arrivare.

Non pensiamoci piú.»

Tutto era soffuso

di sole pallido e nebbia.

Campane lontane

chiamavano in chiesa

e la lumaca, pacifica

borghese del sentiero,

intontita e inquieta,

contempla il paesaggio.

Granada, dicembre 1918

L’immagine di questa citazione è uno dei quadri più famosi di Salvador Dalì che fu amico del poeta citato. Una relazione intensa e piena di desiderio.

Comments

  • Raffaella Ottobre 13th, 2019 at 11:18

    Un bellissimo invito alla riflessione e a godere di ciò che hai. Un punto fermo mi sembra di cogliere…l’importanza della curiosità che ti porta a conoscere cose che aglli altri rimarranno ignote tenendoli fermi su convinzioni a cui nemmeno più loro stessi credono…o almeno ciò è quello che hanno trasmesso a me questi versi.
    Grazie per avermi accompagnato a fate questa riflessione.

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