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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

XX. Salto nel buio

Caro Gregorio, alla fine del nostro eserciziario dobbiamo costatare che i piedi sono rimasti nella stessa oscurità iniziale. Il girotondo non è completo: “Fai un salto, fanne un altro…” (per la penitenza abbiamo già dato). Quando si parla di salto nel buio, si pensa a un gesto coraggioso, forse fatto per fede, un atto cieco e irragionevole dall’esito garantito in proporzione alla fiducia investita.

Nemmeno nei sogni sento il desiderio di fare quel salto, eppure con questi scritti cerco di prendere la rincorsa, di darmi lo slancio: saltare oltre il buio. Uscire fuori da questo cieco silenzio e volare nel “blu dipinto di blu”. Temo che emozioni e sensazioni siano la parte prima di noi, quella più veloce a emergere e quella che seguiamo senza accorgercene. Allora (potresti dirmi) che gioco giochiamo? Magari fosse un gioco. Magari dormissi. Scrivo riflessioni per rileggerle e ricordarle, per lasciare spazio all’intellighenzia perché mi indichi la strada per uscire fuori dalla realtà che io stessa ho costruito e devo rivoluzionare perché ho intuito che sono meglio dello schizzo di fango con cui sono rappresentata. Devo lavarmi e bagnarmi di luce ma questo non è un impulso emotivo ma un’idea formatasi da altre come un puzzle di idee e mentre si uniscono si scontrano e chissà a quale dovrei dar retta.

Il coraggio entra in gioco con la paura di cadere, di perdere, di soffrire. Invece voglio vincere o, almeno, non perdere come quando prendo un libro per iniziare una lettura, gli chiedo solo di portarmi fuori dalle mie solite letture. Non giudico e pregiudico lo stile, il genere o la creatività, non mi aspetto che mi dica qualcosa di nuovo (per me, nuovo) ma, comunque, sarà un’esperienza. Anche questo fa parte del salto: provo a fare del mio meglio, a mettermi alla prova con tutte le mie forze perché sopravvivere col sospetto che avrei potuto farcela, sarebbe doloroso, un sospetto più velenoso di tutte le cadute rovinose. Rimpianto batte rimorso e lo lascia al tappeto, almeno per me.

La paura c’è ma la rabbia di perdere qualcosa che avevo a portata di mano e più forte. Le emozioni riescono a offuscare completamente decisioni, principi e ricordi così il salto perde slancio, perde credibilità e io perdo con esso. Unita alla sensazione di aver perso pezzi dalla nascita, diventa un cocktail che dà alla testa e per la discesa non ci sarebbe altro senso che scendere più in basso. No, sono umana e non semplicemente animale.

Sai il film con Robin Williams “Risvegli”? Bene io tenterei la cura e quel tentare mi farebbe stare bene con me stessa, anche se durasse, poco tempo mi darebbe serenità: ho visto di cosa sono capace. Per il resto delle parole del mondo, come diceva Verlaine: il resto è letteratura.

Il pensiero di buttarsi allo sbaraglio, arriva dopo un brivido di paura, dopo lo stop automatico del respiro in gola, quando l’ombra della disperazione di rimanere a terra dopo la caduta sconfigge l’idillio di rialzarsi, certo Gregorio, averne coscienza significa avere la speranza da mettere sul piato del gioco.

Bisogna preparargli la strada, deve essere più chiaro lo slancio a voler uscire dal buio a costo di morirvi dentro. Diceva l’amico Epicuro “quando c’è la morte, non ci siamo noi”… basta andare via prima di vederla arrivare! Si, credo che il brutto sia vederla arrivare. Vedersi malati e impotenti alla vita.

Dirai tu che nella valutazione dei pro e contro prima della rincorsa, vanno messi, sforzo e fatica, sono loro a fare tanti danni… Gregorio, potrà mai riuscire semplice un salto nel buio? No, pensare di non sforzarsi è già una fatica, inoltre spesso la pigrizia diventa una colpa. Allora mi dirai: no, Lucia, fidati calcolare costi e guadagni può fare la differenza fra sogni e illusioni. Fiducia? eh, questo è un grosso problema: fidarsi e fiducia. Se hai fede, non c’è altro da dire, il coraggio deve crearlo chi non crede in forze maggiori. Allora lettore, o ti fai forza e diventi tu il motore di te stesso o ti ripeti con me “Aiutati che Dio ti aiuterà, ma aiutati tu per primo”.

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