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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Scrivere

Caro il mio Gregorio, ho momenti diversi per tutto: per la ginnastica, per nuotare, per la lettura, per respirare durante una passeggiata fuori di casa, per vedere la televisione; oggi pomeriggio sono rimasta folgorata dalla radio nel sentire la storia dello scrittore Raymond Chandler intrecciata con alcuni spezzoni sonori tratti dai film col suo protagonista: il detective Philip Marlowe. Il servizio radiofonico a conclusione recita: “scrivere è vivere molto intensamente”.

Colpita e affondata. Quando leggo, la prima domanda che mi pongo è se l’autore abbia vissuto quelle parole, se sappia di cosa stia parlando e mi scopro sempre troppo diffidente,forse pretendo molto, ma gli sto dando tutta la mia attenzione. Ho letto qualche giallo e qualche storia di vita da Pasolini ad Hemmingwuei a Bukowski e qualche poesia di Carver, ma non sono affezionata alla ruvidità delle loro parole. Però l’attrito dello scrivere le parole sul foglio ha qualcosa in comune con l’artrite dei passi nella vita. Certo, ogni volta che termino di scrivere qualcosa sono sfinita. Una poesia, un articolo ma anche i post del blog assorbono più energia di quanto ne consumo in un tempo lungo quanto la creazione mentale e scrittura leggibile. Il passo è quello dalla lettura alla scrittura ma la tensione critica rimane uguale e capita di chiedermi: “se qualcuno leggesse rimarrebbe ad ascoltarmi fino in fondo?”

Tuttavia non avevo mai pensato allo scrivere come alter ego vitale, come sembrava dimostrare la radio. Questo mi sconvolge perché col passare del tempo il mio desiderio di scrivere è profondamente cambiato e metterlo in relazione al desiderio di vivere… al liceo mi ripetevo “scrivi col sangue e imparerai che il sangue e vita”; lo avevo importato da un aforisma dello Zarathustra (Di tutto quanto è scritto/ io amo solo ciò che uno scrive col sangue. / Scrivi col sangue / e allora imparerai che il sangue è spirito.) Anche Dracula ha contribuito alla sovrapposizione di sangue e vita, soprattutto qualche anno più tardi quando è uscito il film di Francis Ford Coppola.

Ritenevo di dover mettere verità e vita nello scrivere, perché solo cosi sarebbe stato utile leggere e rileggere quello scritto. Alla radio hanno detto qualcosa di più e so che han detto bene, anche per questo sono venuta subito a scrivere… Gregorio hai visto il film “Non ci resta che piangere” quando a Troisi il prete dice “fratello ricorda che devi morire” il geniale attore risponde “aspetta che me lo scrivo” analogamente sto prendendo appunti, non devo dimenticare che scrivere ha a che fare col mio vivere. Scrivere condensa i pensieri riducendo lo scetticismo a pura oralità (questo apre a considerazioni lunghissime sul rapporto tra oralità e superficialità, ma il discorso orale coinvolge tutti i sensi acquistando da loro corporeità e sostanza) oppure a commento postumo volatile e, infine, superfluo.

Le parole che scrivo sono più essenziali dei pensieri? No, Gregorio, la questione posta cosi è ridicola, le parole non devono esser sciolte dal pensiero scritte o orali che siano. La penna sul foglio si muove come lo scalpello sul marmo e toglie tutta la materia in eccesso per far affiorare la forma più autentica che quella stessa materia. Qualcosa del genere me lo ripeti per il Feldenkrais, dunque mi capisci al volo, anche se metafora su metafora vuol dire arrampicarsi sugli specchi con un’acrobazia azzardata. La voce si incanala più meccanicamente nel flusso dei pensieri e li lascia diluiti nel loro brodo primordiale, invece, scrivere ti asciuga e ti lascia allo scoperto, a te e a tutti i tuoi grovigli brutti e puzzolenti di cui non sospettavamo l’esistenza. Io mi rivolgo a te ma è me che sto spogliando. Ognuno ha la sua arte e la sua vita, però intendiamoci che arte non ha nulla da spartire con artificio e artificioso. Un alter ego astratto, chi l’avrebbe mai detto? Ho sempre pensato di avere sale nel sangue, vuoi vedere che c’è anche inchiostro? (Sempre di elemento amaro si tratterebbe). No, se c’era ora è evaporato con le mail e fogli virtuali. Il mio blog s’intitola: “Il segno delle idee”, mi chiedo se sia la vita ad essere segnata dalle idee o siano loro ad essere segnate dalla vita, magari le percentuali e i rapporti tra loro cambiano col passare degli anni. Chissà quanto potrei cambiare vita cambiando idee e, soprattutto, avrei avuto vita più facile se avessi lubrificato meglio le idee nella mia testa? Probabilmente, il risultato è un cocktail alcolico da shakerare bene capace di annebbiare la testa qualunque essa sia.

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