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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Super-eroi (XI Capitolo)

Gregorio urge una precisazione: i miei “eroi” preferiti sono donne e uomini esistiti in carne ed ossa. Ipazia di Alessandria, Eleonora Pimentel De Fonseca, Friedrich Nietzsche, Ernesto che Guevara… ma oggi riflettevo che hanno avuto tutti una morte violenta (Nietzsche impazzisce ed è bruttissimo). Chiariamo non ò questo il punto che li accomuna con me, non aspiro al martirio. “Libertà va cercando, che si cara, come ben sa, chi per lei vita rifiuta” come Dante docet, e per quanto questi versi facciano tremare i polsi, trovano conferma nella vita e nel pensiero di tutti questi miei eroi. Nemmeno la ribellione è un punto cardine quanto la Libertà.

Fortunatamente c’è il “mio” professor C., è il mio insegnante vivente e mitico insieme. Libero e vegeto che, alla luce degli ultimi esempi, ò un messaggio sconvolgente; messaggio alla McLuhan (“il mezzo è il messaggio”). Si, ho una spiccata simpatia per coloro che m’insegnano e mi fanno crescere e liberare dalle mie ignoranze. Il primo è stato nonno Cosimo (pezzo da novanta in oro zecchino); il nonno, con pazienza, mi leggeva Trilussa, toccandosi l’orecchio, segno questo che c’era da capire qualcosa più delle parole espresse. Mimino raccontava degli eroi di Omero: Ettore, Ulisse, perfino di Agamennone e la sua tomba. M’interrogava sui compiti dati a scuola e ampliava con approfondimenti di storia, scienze o sui viaggi che aveva fatto con le navi intorno al mondo; sicuramente integrava i ricordi con i documentari che vedeva perché concludeva la sua rassegna con una panoramica di tradizioni e cultura anche di terre lontane.

All’università, invece, c’erano le lezioni del prof. C. che mi aprivano la mente e d’incanto riuscivo a capire molte più cose di quelle trattate. Uscivo da quelle lezioni inebriata e restavo in quello stato per ore riuscendo a mangiare i libri dopo aver bevuto le parole dette a lezione che quasi mai riuscivo ad appuntare sul foglio, troppe bambole racchiuse in una sola come le matrioske. A questo punto avrei dovuto consumarmi le orecchie a furia di toccarle, ma sarebbe stato inutile, quello era l’urlo di battaglia del nonno, a ognuno il suo posto. Quale potrebbe essere il mio segno, il mio urlo di battaglia? Non sono ancora un buon combattente… Mi piace pensare a tutti loro come numi tutelari. Soprattutto non posso sprecare la mia vita e con essa i loro insegnamenti. Mi aiutano a muovere mani e cervello senza sforzo, ora l’esperienza di uno, ora la reazione dell’altro, fanno luce nella mia testa e smussano gli angoli delle mie convinzioni. Forse la loro fine mi avverte che non furono capiti da tutti, forse nemmeno cercavano di farsi capire da altri, forse anch’io sarò fraintesa ma intanto tutto il discorso è personale per aiutare la guarigione di chi vuol guarire e per aiutare a guardare il mondo con il disincanto di chi ha già perso nella fine violenta dei suoi eroi.

Si, caro Gregorio, quando monta la paura verso gli altri, verso il mondo esterno, io mi chiedo “Che cosa possono volere da me? Non sono ricca, non sono bella, non sono la figlia di gente potente, certo non determino una rivoluzione o una presa di potere, non sono insomma un elemento di spicco da attaccare o depredare”, cosi si sgonfia l’ansia, le paure spesso sono indotte senza appartenerci davvero, l’eroe ci porta fuori da queste gabbie artificiali. Il passo successivo alla sopravvivenza è puntare verso le stelle del proprio cielo . Non importa se non sarò la prima donna sulla luna ma averlo tentato significa sollevarsi dal piccolo mondo antico delle mie mura domestiche fino al piacere di partecipare a letture e discussioni. Sto sempre zitta ma mi piace dire la mia. Lo sa zio Valerio che e stato il mio mentore di matematica, mi piace ascoltare e dire la mia soltanto quando sono tranquilla di essere ascoltata a mia volta.

Uno scambio salutare, non scontato, non m’interessa essere importante e famosa, non mi piace essere fraintesa, io voglio essere autenticamente io, anche quando sento la mia voce attraverso le orecchie di un altro. Scalpita, l’energia scalpita e vuole esplodere fuori come un’eruzione vulcanica ma dobbiamo essere pronti a incanalarla bene…

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