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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Il giovane Giuseppe Mazzini sprona gli artisti

mazzini
A questo punto parmi esser giunta ai dì nostri la musica. Il concetto he le ha dato vita fin qui, è concetto esaurito. Il nuovo non si è rivelato. E finché i giovani compositori si ostineranno a lavorare sul vecchio, finché l’ispirazione non iscenderà sovra essi da altri cieli inesplorati finora, la musica si rimarrà diseredata dalla potenza cche crea, le scuole contenderanno senza fine e senza vittoria, gli artisti si trascineranno erranti, incerti per diversi sistemi, fra diverse tendenze, senza intento e proposito deliberato, senza speranza di meglio, imitatori sempre, e incoronati del serto che gli uomini danno agli imitatori, vivido di bei colori, ma caduco ed appassito in un giorno. Avremo perfezionamenti di metodo, ornamenti e raffinatezze di esecuzione, non incremento di facoltà creatrice. AVREMO MUTAMENTI DI STILE NON NUOVE IDEE; lampi di musica, non una musica; ammiratori entusiasti per moda appassionati se vuolsi, non credenti, non fede.

Oggi l’intelletto si sta tra due mondi: nello spazio che separa il passato dall’avvenire: fra una sintesi consunta, ed un’altra nascente. È verità che trapela da ogni parte, da ogni raggio dell’umano sapere. Poesia, letteratura, storia, filosofia, sono espressioni di un solo fenomeno, ridicono tutte a chi sa e vuole intendere “Siamo in tempi di transizione, tra l’ultima luce morente di un sole al tramonto la prima incerta di un sole che sorge. – La poesia è tutta di presentimento e ricordanza: pianto e preghiera. La letteratura brancola in cerca di una parola perduta, e mormora una speranza di nuovi destini. La storia procede dubbiosa fra due sistemi, tra l’analisi nuda dei fatti e la esposizione sintetica, tra la narrazione semplice e la dimostrativa. La filosofia rade la terra esi concentra nell’anatomia dell’individuo, insistendo sulle orme del secoloXVIII, o rinnega la realità e la potenza progressiva d’applicazione, per lanciarsi a contemplazioni d’un ideale assoluto che non si è toccato mai, né si toccherà forse mai più. son tentativi arditamente iniziati, poi lasciati a mezzo nello sconforto e nella impotenza: soluzioni intravvedute e smarrite. Un’irrequietezza come di potenze che vorrebbero e non sanno come applicarsi; un anelito all’ignoto che affanna senza spingere a positive conquiste.

Dagli scritti giovanili del 1833 di Giuseppe Mazzini

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