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Oltre i confini del cielo

 madri senza fetiI poeti maledetti si portano dentro un mondo scarnificato dalle forme che la ragione modella a suo uso e consumo.

Sono maledetti perché è difficile capirli e includerli nella realtà “apollinea” dove sarebbero ridotti a menestrelli visionari… poeti pronti a “maledire il senno fin oltre la paura”, danzando sfrenati sulla crosta terrestre sfidandone la legge di gravità e opponendole una forza ebbra di sangue che chiede un ulteriore sacrificio di vergini vinte dall’istinto di continuare a vivere anche dopo essere state oltraggiate dalla vita stessa.

Diego Fasulo racchiude nei versi raccolti in: Feti senza madri, il silenzio di esperienze al limite della decenza formale, incontri con la pelle di prostitute in notti bagnate di birra passate tremando vicino al fuoco del desiderio e della follia.

Novello sciamano canta (forse un omaggio a Jim Morrison): “…noi, nelle acque dell’abisso/ in cui sarai immolato,/ saremo le tue ampie branchie.”

Il poeta presta la sua voce al tormento di donne abbandonate a costumi balordi, donne che ama e di cui diventa il custode nelle periferie di un’esistenza che il sole di Apollo non bacia così come aveva già fatto col poeta Verlaine.

“Abili bestie coi denti bianchi d’inquietudine/annusano il mio cuore putrido e malato;/ occorrerebbero melodie o gomitoli di seta/ sui nostri talloni orfani dei mari antichi.”

Un esordio promettente questo di Fasulo, il viandante che si accosta alla poesia portando con sé la tacita sofferenza degli “inadatti” con cui ha bevuto e danzato prima che il flauto ceda il posto alla cetra…. “Oh funesta marmaglia di panegirici,/ quando tradirete voi stessi, io saprò darvi un giusto nome.”

Di Lucia Pulpo

Feti senza madri

Diego Fasulo

Aletti editore

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