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Il figlio glorioso di Achille

untitled“I libri sono firmati parola per parola. I loro pregi e tradimenti sono visibili, la loro libertà o corruzione e inutilità apparirà chiaramente, sulla pagina sterminata dei secoli. Alcuni dureranno, altri scompariranno. Ogni segno su di loro è nobile ruga di tormentata e ripetuta lettura, logorio del breve vento da una pagina all’altra, sbiadire di copertine tra amori e rifiuti, sottolineature, polvere di abbandono.”

L’impegno eroico di questo Achille potrebbe apparire la stesura di un libro importante, un’opera che riesca a cambiare la sorte e sconfiggere la tirannia del tempo. Achille è uno dei due protagonisti di “Achille piè veloce” scritto da Stefano Benni. Un eroe glorioso non tanto per l’inchiostro che regala all’amico Ulisse quanto per la strenua lotta che combatte quotidianamente contro un destino già inesorabilmente segnato.

Ulisse è uno scrittore che ha debuttato per la casa editrice Forge per la quale ora lavora come correttore di “scrittodattili” (come li chiama lui stesso). Il lavoro fornisce l’occasione per entrare in contatto con un giovane dall’omerico nome di Achille.

Il ragazzo è costretto a vivere isolato dal mondo per ripararsi dalla violenza mondana con la quale verrebbe rinchiuso in una casa di cura per disabili (o proprio un manicomio). Infatti Achille ha gravi problemi causati da una malattia che gli ha perfino deformato il viso. Questa iniziale deformità viene completamente bilanciata e risolta dall’amicizia che si crea tra i due protagonisti. I confini tra i due mondi sfumano per un tratto di strada i due camminano insieme, infatti l’ironico Achille giocando uno scherzo dice al compagno:“La tua faccia invece peggiora. C’era entrato qualcosa del mio tempo e l’aveva resa nobile, da cavaliere antico. Adesso la fretta del tuo tempo, delle tue bugie, le corre sopra, la calpesta, le lascia sopra rughe, infezioni. Sei malato, Ulisse, stai invecchiando in fretta. Quanti respiri ti restano?”

Dallo scambio di esperienze tra i due nasce il libro che Achille scrive su Ulisse e che gli regalerà salvando l’amico (e la casa editrice per cui lavora) dalla bancarotta. Un dono prezioso lasciato nel testamento di Achille consegnato nel mio di un sogno: “”Stai camminando ad occhi aperti. Vedi la terra come un grande aeroporto, sospeso nello spazio, pieno di gente che arriva e parte. Non c’è niente scritto sul biglietto, perciò ognuno può immaginare il suo volo.”

La scrittura di questa storia è scorrevole, disinvolta impregnata di ironia, fantasia e poesia. Certo Stefano Benni non è nuovo a pagine così ricche di intelligenza ma voglio ulteriormente evidenziare che è riuscito nell’impresa di trasformare l’eroe Achille in un umano da ascoltare e da accompagnare fino all’aeroporto.

 

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