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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Intervento di MARCO TARANTINO

Non custodisco il Verbo dei “libri che vale la pena leggere”. Essere uno scrittore mi rende forse (forse), una persona anomala, ‘asimmetrica’ (come di me scrisse quello), ma non un lettore ‘illuminato’, ‘migliore’. Noi che scriviamo parliamo all’infinito degli scrittori di riferimento: dovremmo più frequentemente parlare dei lettori di riferimento, amici, colleghi, passanti, conoscenti o sconosciuti che, per occasione o per sbaglio, ci aprono mondi su autori che non avevamo mai sentito nominare, o che mai avevamo osato frequentare. Ali. Porte. Porte che spalancano altre porte. Funziona così, lo sappiamo tutti.

“Perché scrivo questo piuttosto che quello?”

Secondo Faulkner, “ogni scrittore è una creatura attraversata da demoni”. Niente di originale, citazione prelevata dai presocratici. Più in generale, ogni persona è attraversata da demoni e deve farci i conti, che lavi i piatti o che concorra per il Nobel, ma anche e soprattutto quando si consegna alla propria ‘espressione’ (se è capace di riconoscerla, cosa piuttosto semplice anziché evoluta). I miei demoni sono estemporanei, capricciosi, ciclotimici, migliori di me. Li ringrazio anche quando li detesto (basta che non lo sappiano: che li ringrazio). Scrivo per indole, per divertimento, per terapia, per rabbia, per impulso, per addestramento, per militanza, per progetto, per assenza di progetto, per disciplina, per ribellione, per gioia, per beffa, per rifiuto di regole, per bisogno di regola, per sopravvivenza e per vita. Sogno a stampatello di poter vivere, pagato, di scrittura. Mi sparerei se dovessi vivere – pagato –  di scrittura attaccando il libro dove vuole il padrone. Pubblicando, ho scoperto il piacere del confronto critico con i lettori: non posso più farne a meno. Ma il lettore può, anzi deve diventare padrone solo del libro scorso, dopo che è nato e fuggito: il prossimo, mentre lo concepisco e lo sbarco, è totalmente mio. Contagiato dal piccio dei miei demoni, comincio ogni nuovo lavoro con una sfida diversa: parodia, ritmo, filo conduttore, tipologia dei personaggi, invenzione, assenza di dialoghi, dominio dei dialoghi, scorrettezza. Libertà, quando scrivo, significa ogni tipo di libertà. Ma proprio ogni tipo. Quando cammino o guido, ahimè no. Per esempio, ai semafori di Massafra mi multano anche se passo col giallo. Figurati col rosso.

Il dott. Ferrero avrà un suo metro per stabilire il confine tra intrattenimento inteso come robaccia e letteratura intesa come letteratura. D’altronde ciascuno di noi bibliofili ne custodisce uno. Esiste una letteratura ‘oggettivamente’ letteratura? La questione più vecchia del mondo, insieme a quel mestiere là. Stringi stringi, ci si ritrova sempre, o piuttosto spesso, al gusto, all’analisi, all’interpretazione o al delirio personale; a meno che meno che non si voglia trasformare in divinità la pubblicistica dei Patroni Critici. Per esempio, chi sono i più venduti, in Italia? Oramai discutere i vari Camilleri, Carofiglio, gli stessi Vitali e Lucarelli è pura blasfemia. Indipendentemente dal genere, io che ho una visione della scrittura stupidamente legata alla meraviglia dell’invenzione, per quanto povera, alla magia della vecchia penna, penso che nessuno di loro valga neanche lontanamente il tocco di Milena Agus (Mal di pietre, Ali di babbo). E che (altra bestemmia che mi riempie di ossigeno) i Promessi sposi di Manzoni non valgano un decimo dei Promessi sposi del grande Guido da Verona, scrittore con la maiuscola che prese botte e roghi da destra, sino a darsi la morte, e vergognose frustate da sinistra; per finire poi definitivamente emarginato dal centro, quello che ha selezionato gli archivi, gli spazi e i programmi scolastici dal Secondo dopoguerra in poi. I moschettieri e il Montecristo di Dumas sono ‘solo’ intrattenimento? Le stoccate dell’Alatriste di Perez Reverte ne fanno un feuilleton che disgusta Ferrero, anziché quel prodigio di letteratura che secondo me significano? Secondo me, appunto. L’Italia è l’invariabile, correlato, connaturato Paese di Giolitti, Mussolini, Andreotti, e Berlusconi: rebus-frase, venti piccoli particolari, forse non tutti sanno che un testimone vi congiungerà e una risata vi seppellirà, purché sia quella di Alberto Sordi. Nell’emergenza, potranno entrare in palcoscenico gli imprenditori galantuomini, i ‘tecnici’ miliardari e certamente di coscienza immacolati: Quintino Sella, Ricasoli, oggi Monti. Centocinquant’anni fa i disperati fuggivano e sparavano: oggi, i disperati fuggono sparandosi. O impiccandosi. O lanciandosi dai balconi. Ma, fidatevi! Cospettaccio: pareggio fu. Pareggio sarà.  Marco Tarantino  

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