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Il morbo dell’abbandono

La città vecchia di Taranto è una struttura urbanistica magnifica ma trascurata e maltrattata, porta i segni dell’abbandono, palazzi con le porte e le finestre murate come in perenne quarantena per un morbo che, si dice, corra e si dilegua nei tunnel segreti nelle fondamenta di tutti i palazzi dell’isola.
Ci sono persone che abitano e vivono nella città storica, ma la maggioranza è andata via senza più tornare; perché?
Secondo la maestra Amelia Pierri  la fuga iniziò per imposizione comunale, quando la zona venne “evacuata” per attuare la ristrutturazione.
Il 22 Novembre 1968 si tenne nel salone ella provincia, una memorabile tavola rotonda (con  Ungaretti, Brandi, Argan, Gillo Dorfles, Bassani, Spagnoletti) per promuovere il piano di ristrutturazione progettato dall’architetto Francesco Blandino destinato a salvaguardare e recuperare l’antico centro urbano contro le proposte di demolizione degli stabili avanzate da più parti. Il 15 Febbraio 1971 il piano di Blandino fu votato ad unanimità dal Consiglio Comunale di Taranto.
Per procedere con i lavori di ristrutturazione gli edifici furono svuotati. Gli abitanti lasciarono le case senza essere adeguatamente “segnati”; per questo quando l’intervento finì, gli inquilini furono ricollocati in posti diversi. Persero così i propri affetti, i propri vicini, le proprie mura.
Inoltre, le case nuove erano più comode con i doppi servizi e di conseguenza perché cambiare ulteriormente alloggio?
Forse le porte sono chiuse perché il cantiere è ancora aperto o da aprire?
Pubblicato il 12/01/2012
su www.cosmopolismedia.it

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