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Gabriel Garcìa Marquez. Sul giornalismo

  […] La redazione è un laboratorio asettico e compartimentato, in   cui sembra più facile mettersi in comunicazione con i fenomeni siderali che con il cuore dei lettori. La disumanizzazione è galoppante. La carriera, che una volta era ben marcata e definita, oggi non si sa da dove cominci, dove finisca e in che direzione vada.

Si avverte dovunque il desiderio che il giornalismo recuperi il suo prestigio di un tempo. Chi ne ha più bisogno sono i proprietari dei mezzi di comunicazione, i suoi maggiori beneficiari, che avvertono discredito lì dove fa più male. Le facoltà di Comunicazione sociale sono bersaglio di critiche acide, non sempre prive di ragioni. Forse l’origine della loro sventura sta nel fatto che insegnano molte cose utili alla professione, ma pochissimo della professione stessa. Forse dovrebbero insistere di più sui loro programmi di materie umanistiche, anche se meno ambiziosi e perentori, per garantire la base culturale che gli allievi non acquistano nelle scuole secondarie. Dovrebbero rafforzare l’attenzione alle attitudini e alle vocazioni, e forse frammentarsi in specializzazioni separate per ciascuno dei mezzi di comunicazione, che non è ormai possibile dominare nella loro totalità nel corso di una vita sola. Anche i master per profughi da altre professioni sembrano adatti alla varietà di sezioni specializzate che ha acquisito il mestiere con le nuove tecnologie e ai tanti cambiamenti verificatisi nel paese da quando don Manuel del Socorro Rodriguez stampò il primo foglio di notizie duecentoquattro anni fa.

L’obiettivo finale però non dovrebbe essere i diplomi e i tesserini, bensì il ritorno al sistema primario d’insegnamento basato su laboratori pratici in piccoli gruppi, con l’utilizzo critico delle esperienze storiche nella cornice originaria di servizio pubblico. I mezzi di comunicazione, per il loro stesso bene, dovrebbero contribuirvi a fondo, come stanno facendo in Europa con tentativi simili: nelle loro stesse redazioni o nei laboratori, o con scenari costruiti apposta, come i simulatori di volo che riproducono tutti gli incidenti possibili in modo che gli studenti imparino a evitare i disastri prima che se li ritrovino davvero sulla loro strada. Perché il giornalismo è una passione insaziabile che può essere digerita ed umanizzata soltanto nel confronto crudo con la realtà. Nessuno che non l’abbia sofferta può concepire questa schiavitù che viene alimentata dagli imprevisti della vita. Nessuno che non l’abbia vissuto può nemmeno immaginare cosa sia il palpito sovrannaturale della notizia, l’orgasmo dell’esclusiva, la demolizione morale del fallimento. Nessuno che non sia nato per il giornalismo e non sia pronto a morire per esso potrebbe resistere in una professione così incomprensibile e vorace, il cui lavoro finisce dopo ogni notizia, come fosse per sempre, e non concede un attimo di pace fin quando non rincomincia, con più entusiasmo che mai, il minuto dopo.

Gabriel Garcia Marquez

Giornalismo: il miglior mestiere del mondo

Discorso tenuto il 7 Ottobre 1996, Los Angeles

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