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La testimonianza dei deportati stattesi

C’è stato un tempo in cui il male dominava prepotentemente sulla ragione degli umani…

Potrebbe essere l’inizio di una favola, di una storia di orrore da raccontare in una notte fredda e pio­vosa, evocare mostri e fantasmi per scacciarne lo spettro e relegarlo nell’inferno da noi più lontano; invece, questa premessa con la paura, vibrante nelle corde vocali del narratore, è il risultato del ri­cordo, ancora, bruciante di una tragedia vissuta senza averne capito il senso, col timore di appoggia­re la te­sta sul cuscino e riprendere a sognare l’incubo appena interrotto.

I “reduci” di tutte le guerre non parlano facilmente dei loro trascorsi sul campo, forse per protegger­si dal dolore dei ricordi, forse per non trasmettere quel dolore ai propri cari,alcuni, addirittura, si sentono in colpa per essere sopravvissuti, altri sperano scaramanticamente di cancellare ogni pre­messa e fondamenta, come sentendosi in parte responsabili dell’abominio subito.

Strano sentimento di odio e repulsione per qualcosa che ci appartiene, di cui siamo parte sia pure come spettatori; questo è l’abominio , la tragedia davanti alla quale vien meno la forza di parlare.

Nessuna logica può aiutarci a pre­vedere e quindi prevenire la violenza e la cattiveria che ha animato “la bestia nazista”, tanto che perde significato ogni pensiero che si avvicina troppo a questa materia.

Forse è per questo che alcuni reduci non parlano, volentieri, dello proprie esperienze durante la de­portazione nei campi di lavoro e nei lager di sterminio, istituiti dai tedeschi durante la seconda guer­ra mondiale.

Il giorno della memoria è particolarmente tormentoso per chi di giorni infausti da depor­tato ne ha vissuti parecchi; ma è un giorno tristissimo anche per me che ascolto le parole spezzate dei soprav­vissuti , le frasi frantumate e piene di pause e di vuoti. Frammenti di miserie inimmaginabili perché nemmeno la fantasia più perversa può credere possibile tanta costanza e lucidità nel praticare la morte.

La vicenda della shoà, i nazisti Auschwitz, tutti nomi che arrivano alla nostra coscienza deformati dal dolore che li accompagna, così per prendere coscienza e “toccare”direttamente questa storia, ho partecipato alla manifestazione svoltasi il 30 Gennaio presso la biblioteca civica insieme alla prof.s­sa Gabriela De Pace, al sindaco Angelo Miccoli, al dott. Mario Pennuzzi, al direttore del Triglio Vincenzo Carriero e soprattutto alla presenza di Cosimo Scaligina (promotore della manifestazione), che ha raccolto la testimonianza di due reduci stattesi: Domenico Ceci e Vito Co­sacca Cosacca a cui si è unita la testimonianza di Filippo Cascione tramite la voce della dot.ssa Agnese Giandomenico.

Sono state lette le lettere scritte alla famiglia durante la prigionia,lettere introdotte dalla narrazione delle vicende personali dei rispettivi prigionieri.

Parole semplici per nascondere la realtà amara in cui sono state scritte, uomini trattati come animali senza un letto per riposare, spesso senza cibo per ristorarsi e quasi senza speranza di ritornare a casa vivo. Le voci prestate a questi fogli sono state quelle di: Chiara Pantile e Giulia Fonzone..

Un brivido ha percorso l’aria della sala quando si è alzata in piedi la moglie di Domenico Ceci, con gli occhi persi nel buio, nuovamente disorientati nell’attesa dell’epilogo non ancora definito.

L’assessore De Pace introducendo la serata ha detto che è necessario ascoltare le testimonianze dei sopravvissuti come monito per i posteri e condanna per i colpevoli, a questo il sindaco ha aggiunto parole severe nei confronti di chi nega o minimizza gli orrori accaduti di cui gli artefici stessi si sono discolpati , come ricordava il dott. Carriero con le parole dell’inviata del New York Times Hanna Arendt, filosofa citata, anche, dal dott. Pennuzzi secondo il quale la giornata della memoria rischia di essere, soltanto, una commemorazione arida se lasciata ai dibattiti accademici pieni di ar­tifici retorici.

Invece a supportare e mantenere viva la memoria, in biblioteca, ci sono stati gli alunni della scuola media “Da Vinci”, che hanno letto passi ripresi da Se questo è un uomo, e c’è stato il silenzio della signora Ceci…ancora domande ed accuse senza risposta né difesa possibile.

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