La mia favola
Le favole son belle fin quando ci credi Read More…
Il mio spazio creativo
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“Questa città è nostra, rispettiamola” Taranto, questa frase parla di Taranto… incredibile… Non speravo più di sentire i miei concittadini dichiarare amore alla propria città. Ancora più incredibile è che queste parole non sono state scritte di notte da un writer clandestino e furtivo ma sono stati i ragazzi di “Ammazza che piazza” Read More…
Filosofia… quante chiacchiere che sento intorno a questa parola.
Non vorrei aggiungermi al coro dei ben pensanti ma, voglio “immortalare” per iscritto la mia esperienza. All’età di 19 anni, la mia vita è stata azzerata da gravi problemi di salute. Ho rincominciato, come un neonato, ho dovuto reimparare a parlare, a muovermi, a leggere e scrivere… insomma ripartire da zero, imparare a relazionarmi col mondo cambiando tutte quelle che erano state le mie abitudini, ho perfino cambiato gusti “alimentari”. Read More…
Il concertone del primo Maggio mi è piaciuto. Il conduttore è stato all’altezza di tutto: ha cantato bene, ha fatto battute e sketch, ha recitato riuscendo a non prevaricare gli altri artisti… Però l’età media era alta, troppo alta rispetto al desiderio di gioventù manifestato da tanti. Sul palco, molti hanno ricordato che i Mille di Marsala erano giovani e che l’Italia deve essere ricostruita dai giovani ma l’unico che ha dato, veramente, spazio ai giovani è stato Read More…
Tutta la vita è risolvere problemi
Il primo principio della dinamica stabilisce che: “un corpo rimane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme a meno che non intervenga una forza esterna a modificare tale stato”.
Difficile sperimentare direttamente questo fondamento perché, sulla terra, c’è l’attrito che ostacola lo svolgimento del moto, e conserva la quiete, anzi, ne ostacola la trasformazione che porterebbe alla creazione di energia cinetica.
L’attrito è un fatto fisico, imprescindibile per noi terrestri, sia esso che i problemi che comporta; ecco perché non possiamo ipotizzare la vita sulla terra come: lo svolgimento lineare dell’esistenza di un corpo che rotola, da solo, infinitamente su di un piano liscio.
Posto che gli ostacoli, o problemi, fanno parte del nostro mondo naturale, non possiamo far altro che prenderne atto e cercare di risolverli. Ed è proprio questa sfida a motivare l’intelletto umano nel congetturare risoluzioni e rimedi e vincere l’attrito che ci condanna al freddo della morte.
Secondo il filosofo della scienza, Karl Popper, tutti gli organismi viventi sulla terra tentano di risolvere problemi, per esempio: la fame, la sete, la cura di una ferita o il calcolo dei neuroni in un cervello. L’uomo non fa eccezione, però è avvantaggiato dal proprio sviluppo cognitivo perché, per l’epistemologo austriaco, non siamo tabulae rasae, terreni vergini mai arati, come vorrebbe la tradizione platonica, ma ognuno ha dei pre-concetti, delle ipotesi e delle aspettative che applica immediatamente alla situazione da affrontare, per poterla capire e superare.
Ogni risultato incrementa il bagaglio della ragione; questo significa che esso è un gradino al quale, sicuramente, seguiranno altri e, magari, sarà sostituito ed abbandonato. Anzi, prima di arrivare alla costruzione di una teoria lo scienziato cerca con gli esperimenti la conferma, nella realtà, delle ipotesi così come l’uomo comune tenta di fare quotidianamente, scegliendo cosa fare e, talvolta, sbagliando, l’importante è riconoscere gli errori ed imparare da essi.
Nel discorso Tutta la vita è risolvere problemi, tenuto a Bad Homburg nel 1991, il professore di Vienna dichiara: “la correzione degli errori è il più importante metodo della tecnologia e dell’apprendimento in generale”.
Secondo teorico del criticismo razionale, gli errori e le confutazioni servono per “aggiustare il tiro” e danno valore ad una teoria perché sono le cicatrici di prove fatte e non semplicemente enunciate con parole assolutamente intangibili.
Il filosofo liberale aborrisce ogni forma di totalitarismo ed assolutismo, compreso quello religioso delle credenze vere anche se non dimostrabili; quel che distingue una teoria scientifica da una favola magica è la falsificabilità di ogni sua proposta. Sottoporre al vaglio critico ogni ipotesi ed ogni teoria ci permette di meglio adattarla alle nostre esigenze ed infine adattare il nostro pensiero razionale alla vita.
Habermas, illustre filosofo tedesco, polemizza con Popper poiché le sue pretese di raziocinio partono da basi irrazionalistiche: ”Il tentativo di Popper di difendere il razionalismo della logica scientifica dalle conseguenze irrazionali della sua fondazione necessariamente decisionista, [...] . Il problema è di sapere se un’amministrazione razionale del mondo coincida con la soluzione delle questioni pratiche poste storicamente” e Popper reagisce: “ Adorno e Habermas sono tutto fuorché chiari nella loro critica della mia posizione. Per dirla in breve: credono che la mia teoria della conoscenza, poiché essa sarebbe (come loro credono) positivistica, mi costringa a difendere lo status quo sociale. . Hanno dimenticato che io sono sì un liberale (non rivoluzionario), ma che la mia teoria della conoscenza è una teoria della crescita della conoscenza mediante la rivoluzione intellettuale e scientifica”.
Gli errori vengono dallo scontro imprevisto fra idee astratte e realtà, per onestà intellettuale non possiamo far finta di niente, negare gli sbagli o addirittura i problemi che ci hanno “indotto” verso quei tentativi fallaci. Popper fa appello alla creatività dell’immaginazione per trovare nuove risposte a domande sempre più complesse ma, io penso, sopratutto, che affrontare le questioni sia essenziale per la nostra stessa sopravvivenza, senza rimandare crisi, interrogativi e buone intenzioni fino al 2050.
Immerso nei pensieri quotidiani
non sempre mi rendo conto
d’essere circondato e confuso
in una nebbiolina
afa, calore,
nuvola
fra pioggia e smog.
La luce arriva filtrata
un chiarore indiretto
uno spettro di luce bianca
nessun sapore
niente vento.
Talvolta, però
arriva un vociare
un brontolio di fondo
quasi il suono di una voce che canta
o mugola
magari piange
o ride sommessamente
allora mi ricordo
di come mi piaceva danzare
di come mi piace nuotare
di come saprò volare
più in alto
di questa soffice nuvoletta
che dissolve il mio sguardo
per annichilirne la vivacità.
Bella polvere di cielo
basta un soffio
per squarciarne il velo,
un respiro profondo e convinto
un gesto sicuro malgrado
l’incertezza delle conseguenze
instabili sembrano anche i sospiri
forse sono sogni infranti
deludenti parvenze abbozzate appena
desideri non realizzati
per mancanza di coraggio o d’opportunità.
Galleggiante fra banchi di foschia
perdo la voglia di saltare
giocando alternando sorrisi
a inni di vittoria.
Nube cara alle anime belle
lasciami cadere lontano
preferisco urtare la vita
e sapere di farlo.
Per festeggiarli, entriamo a leggere alcuni suoi libri!
(introduzione generale)
“… La biblioteca è, come vuole Borges, un modello dell’Universo, cerchiamo di trasformarla in un universo a misura d’uomo, e, ricordo, a misura d’uomo vuol dire anche gaio, [...] cioè una biblioteca in cui faccia venire voglia di andarci e si trasformi poi gradatamente in una grande macchina per il tempo libero, com’è il Museum of Modern Art in cui si va al cinema, si va a passeggiare nel giardino, si vanno a guardare le statue”.
Così scrive Umberto Eco nel De biblioteca, in occasione dei 25 anni della biblioteca comunale di Milano; dove illustra “l’arte sottile” di consultare i libri cartacei, con rilegatura preziosa e catalogazione imprescindibile per