Il segno delle idee

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Posts tagged 'Taranto'

Taranto e il vino

Nella prima metà del IV sec. a.C. Platone venne a Taranto presso l’amico Archita. Nella capitale della Magna Grecia assistette ai riti dionisiaci che si svolgevano frequentemente e di cui sono rimaste a noi le immagini disegnate sui numerosi vasi nel nostro museo nazionale MARTA. Il filosofo ne rimase impressionato al punto da scrivere: “A Taranto, nella nostra colonia, ho potuto assistere allo spettacolo di tutta la città in ebrezza per le feste di Dioniso, nulla di simile accade da noi.” La celebrazione di Dioniso era mal vista dagli “aristocratici”,Euripide nelle sue “Baccanti” fa dire a Penteo che le baccanti sono donne da carcerare e che il culto del nuovo dio è una cosa brutta. Oltre ai costumi lascivi degli amanti di tutte le età, sotto accusa era anche l’ebrezza causata dall’eccessiva profusione di vino. Read More…

La stretta di Taranto ad Anfitrite

La caratteristica preminente di Taranto è l’abbraccio col mare che la bagna e la culla. Due amanti che protendono vicendevolmente le braccia e si stringono per unire i loro respiri e vivere l’uno nel corpo dell’altra… “Lo spettacolo di Taranto è uno dei più appassionanti che mi sia mai stato concesso di vedere. Non credevo fosse possibile a un paesaggio di sprigionare ebrezza a tal punto. Questo è l’angolo sognato da giovani amanti estasiati, che si stringono le mani tutto il giorno-, e che chiedono alle cose di respirare, al pari loro, la beatitudine…” Così li vede André Maurel, un francese che, all’inizio del secolo scorso,ha scritto di questo rapporto languido e sensuale fra la nostra città e il “suo” mare. Questo incontro e scambio “di amorevoli sensi” ha una storia più complessa, potremmo dire che la linfa che lo nutre ed alimenta è portata dai fiumi carsici sotterranei provenienti dalla Murgia, gli stessi che hanno scavato le gravine; questi fiumi riemergono nel mare tarantino con sorgenti sottomarine dette “citri” per la somiglianza col ribollire dell’acqua in una pentola (dal greco kutros-pentola). Tali sorgenti di acqua dolce attenuano l’amarezza del mare e contribuiscono a mitigare la temperatura del clima, ma soprattutto garantiscono  una fonte di vita sia nel mare sia fuori considerato che generano alcuni piccoli fiumi della superficie come il Cervero, il Tara e il Galeso.
Anche nel Castello Aragonese, in un cunicolo del torrione restaurato nel 2004, subito sotto il piano di calpestio, c’è una polla di acqua dolce oltre ai resti di un acquedotto di età classica, elementi indispensabili a  garantire autonomia d’acqua potabile alla fortificazione soggetta agli assedi nemici. Come a dire che il sostentamento dell’ars oebalia arriva dal suo entroterra. Un intreccio di storie, terre e acque che dimostra quanto Taranto sia un unico corpo con la sua provincia e il suo mare.
Lucia Pulpo
Pubblicato su Cosmopolis
Gennaio 2012

Ammazza che piazza

DIFENDIAMO IL NOSTRO SPAZIO

“Diffondiamo cultura, civiltà per amore della nostra città”. Questo è uno dei motivi che animano il movimento di Ammazza che piazza; un gruppo no-profit che da un segno concreto alla volontà di ripulire la città dall’indolenza che ne sporca l’orgoglio e la dignità.
Quando avete iniziato a metter mano a scopa e paletta per pulire la piazza e da allora quante ne avete ripulito ed aggiustato?
Abbiamo iniziato il 5 Settembre e da allora non ci siamo fermati nemmeno un giorno, pioggia a parte. Read More…

Ammazza che piazza

Questa città è nostra, rispettiamola” Taranto, questa frase parla di Taranto… incredibile… Non speravo più di sentire i miei concittadini dichiarare amore alla propria città. Ancora più incredibile è che queste parole non sono state scritte di notte da un writer clandestino e furtivo ma sono stati i ragazzi di “Ammazza che piazza” Read More…

Un percorso di guerra per arrivare alla pace

 

Taranto è una città di mare e di marinai.

Gente col sale sulla pelle e col bisogno, nel cuore, di vedere il mare, di poter far correre lo sguardo sul pelo dell’acqua fino a toccare il cielo, fino a desiderare il ritorno, sazi di libertà.

La sensazione “di potenza e d’infinito” muta aspetto guardando Mar Piccolo. Read More…

Gli oleandri sulle bombe dal cielo

 

Taranto ha un bel mare e se non rovinano anche quello, questa città sarà sempre bellissi­ma” così mi diceva la nonna che qui giù era arrivata dopo le nozze con un ufficiale taran­tino. Ed è vero, affacciarsi dal lungomare Vittorio Emanuele III ha un effetto rasserenante, un panorama aperto all’idea di giusto e di grande proprio della natura, Read More…

Il monumento della storia

La storia di Taranto è scritta dalle pietre dei palazzi, delle chiese, delle piazze e delle stra­de nella città stessa. La città costruita e sedimentata sull’isola.
La bella Taranto baciata dal sole e dal mare, dove il tramonto è più rosso e lo Scirocco più caldo ed avvolgente che altrove; tuttavia questo magico incanto sembra definitivamente rotto da alcuni scorci di porte murate e sprangate, con l’erba che si arrampica sulle faccia­te degli edifici, l’isola sembra consegnata ai traffici illeciti di brutti ceffi dagli sguardi torvi, addirittura sembra necessario scrutarla da lontano come un rudere pericolante, no, non è così, questi sono particolari che offuscano la bellezza del quadro generale.
La dignità della città è incisa su quei mattoni che ora vediamo ricoperti da sporcizia dovuta alla nostra indifferenza verso il significato della loro stessa presenza. Ma è tutto lì, a porta­ta di mano basta sollevare i velo di fango che gli abbiamo gettato sopra.
La questione non è, semplicemente, estetica; sarebbe necessario recuperare il valore sto­rico della città-monumento.
Infatti restaurare non dovrebbe significare “togliere le rughe” per cancellare i segni del pas­saggio del tempo, quanto rinforzare il tessuto murario e rivitalizzarlo.
Il tempo aggiunge valore ai sassi, tanto di più ai documenti integri o quasi.
Adesso si tratta di conservare il bene “città vecchia” come enorme attestato della nostra storia. Questa è l’idea teorizzata da Cesare Brandi alla fine degli anni ‘60, il restauro come valutazione critica, come “il momento metodologico del riconoscimento dell’opera nella sua polarità storicoestetica”.
Concezione che si ritrova, anche, nel progetto di Francesco Blandino. L’architetto tarantino è stato l’unico a pianificare un intervento unitario per il recupero del nostro centro storico.
Un’azione seria prevede un’analisi accurata delle costruzioni, dei materiali, del suolo su cui sono edificate per studiarne le forze che agiscono su esse, per capirne le crepe e i perico­li. Ogni zona ha una sua storia geologica ed una propria peculiarità.
Ad esempio, in via Di Mezzo c’è un salto di quota fra la parte alta della città di origine gre­ca ed una parte bassa che corrisponde all’ampliamento di età bizantina, dunque diverso è il peso delle stratificazioni e diverse sono le fessure nelle costruzioni.
La consistenza dei materiali impiegati per erigere le mura è un dato da studiare, dettaglia­tamente, prima di avviare il consolidamento delle strutture, anzi Blandino studia anche il vento, l’esposizione degli edifici e l’umidità che si infiltra e sgretola la calcarenite. Tuttavia gli studi effettuati sulla morfologia locale non sono stati considerati sempre “attendibili” dal­le diverse amministrazioni pubbliche che si sono succedute negli anni, per cui i lavori effet­tuati hanno conosciuto direzioni diverse che si sono intralciate ed accavallate, provocando uno spreco di energie, d’occasioni per il sovvenzionamento economico necessario a ga­rantire il completamento dei lavori di tutti i comparti in cui l’isola è suddivisibile.
Operazione che dovrebbe essere compiuta nel rispetto delle tecniche adottate durante la costruzione originaria degli immobili; limitando al minimo i rifacimenti, purtroppo non è sta­to sempre così per l’isola vecchia.
Quasi inspiegabilmente gli errori ritornano, purtroppo la “testimonianza storica” di Taranto sembra riconosciuta a momenti, non ha un iter continuo.
Così inutile appare l’indagine sugli abitanti affezionati alle proprie case che, magari, vor­rebbero aggiustare e non lasciare, come hanno dimostrato gli inquilini delle case popolari della discesa Vasto.
Nel progetto Blandino, oltre allo studio delle “pietre” è contemplato un accurato “censimen­to” dei residenti effettivi per poter prevedere il ritorno degli stessi a lavoro terminato. Anche per questo il piano di ristrutturazione urbanistica della città vecchia di Taranto ricevette un riconoscimento ad Amsterdam nel 1975. Eravamo all’avanguardia, il primo restauro come conservazione della testimonianza materiale della civiltà fiorita “in loco”.
Da noi però, l’intervento pubblico è stato sbilanciato da quello privato, mentre quest’ultimo sarebbe dovuto essere guidato dal primo.
Certamente la sensibilità è cambiata rispetto a quando si pensava di radere completamen­te al suolo la città vecchia con le ruspe, ma non siamo ancora al riparo dalla violenza di­struttrice di allora. Colpevoli di un’ignavia desolante con cui ci condanniamo ad essere esuli in patria. Aspettiamo che tutti i fabbricati cadano giù, in pezzi, da soli, e la nostra idea di civiltà con essi? Aspettiamo la miracolosa scesa in campo di eroi privati che si addossi­no sulle spalle la nostra infelicità?
Recentemente l’assessore alla città vecchia è tornato sulla questione demolizione sia pure per lanciare l’idea di parcheggi per automobili, rovinare e cancellare definitivamente la sto­ria stratificata in quei metri significa che tutti i discorsi fatti ed i libri scritti sono inutili, l’i­gnoranza, la superficialità e l’incompetenza imperanti ci riportano indietro ai tempi dell’o­scurantismo medioevale, la città dobbiamo conservarla, studiarla ed integrarla nel nostro vissuto.

Brezza marina

Guardo l’orizzonte
senza occhiali tutto è perfetto
immenso, senza confini, limiti delineati
nessuna fine se non
la luce del giorno.

Un silenzio solenne
che lascia intatta
l’aspettativa
il desiderio mio intimo
riflesso nel panorama.

Sono indecisa
indugiare in quella contemplazione
o scontrarmi con la realtà di ombre proiettate su strade disastrate
e piene di buche dove
si raccolgono acque piovane e zanzare?

Allora del tramonto
mi lascio accarezzare dalla brezza marina
che passa leggera anche sul’asfalto di quelle strade
mentre la notte ne copre i fossi
per fare inciampare chi non vuole vederli.

Fissare lo sguardo a terra
per evitaare le cadute
serve solo a camminare su quattro zampe come animali
ma, non sono angeli
quelli che alzano il naso sempre all’in su.

Vorrei fuggire col vento
scoprire nuovi mari
in cui tuffarmi per uscirne
più fresca e pronta
per svolazzare ancora.

Forum col sindaco di Taranto Ipazio Stefano

L’amministratore del capoluogo ionico dibatte con noi sulle decisioni prese e sui proble­mi ancora da affrontare perché c’è, ancora, strada da percorrere ma siamo “nel mezzo del cammino” e qualcosa è già storia.

Ippazio Stefano è il sindaco del dissesto, ci indichi un segno di discontinuità con le precedenti amministrazioni.
I dragaggi del porto.
Mi sono battuto per la città di Taranto e fra le cose che sono riuscito ad ottenere conto i dragaggi del porto, di questa importante struttura. Sono arrivati i sovvenzionamenti per il porto, cresce. Lo sviluppo della città non sarà più un idea lontana ma il risultato di un lungo e paziente cammino. Ci vuole tempo per realizzare i pro­getti, l’impegno personale certo non manca.

La parola porto richiama quella del turismo. Taranto ha una percentuale d’inquina­mento altissima, come possiamo sperare di attrarre i turisti con l’aria così irrespira­bile?
Il futuro della città e dell’intera regione è legato al fenomeno del turismo, la nostra prerogativa è quella di puntare a migliorare la qualità dell’offerta e lo stiamo facendo. Pochi giorni fa l’Arpa ha comunicato i risultati delle analisi secondo cui le emissioni di diossina dell’Ilva sono scese da 40 nano-grammi a 2 ed arriveranno a 0,4 come imposto dalla legge regionale. Tra non molto potremo dire ai turisti di venire perché il problema rientrerà nella norma.
Ma inquinamento è anche quello stradale

Si riferisce al traffico automobilistico cittadino?
Secondo studi scientifici un danno grave alla salute pubblica viene dai gas di scarico delle macchine. Taranto sarà la prima città in Puglia ad avere la metropolitana sopraelevata. La regione Puglia ha approvato il nostro progetto e sarà sempre lo stesso ente a finanziarlo con la costruzione di mega-parcheggi a San Giorgio ed alla Croce nel quartiere Tamburi usu­fruendo anche di strutture abbandonate dalla Marina Militare, ad esempio i binari fra Paolo VI ed il Borgo.

Con tutti i problemi che ci sono sarebbe stato meglio incrementare o migliorare i mezzi pubblici invece di costruire la metropolitana sopraelevata, non crede?
Non è lo stesso. Primo il finanziamento regionale è previsto unicamente per la metropolita­na e diversamente lo perderemmo, secondo così le macchine non entrerebbero proprio in città, o dovrebbero pagare l’ingresso come avviene nelle città del nord Italia.

Questione ambientale, legge sulla diossina. Per il controllo delle emissioni, molti ri­tengono indispensabile un campionamento in continuo. Se questo campionamento è possibile, quando inizierà ad essere applicato?
Il campionamento in continuo non è possibile. Questo non lo dico io ma studi scientifici che dimostrano quanto controproducente possa risultare qualora utilizzato. I filtri usati per un tempo lungo s’intasa­no. In un incontro tenutosi a Roma, con le istituzioni, i tecnici ministeriali e gli esperti delle nostre associazioni ambien­tali ho proposto di procedere con la sperimentazione del laser. Il laser è stato indicato da una dottoressa dell’Arpa ma non è una procedura riconosciuta perché in via di sperimenta­zione; io ho chiesto per Taranto, di condurre la ricerca e la sperimentazione del laser sulla nostra aria, magari con la partnership dell’università e poi con controlli incrociati tramite piante e mascherine che aiutino i cittadini a rendersi direttamente conto dell’inquinamento, non solamente in base a dati forniti dall’Arpa, ma anche vedendo gli effetti su queste pian­te o sulle mascherine poste davanti alla bocca per filtrare l’aria da respirare.

Piante e mascherine per i cittadini e l’Ilva invece continuerà senza freni?
No. La sperimentazione di cui parlo riguarda il controllo da eseguire per accertare che l’Il­va rispetti le regole.
Le regole sono quelle stabilite dalla legge regionale e qualora il direttore dell’Arpa, il dott. Assennato, mi comunicasse dati eccedenti i limiti stabiliti, immediatamente procederei con una ordinanza. Faccio tutto quello che la legge prevede, io non prendo soldi per coprire nessuno ho la coscienza pulita e non temo nessuno. La mia amministrazione è sta­ta la prima a far pagare le tasse a Riva. Dove erano tutti i benpensanti quando la gran­de industria non pagava, in parte o in tutto, le tasse? Ho parlato di sperimentazione, di ri­cerca, mii chiedo dove sono gli ordini dei farmacisti, dei chimici o degli ingeneri, perché non dicono la loro e propongono studi e protocolli nuovi in studio in Giappone ed in Ameri­ca? Sono solo, con un bilancio comunale pari a zero euro, studio la maniera di affrontare e ri­solvere i problemi senza arrendermi, ma questa città sembra arresa, disposti tutti alla diffa­mazione a tirare i piedi a chi cerca di fare qualcosa ma loro cosa propongono, cosa hanno mai proposto? Oltre ad aumentare le tasse all’Ilva ho bloccato il transito di 8oo tir pieni di carbon coke che transitavano per il quartiere Tamburi e nessuno se ne era accorto.

Questo basta?
Non mi fermo, c’è ancora da fare ma non otterremo nulla dicendo all’industriale te ne devi andare perché risponderebbe “allora io non ci rimetto soldi ed inquino finché posso”. Da medico ho avuto a che fare con pazienti gravemente malati, difronte alla notizia di morte certa e vicina il paziente reagiva non facendosi più vedere e gettandosi nel fumo e nell’al­cool, spassandosela finché possibile; invece, per indurlo alla cura, gli dicevo che la dieta da seguire era dura ma avrebbe portato a risultati, allora il paziente era disposto a fare sa­crifici. Guardiamo cosa è stato dello stabilimento di Bagnoli. Bonifica? È stato abbandona­to senza nessun recupero, così per noi, chi pagherà i lavori di bonifica? Meglio ottenere da Riva un risanamento ambientale finché avrà interesse a rimanere con lo stabilimento in funzione.

Parlando di regione e di elezioni regionali, qual’è il suo giudizio sull’operato del presidente Vendola?
Conosco sia Vendola, lo stimo molto. Ha fatto tanto per Taranto: oltre alla metropolitana so­praelevata, alla legge sulla diossina ha stanziato fondi per la sanità il raddoppio per il re­parto radioterapico di tutta la provincia.

Questo significa che arriveranno macchinari per la prevenzione e la diagnosi preco­ce e verranno formati e pagati i tecnici, o le macchine saranno inutilizzate come già avvenuto per quelle della cobalto terapia negli anni ‘80 al Santissima Annunziata?
Ho chiesto delle garanzie fra cui quella della formazione adeguata del personale, dopo aver parlato con Colasanto ed aver girato per tutti gli ospedali della città e della provincia mi sono reso conto ella carenza delle strutture sanitarie sopratutto dei reparti di radiotera­pia ed ho battuto i pugni per avere aiuti e colmare le carenze, pagare il personale e mettere a disposizione la nuova tecnologia.
Il discorso è più ampio. La regione ha stanziato 220 milioni di euro per la costruzione del San Raffaele, a Taranto. Una struttura privata con personale pubblico; un centro d’eccel­lenza che richiamerà pazienti anche dalle zone limitrofe della Calabria e della Lucania ma non dovrà occuparsi delle piccole patologie dalle appendiciti alle bronchiti, per questo ho ottenuto la ristrutturazione del Santissima Annunziata, gli operatori sanitari di lì potranno scegliere se continuare a lavorare dove sono o se trasferirsi al San Raffaele e in tal caso, prima dell’apertura qui, potranno andare all’ospedale di Milano per prepararsi e mettersi in pari con i colleghi così da poter ricoprire posti di comando al ritorno a Taranto.
Inoltre ho ottenuto garanzie per la cardio-chirurgia, con la mia amministrazione Taranto ha ottenuto finanziamenti per il reparto di cardio-chirurgia della villa Verde. Prima non era una eccellenza a livello regionale, mentre ora tante sono le vite salvate con le operazioni effet­tuate in quella clinica per il cui personale ho ottenuto garanzie anche quando sarà in fun­zione la nuova struttura ospedaliera.

La situazione ambientale sarà aggravata dalle perforazioni programmate dall’Eni in Mar Grande, lei cosa ci dice a tal proposito?
Trenta giorni fa, in risposta ad una mia lettera dove richiedevo informazioni a riguardo; dalla regione mi hanno assicurato che l’Eni non ha i permessi, ufficialmente risulta una doman­da vecchia di anni che l’Eni a aggiornato rimpicciolendo i confini dell’area entro cui trivella­re per l’estrazione del petrolio, ma fino a 30 giorni fa non c’è stata alcuna autorizzazione.

A settembre, nel quartiere Solito è partita la raccolta differenziata porta a porta, si fermerà lì?
Nei giorni scorsi sono andato in Regione con un gruppo di disoccupati ed abbiamo otte­nuto sovvenzionamenti per un anno, per estendere la raccolta della differenziata porta a porta all’intera città. Potremo mettere in funzione le strutture già esistenti per la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti, compreremo dei nuovi macchinari per la compattazione in breve tempo, riusciremo a smaltire i rifiuti indipendentemente dall’inceneritore privato, riuscendo quindi a risparmiare i soldi dei contribuenti a tutto vantaggio dell’ambiente.

Sindaco, il teatro?
Mesi fa sono andato a Piacenza per vedere come sono organizzati. Hanno un teatro im­portante con una orchestra giovanile diretta dal maestro Riccardo Muti, malgrado questo non riescono a mantenersi con gli aiuti degli enti provinciali e regionali ma possono conta­re sul sostegno economico dei privati. La situazione di Taranto è più critica, la struttura esi­stente, il Fusco necessita di lavori di ristrutturazione ed il comune soldi non ne ha; per questo parlando con l’assessore ed architetto D’Ippolito abbiamo pensato di unire ai lavori del teatro quelli per la costruzione del parcheggio vicino presso i sotterranei della rotonda di lungomare. Il guadagno garantito dal parcheggio macchine attirerà capitale privato da investire anche nella ristrutturazione del Fusco, la partecipazione dei privati assicurerà al teatro una rendita minima per le stagioni future, e finalmente torneremo ad avere stagioni teatrali ricche ed interessanti.

A proposito della classe imprenditoriale, non crede che urge un ricambio generazio­nale?
Il ricambio generazionale è fondamentale in tutti i campi.
Quando è possibile cerco di favorire l’occupazione dei giovani, per esempio negli enti pub­blici come l’Amat dove ho nominato alla dirigenza una ricercatrice che ha 28 anni. Il futuro è nel turn-over delle generazioni.
L’imprenditoria tarantina si deve organizzare meglio ma c’è. Ora, con l’istituzione della zona franca si aprono possibilità di sviluppo interessanti, ma dobbiamo essere pronti ad accogliere anche imprenditori forestieri, dobbiamo confrontarci ed imparare da loro per mi­gliorare la qualità delle nostre offerte.

L’isola vecchia come si ristruttura?
Abbiamo un progetto Lising in costruendo, ovvero delle proprietà comunale, una banca che finanzia il progetto di un imprenditore. Se il progetto è interessante per il comune, fac­ciamo un accordo, il comune paga un affitto per 30 anni e poi ritorna proprietario dello sta­bile ristrutturato. Il lising lo paghiamo con i soldi risparmiati sull’affitto che, attualmente, pa­ghiamo gli uffici pubblici aperti in edifici privati Oppure lasceremo metà palazzina all’im­prenditore che la ristrutturerà tutta e comunque otterremo un vantaggio economico, ben sapendo che non potremmo fare noi nessun lavoro perché il dissesto comunale non solo ha prosciugato le casse comunali ma ha lasciato molti creditori che, per legge, devono es­sere pagati prima di qualunque altro investimento da parte nostra. La gente che risiede abusivamente nei locali di città vecchia sarà valutata ed ufficializzata permettendo loro di pagare affitto e bollette tramite prestazioni lavorative in piccole cooperative.

Il futuro della città legato indissolubilmente alla questione occupazionale. Uscire dall’emergenza significa anche dare risposte certe ai bisogni primari.
La mia attenzione è particolarmente rivolta verso le esigenze lavorative e di sviluppo. Ho parlato della costruzione della metropolitana sopraelevata, dei dragaggi del porto, della zona franca, della costruzione del San Raffaele, della ristrutturazione della città vecchia. Queste sono più che speranze, sono la dimostrazione del mio impegno e del mio rispetto verso la città e verso la dignità dei miei concittadini.

Tributo d’amore alla città patria

“Oebaluam Arcem tarentinam dixit”, ovvero i poeti greci si riferiscono a Taranto con l’appel­lativo di Rocca Ebalia, dal nome della regione dove sorgeva Sparta (gli stessi spartani sono indicati come ebalidi).
La rocca sorge sul terreno dirupato e scosceso, sullo scoglio, la punta da cui tuffarsi nel mare, l’ultimo avamposto della terra ferma ed, il primo approdo dopo il naufragio.
Questo è il luogo che noi, discendenti, chiamiamo Taranto vecchia, la fortezza dove si ar­rampicano le brame dei conquistatori, dove si sovrappongono le ombre dei millenni, dove i sassi testimoniano leggende dimenticate o rimosse dalla volubilità degli uomini, dove il tramonto del sole è così spettacolare da incantare perfino gli eroi come Ercole, per indurli al desiderio del piacere dei sensi.
La venerazione ed il culto di Ercole è garantita dalla presenza de “il colosso del nume (che) doveva anzi essere collocato nel punto più elevato dell’Acropoli, fra le attuali piazzet­te san Francesco e san Costantino,(m.12,50 sul livello del mare) perché le navi che giun­gevano in porto, o ne uscivano, potessero vederlo da lontano”.
Nella ricostruzione di Egidio Baffi, storico e storiografo tarantino, non ci sono fratture irri­mediabili, fossi insuperabili e speranze irreparabilmente perse, ricordi e contingenza sono un racconto unico e continuo, spesso le storie hanno la stessa voce oltre ai tratti somatici comuni, un eterno presente in progressione forse non rispondente alla rigidità degli schemi scienti­fici di un’archeologia strenuamente rigorosa e “polverosamente” erudita, il nostro autore ama la nostra città, pertanto non pretende di spiegarla alla ragione di turisti di pas­saggio, il cronista vuole assaporarne appieno la vita e condividere, con noi, il gusto di tale banchetto.
Forse proprio i fasti, specificatamente nel periodo ellenistico, fra vini prelibati e profumi inebrianti emanati dai fiori delle corone con cui le belle tarantine si ornano il capo, forse il lusso di monili raffinati ed eleganti come non se n’erano mai visti prima, o forse l’invidia per la potenza sul mare… Orazio stigmatizza in un celebre verso: “molle imbelle tarentum”, come se la regina dei due mari non sappia nuotare ed indugi sulla riva preferendo la dis­solutezza e il delirio delle baccanti all’austera navigazione in mare romano. No, l’innamora­to della sua città non accetta di vederla ridotta a luogo comune del disprezzo dei vincitori sui vinti; un verso che deve essere accuratamente studiato ed interpretato, un argomento che mina il carattere dei concittadini per annientarne l’orgoglio dopo averne distrutto le di­fese murarie e saccheggiato le case ed i templi.
L’offesa dei conquistatori stra­nieri grava sul cielo di Taras, sul cielo dell’intellettuale che op­pone un’appassionata difesa contro a calunnia inaugurata dal poeta latino, la strenua dife­sa nel libello intitolato proprio come il verso incriminato.
Il valore di quest’opera è quello di materializzare e fissare su carta la dedizione, il trasporto amoroso, il rispetto del cives verso i luoghi della sua infanzia, sentimenti che lo hanno en­tusiasmato rendendolo instancabile nella ricerca della verità storica. Il suo interesse non si limita all’archeologia, alla topografia, alla storiografia, egli analizza, anche, il linguaggio dentro e fuori i confini presunti della capitale magno-greca; uno studio complesso non per far bella mostra del proprio sapere ma, più modestamente, per soddisfare il bisogno di ab­bracciare la propria amata patria.
A questo proposito, un altro illustre tarantino, Giacinto Spagnoletti, ha scritto: “Questo solo Baffi chiedeva alle sue ore migliori: di discutere della sua città, della posizione delle anti­che ville romane, di templi, delle leggende medioevali, con chiunque mostrasse desiderio o curiosità in siffatti argomenti”.
In questi giorni grigi e soffocanti, in troppi invocano l’ab­bandono di questa città tradita e deturpata dal disincanto, spesso ostentato, dei suoi stessi figli, ma questo vociare nebulo­so scosso da tuoni spaventosi di capi improvvisati, queste correnti umide mi raggelano così traggo grande beneficio (e non consolazione) nel leggere tra le righe dell’illustre Baffi, una dichiarazione accorata per la mia città.