Qualche giorno fa, mi è capitato fra le mani un libro: La città delle nuvole, di Carlo Vulpio; un’inchiesta dedicata ai bambini di Taranto, a quei bambini che, il fantomatico Skanderbeg ha invitato a Chernobyl, garantendo loro un soggiorno salutare, sicuramente più salutare di quanto Taranto possa offrirgli adesso.
Il giornalista del Corriere della sera tratta, con estrema chiarezza, un problema serio che “investe” ed “atterra” la nostra salute ed ipoteca drammaticamente quella de nostri figli.
La gravità dei fatti esposti lascia senza parole, per questo ne voglio parlare attraverso la parodia, un antico esercizio per combattere la rassegnazione del silenzio.
Taranto, una città mitica che si affaccia sul mare e da questo riceve afa e nuvole informi spinte dal vento di scirocco verso terra. In un giorno sudato di ottobre il viaggiatore, protagonista di questa storia, camminando nelle campagne subito fuori città s’imbatte in una massa di pecore costrette a salire su furgoni perché destinate al macello, tutte senza distinzioni di età o di pelo. Le pecore non sono stupide, non seguono il leader ma tentano di prendere strade differenti, s’impuntano, belano ma alla fine cedono con gli occhi bassi e lucidi. Forse gli occhi appannati sono quelli dell’osservatore perché i furgoni non sono pieni di bestiame ma di operai che vanno all’Ilva a lavorare. Cosa è successo? È cambiato il vento! Ora spira un fresco vento di tramontana con nuvole uniformi e cariche di diossina . La diossina è l’emissione d’aria respirata dal drago chiamato Ilva, un signor drago, enorme potente e sempre sveglio per mangiare l’acciaio che i suoi operai gli portano. Sì, i suoi operai perché è il drago che forgia i suoi uomini dalle pecore parassite che vivono a spese di campi incolti, ad operai che lavorano per garantirsi una morte onorevole fra leucemie e tumori.
Il cibo ferroso è accumulato nei parchi ecologici all’interno della cinta muraria del castello, in un giorno ordinario carico di nuvole omogenee il nostro curiosone s’intrattiene a conversare con le collinette di polvere ferrosa, animate, pronte a librarsi in aria e danzare oltre i confini della reggia, per portare la buona novella dell’incantesimo del drago, anche, ad altre specie di bestiame che, ancora, vivono in cattività nei boschi limitrofi.
Tuttavia, i guardiani del drago sono preoccupati perché il drago non respira al massimo delle sue potenzialità per cui decidono di scrivere alla Procura della Repubblica chiedendo un “aiutino” statale o mondiale… cosa fare per incrementare i respiri del drago?
“Altissima, eccellentissima, magnificentissima procura suprema,
il drago Ilva è meridionale, onde per cui è indolente e non esaurisce le nostre aspettative, non produce abbastanza diossina da conquistare tutto l’Universo. Ci rivolgiamo a lei affinché possa studiare l’ incentivo più idoneo, tramite cui sollecitare il drago siderurgico ad impegnarsi, spasmodicamente, nel rilascio di: diossina, mercurio, arsenico, piombo, benzoapirene, policlorobifenili ed idrocarburi policiclici aromatici con un assaggio di polonio 210.
Ci affidiamo al vostro cuore, certi che non ci lascerete soli ma, sarete risoluti nell’affiancarci (al più presto) nel comune cammino verso la fine del mondo!”
Infatti Taranto è il principato di Diossinia, che a sua volta è nella repubblica d’Italia che è in Europa che è parte della Terra che è parte dell’Universo; presto queste differenze saranno cancellate; ci sarà , solo, Diossinia con Taranto capitale.
A pagina 110 Vulppio scrive: “Oggi, invece, i tarantini maledicono il giorno in cui applaudirono un’illusione.” Maledizione non scaccia maledizione… che vogliamo fare?
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