Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

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Un segno di Giustizia

  “Il segno delle idee” è la pagina su cui traccio il segno delle mie riflessioni, delle mie emozioni e delle domande che “mi sorgono spontanee” dopo aver preso atto di fatti bizzarri e stupefacenti (quasi sempre in negativo). Con l’ironia del Pianeta Follia cerco di parlare, o almeno sfiorare, le notizie da brivido che arrivano dall’attualità, ma… finalmente oggi posso sorridere su un atto di giustizia compiuto a Torino, a coronamento di un processo scaturito da un “incidente di lavoro” che continua a sconvolgermi ogni volta che lo ricordo. Read More…

Follia in Libia

 

Che vittoria sarebbe quella ottenuta sparando sui cittadini che si vorrebbe “guidare”?

In Libia, a Tripoli, l’aviazione bombarda i manifestanti. Queste cose le ho lette sui libri di storia ma, pensavo fossero immagini seppellite dalla polvere e dalle rovine del tempo.

Sparano sulla popolazione che, poi, dovrebbe ringraziarli e fidarsi, e affidarsi al comando di ciechi assassini la cui anima sta già bruciando all’inferno.

La resa del Pianeta Follia

  

Qui sul Pianeta Follia, siamo avviliti e frustrati… ma anche esterrefatti, non arriveremo mai alle vette di pazzia a cui riuscite ad arrivare voi umani.

Inutile raccontare storie. Noi siamo tutti matti ma basta uno di voi matto per sbaragliarci tutti insieme. Qui ognuno ha le sue pertinenze, così i ladri rubano anche i reati ma non inducono anche altri a farlo, i maniaci di sesso inventano le situazioni più strane per appagare i propri appetiti ma non lo decretano per legge, gli imbroglioni tolgono anche le mutande alle proprie vittime ma poi non le usano per la pubblicità. Dilettanti, siamo dilettanti. Bastano uno o due dei vostri campioni per ridurre le nostre speranze in ingenue velleità di bambini viziati da mamme troppo premurose. Dobbiamo ammettere che il nostro desiderio di stravaganza è poca cosa rispetto al delirio di onnipotenza di alcuni fra voi.

Follia pura

Folli sono sempre state quelle persone divergenti, oltre il limite della stravaganza, eccessi­vamente anticonformiste, inebriate dalla gioia del vivere sopra le righe delle convenzioni civili, in un delirio continuo fra trasgressione dei divieti e creazione di nuovi mondi in cui ri­fugiarsi dopo l’evasione dalla banalità.
La dotta follia, quella a cui Erasmo da Rotterdam dà voce (in: Elogio della follia) per ironiz­zare e criticare i dogmi, pesanti quanto ipocriti, con cui gli ignoranti venivano “preservati” nella loro povertà carica di superstizione.
La follia come un mondo alternativo, dove ogni Don Chiciotte può combattere i propri muli­ni a vento, isolato nella sua utopia personale, dove la massa popolare non deve seguirlo.
For­se, quest’esempio sembra troppo romanzesco, il racconto auto-referenziale di una éli­te, artisti ed intellettuali che, come Tommaso Campanella, si fingono matti per non cedere alle assurdità imposte dai potenti di turno.
La Storia della follia di Michel Foucault, invece, è la precisa ricostruzione storica delle terri­bili vicende di una umanità dolente, contro cui si è scatena­ta una repressione durissima dal medioevo all’ottocento, perché, come spiega l’autore la follia da stato di grazia (dato dal contatto con gli dei) diviene l’oltraggio al potere religioso e regale, l’affronto causato dal suo sconvolgere valori e razionalità pubblica; a sostegno di questa verità, l’archeologo dei saperi, addita alcuni innocenti detenuti nella Bastiglia (Parigi) rei d’essere diversi da Dio e dagli altri uomini.
Per il filosofo francese, importante è capire che, dopo il mille, gli stolti diventano dannati e dunque furiosi, cioè sono considerati uomini pericolosi, che scelgono di alienarsi dalla real­tà per non voler sopportare le responsabilità implicate dalle regole fondanti la civiltà uma­na; anime irrequiete e suicide, votate al tradimento quanto al piacere lussurioso.
Anzi, questi esseri immondi sono equiparati alle belve feroci, tanto che, nella Francia del XVIII sec. troviamo conventi francescani dove ”gli educatori” cercano di restituire comple­tamente i degenerati al loro stato bestiale, per poi tentare di ammaestrarli, successivamen­te, come animali domestici.
Comunque, fino al XIX sec. sono i religiosi a prendersi cura dei corpi e delle anime di que­sti infelici, così l’ordine religioso di Bons Eilsfonda nel 1602 fonda la Charité a Parigi e nel 1645 la Charité di Sémils considerate i migliori asili per rabbiosi di Francia.
Sia per l’aristocrazia nobile e sia per la borghesia rampante: i folli, qualunque cosa essi siano, vanno tenuti lontani, anche dalla famiglia, soprattutto se povera poiché non potreb­be garantire la sicurezza, non del malato ma, della società.
Foucault scrive ne La nascita della clinica che, l’allontanamento dalla famiglia a favore dell’internamento in ospedale è una aberrazione, una “malattia della malattia” nessun af­fetto è consentito verso questi mostruosi scherzi della natura.
Spesso, avere uno di questi esemplari nell’albero genealogico equivale ad una nota nega­tiva ed infamante, così da mandare il “disonorante” il più lontano possibile dalla casa d’ori­gine, per cercare di cancellarne ogni segno fisico oltre alla memoria.
Fino alla nascita del manicomio moderno nel XVIII sec., gli asili per l’internamento dei folli sono posti ai margini della provincia o nei sobborghi della città, questo per evitare che le urla disperate dei reclusi potessero giungere ed invadere il mondo dei normali, costringen­do quest’ultimi a prendere coscienza dello strazio di corpi martoriati, anche, con la frusta, ricoperti d’insulti e di stracci sporchi.
Il professore di Parigi, riconosce che, nell’epoca contemporanea, la medicina è notevol­mente progredita e che questa ricostruzione storica ci serve per capire alcuni tabù e alcuni preconcetti che, tutt’oggi, gravano sulla civiltà occidentale favorendone la corsa verso il declino.
Questo è quello che il nostro saggista ha imparato dal filosofo Friederich Nietzsche, il qua­le però, nell’epilogo de La gaia scienza, lascia la parola agli spiriti liberi che saltando e ri­dendo come folletti maliziosi e giulivi dicono: “Non ne possiamo più, basta, finiscila con questa musica nera come i corvi. [...] Ci fu mai un’ora migliore per essere lieti? Chi ci can­terà una canzone, una canzone mattutina così assolata, così lieve, così aerea che non im­paura i grilli – che i grilli anzi invita a cantare e ballare insieme?”.
Vogliamo unirci al coro allegro che va incontro al deserto? Senza smaniare dietro al mirag­gio dell’oasi felice, impegniamoci a non demonizzare, mai più, tutti i diversi, allontanandoli da noi, aboliamo tutti i ghetti e tutte le barriere che ci condannano all’estinzione, come di­nosauri obsoleti.