EU Cookie Law

Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Archive for the 'Citazioni' Category (985)

Citazione. Rayuela. Il gioco del mondo. By Cortàzar

Tocco la tua bocca, con un dito tocco l’orlo della tua bocca, la sto disegnando come se uscisse dalle mie mani, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e rincominciare, ogni volta faccio nascere la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna in volto, una bocca scelta fra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo volto, e che per un caso che non cerco di capire coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti disegna.

Mi guardi, mi guardi da vicino, ogni volta più vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta più da vicino e gli occhi ingrandiscono, si avvicinano tra loro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano…

Favola 1954, scritta da Dino Buzzati

Questa della piccola Maria Rosa Garroni, è una favola dei nostri tempi. Una volta, quando Berta filava, era la figlia del re che non rideva mai e si consumava di tristezza, né c’era medicina che servisse, né giochi, né scherzi di buffoni. Adesso è una bambina che ha pelle di colore blu, livide occhiaie, dita fragili cche sembrano sporched’inchiostro, e più passano i giorni e più intristisce.

Read More…

Don Chiotte by Nazim Hiknet

Il cavaliere dell’eterna gioventù
seguì, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c’era il mondo
coi suoi giganti assurdi e abietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.

Read More…

Il capolavoro


La Noia, annoiata a morte di essere morta, si era annoiata di stare ferma. Disgustata che al suo funerale c’erano soltanto persone noiose, decise di liberarsi della lastra di pietra che gravava sul suo corpo, alzò la mano e spinse. La lastra urlò di lasciarla in pace ma la Noia spinse più forte e la lastra ruzzolò giù per il pendio che portava alla sala mortuaria. La Noia uscì dalla tomba, si stiracchiò, si guardò intorno ma non vide che fiori cupi e tristi. Decise di dipingere un quadro, era un’artista nata ma il destino le aveva concesso solo giorni e giorni monotoni e scialbi. Accanto alla sua tomba, per terra, fra molte ossa sparpagliate perdute dai proprietari distratti, trovò un grande rotolo di tela caprina smarrito da nostalgici venditori di roba usata, che le avrebbe fatto comodo per il suo progetto artistico. Raccattò anche delle asticelle di legno, e da provetta falegname compose una grande tela dove avrebbe dipinto il suo capolavoro. Si avviò per una strada sconnessa si lavava con l’acqua che sorgeva da una polla abbandonata.

Le occorrevano pennelli e colori per attuare il suo disegno. Suonò alla porta del supermercato lì vicino, accolta sorridente da un buon venditore. Scavalcò la soglia ingombra da contenitori di cibi scaduti ed entrò nel vasto e illuminato mercato. Comprò subito una bambola abbigliata con una mantella colorata lavorata ai ferri che tanto le piacque, poi acquistò tubetti di dentifricio bianco, di salsa di pomodoro, di senape gialla e varie creme colorate per la pulizia delle scarpe, ed altro ancorache avrebbe utilizzato come duraturi colori. Rubò un mazzo di pennelli di setola finta e una gomma per cancellare e, felice, tornò fra le tombe per eseguire il suo grande quadro che doveva essere unico e irripetibile.
Un gruppo di defunti in vacanza si fermò ad ammirare la Noia che lavorava al suo quadro, rimanendo estatici in contemplazione e, quando la Noia sfondò con un gran pugno la tela appena iniziata urlando No! Voi non dovete guardare il mio capolavoro! Siete troppo retrò!, fuggirono spaventati. Nostalgici dell’arte classica, tornarono a rifugiarsi nelle loro celle mortuarie cantando cori esaltanti i veri artisti, per poi riaddormentarsi a mani incrociate per meritato riposo. E il grottesco tutto osservava.
Tratto da ”Silvio ed altri”, scritto da Miriam Pierri.
Questo racconto vivace, imprevedibile e ricco di fantasia, è poco più di una pagina all’interno di “Silvio ed altri”, una storia breve e spumeggiante che colora il cielo che le passa sopra con lo sguardo. In tempi grigi, monotoni e piatti come quelli che stiamo vivendo questo scritto è una fresca ventata profumata di aria ossigenata. Il libretto mi è stato regalato dal fratello di Miriam Pierri (l’autrice) che mi ha piacevolmente sorpreso con una breve nota sul testo e l’autrice confermando tutte le belle sensazioni che l’artista è brillantemente riuscita a provocare in me.
“Carissima Lucia, ti ringrazio molto dell’entusiasmo della tua lettura dello “Scherzo”. Perché “Scherzo”?, mi chiedi. Come ti ho accennato, mia sorella, che allegramente e vivacemente va avanti nei suoi numerosi anni (92) senza mai lasciare il letto e senza mai lasciare di scrivere – anzi ora forse più attiva che nel passato – nello scrivere 
Silvio e altri
  si è abbandonata ad una fresca libertà di fantasia, quasi abbia scherzato con se stessa nel voler scrivere un pezzo allegro, strutturalmente semplice, che narrasse a lei stessa che la vita è dinamica pur nella fissità del corpo. Ed effettivamente pensava fosse strana quella sua fantasia, quasi un gioco rilassante della mente, una cosa personale, intima, da tenere per sé sola. Ma è stata contentissima di vedere il suo racconto trai piccoli quaderni de 
Gli Amici
, perché straordinario, altro che innocente gioco della mente! Quel terremoto che sconvolge la casa e dà vita agli oggetti inanimati con la vecchia casa spazzata via e l’uomo, dimentico degli impedimenti del corpo, che intraprende un viaggio irto d’ostacoli verso il proprio futuro, forse un ritorno alla sua origine primitiva. Ma, se vogliamo, quell’uomo non è il personaggio principale del racconto. Lo è invece il gatto che lo accompagna, e che dà il titolo al racconto, col suo silenzioso carattere sornione, indifferente alle difficoltà della vita. Le trascura beatamente, senza curarsene, intento a trastullarsi quando gli pare e sparpaglia nel buio i riflessi della luna nelle pozzanghere. E’ lui che sa come vivere e che cammina davanti all’uomo Ulisse nel ritorno a casa.”
Miriam Pierri, dal 1986, ha pubblicato circa ventidue raccolte di poesie fra cui :
Chernobyl, Orecchio di corallo, la generazione elettronica,L’Oltre, Anumana. Inoltre il romanzo psicoanalitico “Ricordo primo (Genesis editrice), e in seguito “Il diario di Ada”, “La parola e l’ascolto” e la raccolta di liriche e corrispondenze epistolari Lettere a Miriam”,il testo teatrale “La casa dove nacqui”, “Dieci parabole per autore”, “Il monastero delle 13 celle”.
Ha ricevuto anche premi e riconoscimenti vari per la pittura. Insomma un mondo si spalanca vivace ed esuberante dietro il vetro di una finestra accecante per il riflesso di un raggio solare al tramonto.
Read More…

Libro, libro del mio reame

Quell’uomo riservava delle sorprese. Seduto con le dita incrociate come un personaggio di ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE, non lasciò trapelare cosa gli passasse per la testa: così Sua Maestà, leggendo la su autobiografia, fu piacevolmente sorpresa nello scoprire che, molto tempo dopo, Foster aveva dichiarato che se la regina fosse stata un ragazzo si sarebbe innamorato di lei.
Naturalmente Foster non avrebbe potuto dirglielo di persona, questo la regina lo capiva, ma più leggeva più le dispiaceva intimidire tanto le persone; le sarebbe piaciuto che gli scrittori, in particolare, avessero il coraggio di dirle quello che poi avrebbero scritto. Stava anche scoprendo che un libro tira l’altro: ovunque si voltava si aprivano nuove porte e le giornate erano sempre troppo corte per leggere quanto avrebbe voluto. Ma era dispiaciuta e anche mortificata, al pensiero di tutte le occasioni che si era lasciata sfuggire. Read More…

Aurora sul mare


Alcuni giorni esibiscono una calma che è più il frutto di stanchezza che di tranquillità. Giorni durante i quali la superficie del mare è piatta e il vento è un soffio lieve non capace di spostare pensieri e sudore. Se il colore del mare è più scuro del solito, allora bisogna temere le correnti sottomarine che agitano erbe e sabbia. In questi giorni mi sento così, una debolezza che mi fa apparire calma mentre correnti interne agitano i miei sogni.
Per questo avevo deciso di non mettere in acqua la mia barchetta rischiando una lotta immane controcorrente senza ricavarne nemmeno una sardina, ma, non provarci alimenta la mia stanchezza rendendo il giorno uguale alla notte insonne già trascorsa. Nel mezzo di questi pensieri deboli arrivano le voci di amici che mi ripetono uno degli aforismi più belli di “Aurora” scritto da F. Nietzsche e allora, prima d’accorgermene, la mia barchetta ha preso il largo… Read More…

L’avventura di un lettore

Da tempo Amedeo tendeva a ridurre al minimo la sua partecipazione alla vita attiva. Non che egli non amasse l’’azione, anzi dell’amore per l’azione erano nutriti tutto il suo carattere e i suoi gusti; eppure, d’anno in ano, la smania di esser lui a fare scemava, scemava, tanto da chiedersi se lui questa smania l’avesse mai avuta davvero. L’interesse all’azione sopravviveva però nel piacere di leggere; la sua passione erano le narrazioni di fatti, le storie, l’intreccio delle vicende umane. Romanzi dell’Ottocento, prima di tutto, ma anche memorie e biografie; e via via fino ad arrivare ai gialli e alla fantascienza, che non disdegnava ma gli davano minor soddisfazione anche perché erano libretti brevi: Amedeo amava i grossi tomi e metteva nell’affrontarli il piacere fisico dell’affrontare una grossa fatica. Soppesarli in mano, fitti, spessi, tarchiati, considerare con un po’ di apprensione il numero delle pagine, l’ampiezza dei capitoli; poi entrarci dentro: un po’ riluttando al inizio, senza voglia di vincere la prima fatica di tener a mente i nomi di cogliere il filo della storia; poi affidandosi, correndo per le righe, attraversando il graticcio della pagina uniforme, e di là dai caratteri di piombo ecco apparve la fiamma e il fuoco della battaglia e la palla che fischiando per il cielo s’abbatteva ai piedi del principe Andrej, ecco il negozio gremito di stampe, di statue e con il batticuore Fredéric Moreau faceva il suo ingresso dagli Arnoux. Oltre la superficie delle pagine si entrava in un mondo dove la vita era più vita che di qua, da questa parte: come la superficie del mare che ci divide da quel mondo Read More…

Scrivere un curriculum


Scritta da: Wislawa Szymborska
Che cos’e’ necessario?
E’ necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e’ vissuto
e’ bene che il curriculum sia breve.
E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu’ chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perche’.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi. Read More…

Democrazia e convivenza. M. Bovero, 2009

bovero
Mi auguro risulti intuitivo: non ogni consenso popolare è un consenso democratico. È fallace sostenere che tutto ciò che è gradito ai più (una decisione, un governo, un leader ecc.) è “democratico”.
L’identificazione acritica tra consenso popolare e democrazia impedisce di vedere persino ciò che dovrebbe essere evidente e cioè che l’adesione del popolo (demo) al potere (crazia) di un autocrate non istituisce affatto una demo-crazia, un potere DEL popolo, in alcun senso plausibile, quand’anche tale adesione si manifestasse come un plebiscito (paradossale) “plebiscito di tutti i giorni”.
La cosiddetta “democrazia plebiscitaria” è in realtà una forma di “servitù volontaria”.
Ho parlato di “condizioni” della democrazia in senso logico. [La parola Democrazia indica, come forse direbbero i logici, un “mondo sociale possibile”, ovvero una delle configurazioni che può assumere l’organizzazione della convivenza.] Read More…

Carlo Levi scrive all’editore Einaudi

Lucania_61_di_Carlo_Levi_1
Carissimo Giulio,
Il mio libro “Cristo si è fermato ad Eboli” comincia, tu lo sai, con le parole: “Sono passati molti anni, pieni di guerra, e di quello che si usa chiamare la Storia”. Ora, di nuovo molti anni sono passati, di guerra e di storia, e di mutamenti delle cosee degli uomini, anni così gremiti e densi e rinnovatori che non possono descriversi per numeri, perché ogni loro momento vivo è stato, come avviene delle cose reali, eterno. Read More…