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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Archive for the 'Citazioni' Category (985)

Disorso sulla schiavitù volontaria. De La Boetie, 1576

Si racconta che i pirati della Cilicia si raccolsero una volta in così gran numero che si rese necessario mandare contro di loro Pompeo il grande; non solo, ma riuscirono perfino a trascinare nella loro alleanza molte città tra le più belle e popolose; nei loro porti trovavano rifugio dopo le varie scorribande e come ricompensa vi lasciavano una parte del bottino che quelle città si erano impegnate a custodire.

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Gli incontri di una lumaca avventurosa

I grandi poeti non hanno bisogno di motivi per essere letti. Un lettore apre un libro quando ha voglia di leggere, di uscire dal proprio mondo… ma i grandi autori vanno letti per sentire cosa hanno da dire qualunque sia l’argomento di cui scrivono. Certamente non tutti sono grandi, anzi bisognerebbe capire bene chi lo sia e secondo chi e quando. Allora dirò che da quando ho letto diverse poesie di Garcia Lorca, l’ho collocato tra i grandi, grandissimi del mio cielo personale. Da allora quando mi capita sotto gli occhi qualcosa scritta da lui, la leggo, voglia o non voglia è un “imperativo categorico”.

Naturalmente ci sono versi che mi colpiscono più di altri, atmosfere che mi coinvolgono maggiormente e situazioni che capisco meglio di altre. Ci sono anche canti che mi commuovono senza avere rapporti diretti con me e altri che sembrano parlare di me senza saperlo. Di seguito vi propongo un poema,uno scritto lungo per noi gente distratta del 2019, anche questo ha a che fare con “Gli incontri di una lumaca avventurosa”. (di Garcia Lorca).

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Detective smarriti

Il bello della letteratura è incontrare mondi sconosciuti che nemmeno avresti cercato e tuffartici dentro affascinato dal loro richiamo. Mi spiego meglio: qualche mese fa ho letto un parere interessante su un libro di Roberto Bolano, ho comprato il libro ma nel leggerlo ho capito che non era per me, almeno in quel momento. Dopo qualche settimana, sfogliando una raccolta di poesie di autori vari, mi è caduto l’occhio sul nome di Bolano. Mi sono detta “Sarà come per il romanzo?” scettica ho letto la poesia e poi altre dello stesso autore. L’ho appuntata e, ora, vorrei proporvela sperando che confermi anche in voi, la voglia di non fermarvi mai di leggere, anche quel che non conosciamo o non ci convince può aprirci un pezzo di cielo personale…

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Citazione: Emily Dickinson

Come occhi che videro deserti

né credono più a nulla

che non sia il vuoto e l’ampia solitudine

variata solo dalla notte,

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Noir di Puglia

Dopo tanta nebbia, a Bari fu da subito tutta un’altra aria. Appena scesa dal Frecciabianca, perfino il respiro si fece più Sereno, i colori più intensi, i contorni delle cose più netti. Aspirai l’odore della focaccia calda che arrivava dal panificio di via Carulli, e pensai che non poteva esserci benvenuto migliore.

Dopo tanta nebbia, Gabriella Genisi

“Atterrare al nuovo aeroporto di Taranto fu come atterrare su un altro pianeta. Nulla a che vedere con l’oscura e piovosa Milano, niente a che spartire con Le Havre e anche mille anni più avanti rispetto a Lecco. L’aereo atterrò verticalmente sull’isola di San Pietro.”

Saul Kiruna, requiem per un detective, Cosimo Argentina

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Numero Primo

Ebbe qualche dubbio sulla sua natura. Se aveva ringhiato doveva essere vero, impaurito. Se fosse stato artificiale forse avrebbe scodinzolato come un cane e avrebbe cercato compagnia. Si comportavano così, di solito, gli animali sintetici abbandonati, qualunque fosse la loro specie modello. Capitava di trovare delle tigri malinconiche, in cerca di affetto. O dei pinguini depressi. O magari dei cobra giocattoloni. Certo nessuno, di primo acchito, dava per scontato che fossero codificati per essere mansueti. Tutti scappavano, anche se notavano il tratto distintivo dell’animale sintetico: una coda, o criniera o striatura di diverso colore.

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Neruda e le impronte dell’olio sulle onde del mare

Nel 1959, Pablo Neruda pubblica la raccolte di poesie:”Navigazioni e ritorni”. Leggendola mi sono soffermata su “Ode alle acque del porto” perché mi ha riportato immagini di tanti porti visti e tutti con lo stesso “profumo” di acqua marcia. Tanto che mi sono chiesta ma in tutti questi anni nessun altro ha intuito che stavamo sporcando il mare e che questo avrebbe avuto conseguenze gravissime?

Improvvisamente sono tutti ecologisti e, in chiacchiere banali del tipo “come stai, cosa stai facendo in questo periodo” s’infiltrano parole moraleggianti che pretendono di pontificare sulla salute dei pani e dei pesci. Vi siete svegliati questa mattina? Signori le cose sono degenerate fino a questo punto perché sono anni che vanno male. Li vedi questi bei pensanti con aria superiore pronti a volermi convincere che sono la rovina del mondo perché non ripeto a memoria la loro filastrocca. Il problema c’è e ha le dimensioni di una catastrofe e sarei contenta se vi foste svegliati dal letargo dei mostri, temo però nella ennesima filastrocca da dimenticare passata l’estate e arrivato un nuovo motivetto per l’inverno. Per questo vi propongo l’ode di Neruda, non filastrocche ma poesia da sentirsi addosso.

ODE ALLE ACQUE DEL PORTO

Non altro galleggia nei porti

se non rottami di casse,

cappelli abbandonati

e frutta deceduta.

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Citazione. Rayuela. Il gioco del mondo. By Cortàzar

Tocco la tua bocca, con un dito tocco l’orlo della tua bocca, la sto disegnando come se uscisse dalle mie mani, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e rincominciare, ogni volta faccio nascere la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna in volto, una bocca scelta fra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo volto, e che per un caso che non cerco di capire coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti disegna.

Mi guardi, mi guardi da vicino, ogni volta più vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta più da vicino e gli occhi ingrandiscono, si avvicinano tra loro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano…

Favola 1954, scritta da Dino Buzzati

Questa della piccola Maria Rosa Garroni, è una favola dei nostri tempi. Una volta, quando Berta filava, era la figlia del re che non rideva mai e si consumava di tristezza, né c’era medicina che servisse, né giochi, né scherzi di buffoni. Adesso è una bambina che ha pelle di colore blu, livide occhiaie, dita fragili cche sembrano sporched’inchiostro, e più passano i giorni e più intristisce.

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Don Chiotte by Nazim Hiknet

Il cavaliere dell’eterna gioventù
seguì, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c’era il mondo
coi suoi giganti assurdi e abietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.

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