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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Archive for the 'Racconti' Category (3)

L’agenda

Sembra che la preoccupazione della peste abbia avvelenato la vita. Se sparisse quest’ncubo. Uno riesce: c’è una medicina sicura. E allora? Allora niente, tutto come prima, maledetta inquietudine. C’è la guerra. Girano lanzichenecchi intorno alla città, entrano talora, rubano, uccidono a loro completo piacimento. Ed è vivere questo? Ma dicono che sia venuto il conte l’Olan per trattare la pace, a condizioni dure, dicono. Il nemico vuole ottocento vergini tra le nobili del paese. Come far scomparire mia figlia?

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Caino, l’inizio del contagio…

In tempi tristi come questi, mentre la paura del contagio attanaglia e corrompe le menti, il bisogno di ironia, originalità e genialità si trasforma in grido lancinante. La mia voce è più ridicola che possente quindi mi affido alla lettura di un grande cantastorie siciliano e riporto qui di seguito l’inizio di un suo monologo teatrale che invito a leggere interamente, nelle stanze della propria inevitabile quarantena… “Autodifesa di Caino” scritta da Andrea Camilleri:

“Signori e signore della corte… oddio, che ho detto? Della corte? Scusate, ho avuto un lapsus… Ricomincio.

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Umberto Babilonia da Taranto

Umberto Babilonia è il ragazzino protagonista di “Legno verde”. Tutta la storia è narrata in prima persona ma, a lui non interessa essere il protagonista, “A me interessava che mi dovevano tenere fuori dalla faccenda”. Vuole farci vedere, attraverso i suoi occhi, la vita nel quartiere popolare di Taranto, quartiere Italia, dove è cresciuto negli anni ‘70. Una vita dura ma, a suo modo felice malgrado la violenza spicciola del Pino di turno, gli scappellotti dei don a scuola e quelli del padre fra le mura domestiche e non solo.

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Leggere una storia

Questa storia era già iniziata quando ho scoperto di essere uno dei personaggi che le stavano dando corpo reale. Realtà e fantasia, uomo e personaggio… nel racconto di carta non ci sono distinguo ma un unico spirito  che anima la realizzazione d’una intuizione, qualunque cosa essa sia. Stavo nuotando fra libri trovati, regalati, comprati e sparsi disordinatamente su tavolo, sedie e scaffali della libreria.  Nel silenzio soffocante mi sono accorta di un bisbiglio quasi accennato. Proveniva da due libri disposti uno su l’altro ma con gli angoli molto sporgenti, come se volessero andare in direzioni opposte. Intanto stavano fermi in punta alla sedia e se la prendevano comoda  riempiendo lo spazio col loro brusio da amanti segreti capitati casualmente vicini, infischiandosene della mia presenza. 
Conoscevo il loro linguaggio lei avevo messi sulla sedia dopo averli letti, con la loro stessa indifferenza mi avvicinai per carpirne il segreto. Il motivo di tanta audacia era il titolo di un volume non ancora aperto sul tavolo dalla copertina poco invitante, un romanzo piuttosto voluminoso ma non bellicoso, stampato con caratteri grandi da una caa editrice piccola. Il tomo non mi guardava neppure, aspettava che lo prendessi fra le mani e stava lì, tranquillo senza sgomitare, come un ragno aspetta che la mosca rimanga imbrigliata nella sua rete. C’è un ordine di arrivo delle letture e bisogna rispettarlo, così come bisogna impegnarsi a leggere fino all’ultima pagina con le antenne tese per recepire ogni segno sul foglio ma quando la tempesta irrompe nella stanza spazza via tutti gli orpelli superflui e l’unica maniera per uscirne indenni è assecondare la sua volontà e leggere l’unico superstite alla sua furia, l’unico racconto di cui si ode ancora la voce. Il ragno era rimasto nell’ombra e non immaginavo che sapesse ridere, lo imparai nell’aprire lo scrigno di parole in bella vista sul tavolo. Il contenuto era talmente avvincente da non permettermi di lasciarlo incustodito fuori dal mio cuore, né potetti chiuderlo col buio della notte sopraggiunta alle nostre spalle. I personaggi non mi somigliavano fin quando scoprii che avevano maschere e parrucche come attori sulla scena teatrale ma sotto c’erano voci a me familiari. Una aveva un timbro antipatico, sembrava registrata su un messaggio telefonico, che odio la mia voce registrata. La mia voce? Dunque il bisbiglio degli amanti era dovuto a me, personaggio fuori dal suo libro. Che ci facevo là fuori? Avevo dimenticato il mio cielo come un’anima che si rincarna? Forse, oppure non era quella la mia storia ma soltanto una storia per me. La storia che sto scrivendo è la mia storia e quanto io sia personaggio o autore, io non lo so. Io scrivo, intanto scrivo e magari qualcun altro scoprirà il suo personaggio imbrigliato fra le mie righe e vorrà portarlo fuori in una storia infinita.
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Come nel ventre di una madre. Recensione

Il libro si apre con un prologo, si abbassano le luci e arriva sulla ribalta scenica la voce di Nora, la protagonista: “Gradualmente le tenebre si diradarono cedendo spazio a una luce dorata e morbida che mi avvolse completamente, facendomi sentire sicura e protetta come nel grembo di una madre.

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2045, le avventure di Mimino

Nell’anno astrale 2045 Siderlandia festeggia la sua raggiunta posizione di “Società di fratellanza” dove i suoi cittadini sono tutti ugualmente disperati perché manca il lavoro, il pane, manca aria da respirare, la dignità di resistere alla disperazione violenta e manca pure la salute per scappare lontano. In quello che sarebbe stato “il giardino delle delizie” se Bosch avesse cercato una location per il suo trittico.

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La fabella delirante

Cari lettori c’è speranza per l’Umanità, nulla è perduto, come insegna la “fabella”. Si tratta di un osso del ginocchio quasi scomparso nell’uomo fino al 1800 d. C., dal secolo scorso si è registrato un aumento di presenze, gli uomini stanno ritrovando la fabella!

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Odisseo internauta

Odisseo naviga davanti allo schermo del computer mentre squilla il telefono. Il figlio Telemaco lo cerca allarmato dalla notizia che il padre è stato messo in pensione anticipata perché non aggiornato sulle nuove possibilità che la tecnologia e internet offrono. Telemaco lo cerca al fisso di casa, poi al mobile che il padre tiene sempre acceso e carico, infine teme sia successo qualcosa fra suicidio e distrazione. Odisseo vuole aggiornarsi subito per dimostrare di essere ancora utile, se non indispensabile, in ufficio. Odisseo sa che entro 10 ore sarà pubblicato l’annuncio per trovare il suo sostituto per cui inizia subito a “smanettare” accedendo alla posta elettronica che non usa e che è piena di avvisi dalla sua azienda alla banca.

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Disorso sulla schiavitù volontaria. De La Boetie, 1576

Si racconta che i pirati della Cilicia si raccolsero una volta in così gran numero che si rese necessario mandare contro di loro Pompeo il grande; non solo, ma riuscirono perfino a trascinare nella loro alleanza molte città tra le più belle e popolose; nei loro porti trovavano rifugio dopo le varie scorribande e come ricompensa vi lasciavano una parte del bottino che quelle città si erano impegnate a custodire.

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Gli incontri di una lumaca avventurosa

I grandi poeti non hanno bisogno di motivi per essere letti. Un lettore apre un libro quando ha voglia di leggere, di uscire dal proprio mondo… ma i grandi autori vanno letti per sentire cosa hanno da dire qualunque sia l’argomento di cui scrivono. Certamente non tutti sono grandi, anzi bisognerebbe capire bene chi lo sia e secondo chi e quando. Allora dirò che da quando ho letto diverse poesie di Garcia Lorca, l’ho collocato tra i grandi, grandissimi del mio cielo personale. Da allora quando mi capita sotto gli occhi qualcosa scritta da lui, la leggo, voglia o non voglia è un “imperativo categorico”.

Naturalmente ci sono versi che mi colpiscono più di altri, atmosfere che mi coinvolgono maggiormente e situazioni che capisco meglio di altre. Ci sono anche canti che mi commuovono senza avere rapporti diretti con me e altri che sembrano parlare di me senza saperlo. Di seguito vi propongo un poema,uno scritto lungo per noi gente distratta del 2019, anche questo ha a che fare con “Gli incontri di una lumaca avventurosa”. (di Garcia Lorca).

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