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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Archive for the 'Racconti' Category (3)

Citazione: Emily Dickinson

Come occhi che videro deserti

né credono più a nulla

che non sia il vuoto e l’ampia solitudine

variata solo dalla notte,

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Noir di Puglia

Dopo tanta nebbia, a Bari fu da subito tutta un’altra aria. Appena scesa dal Frecciabianca, perfino il respiro si fece più Sereno, i colori più intensi, i contorni delle cose più netti. Aspirai l’odore della focaccia calda che arrivava dal panificio di via Carulli, e pensai che non poteva esserci benvenuto migliore.

Dopo tanta nebbia, Gabriella Genisi

“Atterrare al nuovo aeroporto di Taranto fu come atterrare su un altro pianeta. Nulla a che vedere con l’oscura e piovosa Milano, niente a che spartire con Le Havre e anche mille anni più avanti rispetto a Lecco. L’aereo atterrò verticalmente sull’isola di San Pietro.”

Saul Kiruna, requiem per un detective, Cosimo Argentina

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Numero Primo

Ebbe qualche dubbio sulla sua natura. Se aveva ringhiato doveva essere vero, impaurito. Se fosse stato artificiale forse avrebbe scodinzolato come un cane e avrebbe cercato compagnia. Si comportavano così, di solito, gli animali sintetici abbandonati, qualunque fosse la loro specie modello. Capitava di trovare delle tigri malinconiche, in cerca di affetto. O dei pinguini depressi. O magari dei cobra giocattoloni. Certo nessuno, di primo acchito, dava per scontato che fossero codificati per essere mansueti. Tutti scappavano, anche se notavano il tratto distintivo dell’animale sintetico: una coda, o criniera o striatura di diverso colore.

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Figli di stelle aliene

Stelle aliene. Secondo Douglas Boubert, ricercatore del Magdalena college di Oxford , nella nostra “Via Lattea” ci sono almeno due stelle aliene, anzi probabilmente “le stelle più vecchie della via Lattea sono tutte provenienti da galassie precedenti”, ovvero se siamo figli delle stelle molti fra noi sono alieni. Le stelle aliene sono chimicamente diverse dalle nostre, la loro identificazione è stata resa possibile dallo spettroscopio, come spiega Anna Frebel, astronoma del Massachausetts institute of technology (MIT).

Fortunatamente, mister president Trump non ascolta gli scienziati e non crede nella scienza, altrimenti…

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Neruda e le impronte dell’olio sulle onde del mare

Nel 1959, Pablo Neruda pubblica la raccolte di poesie:”Navigazioni e ritorni”. Leggendola mi sono soffermata su “Ode alle acque del porto” perché mi ha riportato immagini di tanti porti visti e tutti con lo stesso “profumo” di acqua marcia. Tanto che mi sono chiesta ma in tutti questi anni nessun altro ha intuito che stavamo sporcando il mare e che questo avrebbe avuto conseguenze gravissime?

Improvvisamente sono tutti ecologisti e, in chiacchiere banali del tipo “come stai, cosa stai facendo in questo periodo” s’infiltrano parole moraleggianti che pretendono di pontificare sulla salute dei pani e dei pesci. Vi siete svegliati questa mattina? Signori le cose sono degenerate fino a questo punto perché sono anni che vanno male. Li vedi questi bei pensanti con aria superiore pronti a volermi convincere che sono la rovina del mondo perché non ripeto a memoria la loro filastrocca. Il problema c’è e ha le dimensioni di una catastrofe e sarei contenta se vi foste svegliati dal letargo dei mostri, temo però nella ennesima filastrocca da dimenticare passata l’estate e arrivato un nuovo motivetto per l’inverno. Per questo vi propongo l’ode di Neruda, non filastrocche ma poesia da sentirsi addosso.

ODE ALLE ACQUE DEL PORTO

Non altro galleggia nei porti

se non rottami di casse,

cappelli abbandonati

e frutta deceduta.

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Citazione. Rayuela. Il gioco del mondo. By Cortàzar

Tocco la tua bocca, con un dito tocco l’orlo della tua bocca, la sto disegnando come se uscisse dalle mie mani, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e rincominciare, ogni volta faccio nascere la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna in volto, una bocca scelta fra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo volto, e che per un caso che non cerco di capire coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti disegna.

Mi guardi, mi guardi da vicino, ogni volta più vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta più da vicino e gli occhi ingrandiscono, si avvicinano tra loro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano…

Favola 1954, scritta da Dino Buzzati

Questa della piccola Maria Rosa Garroni, è una favola dei nostri tempi. Una volta, quando Berta filava, era la figlia del re che non rideva mai e si consumava di tristezza, né c’era medicina che servisse, né giochi, né scherzi di buffoni. Adesso è una bambina che ha pelle di colore blu, livide occhiaie, dita fragili cche sembrano sporched’inchiostro, e più passano i giorni e più intristisce.

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Saul Kiruna non si arrende

Il protagonista di questo noir è Saul Kiruna, un detective vive a Milano e lavora a piccoli casi, per lo più infedeltà coniugale, scaramucce condominiali, detriti di vita sparpagliati ai bordi delle strade tra fango e sporcizia. Infatti la città in cui si muove il detective era una metropoli ricca e ben organizzata fino al 2026 quando un terremoto l’ha ridotta in macerie e 10 anni più tardi la troviamo misera mentre affonda nel fango dovuto alla pioggia incessante che batte e ribatte sulle pietre e sulle anime che la popolano.

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Don Chiotte by Nazim Hiknet

Il cavaliere dell’eterna gioventù
seguì, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c’era il mondo
coi suoi giganti assurdi e abietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.

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Il capolavoro


La Noia, annoiata a morte di essere morta, si era annoiata di stare ferma. Disgustata che al suo funerale c’erano soltanto persone noiose, decise di liberarsi della lastra di pietra che gravava sul suo corpo, alzò la mano e spinse. La lastra urlò di lasciarla in pace ma la Noia spinse più forte e la lastra ruzzolò giù per il pendio che portava alla sala mortuaria. La Noia uscì dalla tomba, si stiracchiò, si guardò intorno ma non vide che fiori cupi e tristi. Decise di dipingere un quadro, era un’artista nata ma il destino le aveva concesso solo giorni e giorni monotoni e scialbi. Accanto alla sua tomba, per terra, fra molte ossa sparpagliate perdute dai proprietari distratti, trovò un grande rotolo di tela caprina smarrito da nostalgici venditori di roba usata, che le avrebbe fatto comodo per il suo progetto artistico. Raccattò anche delle asticelle di legno, e da provetta falegname compose una grande tela dove avrebbe dipinto il suo capolavoro. Si avviò per una strada sconnessa si lavava con l’acqua che sorgeva da una polla abbandonata.

Le occorrevano pennelli e colori per attuare il suo disegno. Suonò alla porta del supermercato lì vicino, accolta sorridente da un buon venditore. Scavalcò la soglia ingombra da contenitori di cibi scaduti ed entrò nel vasto e illuminato mercato. Comprò subito una bambola abbigliata con una mantella colorata lavorata ai ferri che tanto le piacque, poi acquistò tubetti di dentifricio bianco, di salsa di pomodoro, di senape gialla e varie creme colorate per la pulizia delle scarpe, ed altro ancorache avrebbe utilizzato come duraturi colori. Rubò un mazzo di pennelli di setola finta e una gomma per cancellare e, felice, tornò fra le tombe per eseguire il suo grande quadro che doveva essere unico e irripetibile.
Un gruppo di defunti in vacanza si fermò ad ammirare la Noia che lavorava al suo quadro, rimanendo estatici in contemplazione e, quando la Noia sfondò con un gran pugno la tela appena iniziata urlando No! Voi non dovete guardare il mio capolavoro! Siete troppo retrò!, fuggirono spaventati. Nostalgici dell’arte classica, tornarono a rifugiarsi nelle loro celle mortuarie cantando cori esaltanti i veri artisti, per poi riaddormentarsi a mani incrociate per meritato riposo. E il grottesco tutto osservava.
Tratto da ”Silvio ed altri”, scritto da Miriam Pierri.
Questo racconto vivace, imprevedibile e ricco di fantasia, è poco più di una pagina all’interno di “Silvio ed altri”, una storia breve e spumeggiante che colora il cielo che le passa sopra con lo sguardo. In tempi grigi, monotoni e piatti come quelli che stiamo vivendo questo scritto è una fresca ventata profumata di aria ossigenata. Il libretto mi è stato regalato dal fratello di Miriam Pierri (l’autrice) che mi ha piacevolmente sorpreso con una breve nota sul testo e l’autrice confermando tutte le belle sensazioni che l’artista è brillantemente riuscita a provocare in me.
“Carissima Lucia, ti ringrazio molto dell’entusiasmo della tua lettura dello “Scherzo”. Perché “Scherzo”?, mi chiedi. Come ti ho accennato, mia sorella, che allegramente e vivacemente va avanti nei suoi numerosi anni (92) senza mai lasciare il letto e senza mai lasciare di scrivere – anzi ora forse più attiva che nel passato – nello scrivere 
Silvio e altri
  si è abbandonata ad una fresca libertà di fantasia, quasi abbia scherzato con se stessa nel voler scrivere un pezzo allegro, strutturalmente semplice, che narrasse a lei stessa che la vita è dinamica pur nella fissità del corpo. Ed effettivamente pensava fosse strana quella sua fantasia, quasi un gioco rilassante della mente, una cosa personale, intima, da tenere per sé sola. Ma è stata contentissima di vedere il suo racconto trai piccoli quaderni de 
Gli Amici
, perché straordinario, altro che innocente gioco della mente! Quel terremoto che sconvolge la casa e dà vita agli oggetti inanimati con la vecchia casa spazzata via e l’uomo, dimentico degli impedimenti del corpo, che intraprende un viaggio irto d’ostacoli verso il proprio futuro, forse un ritorno alla sua origine primitiva. Ma, se vogliamo, quell’uomo non è il personaggio principale del racconto. Lo è invece il gatto che lo accompagna, e che dà il titolo al racconto, col suo silenzioso carattere sornione, indifferente alle difficoltà della vita. Le trascura beatamente, senza curarsene, intento a trastullarsi quando gli pare e sparpaglia nel buio i riflessi della luna nelle pozzanghere. E’ lui che sa come vivere e che cammina davanti all’uomo Ulisse nel ritorno a casa.”
Miriam Pierri, dal 1986, ha pubblicato circa ventidue raccolte di poesie fra cui :
Chernobyl, Orecchio di corallo, la generazione elettronica,L’Oltre, Anumana. Inoltre il romanzo psicoanalitico “Ricordo primo (Genesis editrice), e in seguito “Il diario di Ada”, “La parola e l’ascolto” e la raccolta di liriche e corrispondenze epistolari Lettere a Miriam”,il testo teatrale “La casa dove nacqui”, “Dieci parabole per autore”, “Il monastero delle 13 celle”.
Ha ricevuto anche premi e riconoscimenti vari per la pittura. Insomma un mondo si spalanca vivace ed esuberante dietro il vetro di una finestra accecante per il riflesso di un raggio solare al tramonto.
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