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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Archive for the 'Racconti' Category (3)

Citazione. Rayuela. Il gioco del mondo. By Cortàzar

Tocco la tua bocca, con un dito tocco l’orlo della tua bocca, la sto disegnando come se uscisse dalle mie mani, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e rincominciare, ogni volta faccio nascere la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna in volto, una bocca scelta fra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo volto, e che per un caso che non cerco di capire coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti disegna.

Mi guardi, mi guardi da vicino, ogni volta più vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta più da vicino e gli occhi ingrandiscono, si avvicinano tra loro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano…

Favola 1954, scritta da Dino Buzzati

Questa della piccola Maria Rosa Garroni, è una favola dei nostri tempi. Una volta, quando Berta filava, era la figlia del re che non rideva mai e si consumava di tristezza, né c’era medicina che servisse, né giochi, né scherzi di buffoni. Adesso è una bambina che ha pelle di colore blu, livide occhiaie, dita fragili cche sembrano sporched’inchiostro, e più passano i giorni e più intristisce.

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Saul Kiruna non si arrende

Il protagonista di questo noir è Saul Kiruna, un detective vive a Milano e lavora a piccoli casi, per lo più infedeltà coniugale, scaramucce condominiali, detriti di vita sparpagliati ai bordi delle strade tra fango e sporcizia. Infatti la città in cui si muove il detective era una metropoli ricca e ben organizzata fino al 2026 quando un terremoto l’ha ridotta in macerie e 10 anni più tardi la troviamo misera mentre affonda nel fango dovuto alla pioggia incessante che batte e ribatte sulle pietre e sulle anime che la popolano.

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Don Chiotte by Nazim Hiknet

Il cavaliere dell’eterna gioventù
seguì, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c’era il mondo
coi suoi giganti assurdi e abietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.

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Il capolavoro


La Noia, annoiata a morte di essere morta, si era annoiata di stare ferma. Disgustata che al suo funerale c’erano soltanto persone noiose, decise di liberarsi della lastra di pietra che gravava sul suo corpo, alzò la mano e spinse. La lastra urlò di lasciarla in pace ma la Noia spinse più forte e la lastra ruzzolò giù per il pendio che portava alla sala mortuaria. La Noia uscì dalla tomba, si stiracchiò, si guardò intorno ma non vide che fiori cupi e tristi. Decise di dipingere un quadro, era un’artista nata ma il destino le aveva concesso solo giorni e giorni monotoni e scialbi. Accanto alla sua tomba, per terra, fra molte ossa sparpagliate perdute dai proprietari distratti, trovò un grande rotolo di tela caprina smarrito da nostalgici venditori di roba usata, che le avrebbe fatto comodo per il suo progetto artistico. Raccattò anche delle asticelle di legno, e da provetta falegname compose una grande tela dove avrebbe dipinto il suo capolavoro. Si avviò per una strada sconnessa si lavava con l’acqua che sorgeva da una polla abbandonata.

Le occorrevano pennelli e colori per attuare il suo disegno. Suonò alla porta del supermercato lì vicino, accolta sorridente da un buon venditore. Scavalcò la soglia ingombra da contenitori di cibi scaduti ed entrò nel vasto e illuminato mercato. Comprò subito una bambola abbigliata con una mantella colorata lavorata ai ferri che tanto le piacque, poi acquistò tubetti di dentifricio bianco, di salsa di pomodoro, di senape gialla e varie creme colorate per la pulizia delle scarpe, ed altro ancorache avrebbe utilizzato come duraturi colori. Rubò un mazzo di pennelli di setola finta e una gomma per cancellare e, felice, tornò fra le tombe per eseguire il suo grande quadro che doveva essere unico e irripetibile.
Un gruppo di defunti in vacanza si fermò ad ammirare la Noia che lavorava al suo quadro, rimanendo estatici in contemplazione e, quando la Noia sfondò con un gran pugno la tela appena iniziata urlando No! Voi non dovete guardare il mio capolavoro! Siete troppo retrò!, fuggirono spaventati. Nostalgici dell’arte classica, tornarono a rifugiarsi nelle loro celle mortuarie cantando cori esaltanti i veri artisti, per poi riaddormentarsi a mani incrociate per meritato riposo. E il grottesco tutto osservava.
Tratto da ”Silvio ed altri”, scritto da Miriam Pierri.
Questo racconto vivace, imprevedibile e ricco di fantasia, è poco più di una pagina all’interno di “Silvio ed altri”, una storia breve e spumeggiante che colora il cielo che le passa sopra con lo sguardo. In tempi grigi, monotoni e piatti come quelli che stiamo vivendo questo scritto è una fresca ventata profumata di aria ossigenata. Il libretto mi è stato regalato dal fratello di Miriam Pierri (l’autrice) che mi ha piacevolmente sorpreso con una breve nota sul testo e l’autrice confermando tutte le belle sensazioni che l’artista è brillantemente riuscita a provocare in me.
“Carissima Lucia, ti ringrazio molto dell’entusiasmo della tua lettura dello “Scherzo”. Perché “Scherzo”?, mi chiedi. Come ti ho accennato, mia sorella, che allegramente e vivacemente va avanti nei suoi numerosi anni (92) senza mai lasciare il letto e senza mai lasciare di scrivere – anzi ora forse più attiva che nel passato – nello scrivere 
Silvio e altri
  si è abbandonata ad una fresca libertà di fantasia, quasi abbia scherzato con se stessa nel voler scrivere un pezzo allegro, strutturalmente semplice, che narrasse a lei stessa che la vita è dinamica pur nella fissità del corpo. Ed effettivamente pensava fosse strana quella sua fantasia, quasi un gioco rilassante della mente, una cosa personale, intima, da tenere per sé sola. Ma è stata contentissima di vedere il suo racconto trai piccoli quaderni de 
Gli Amici
, perché straordinario, altro che innocente gioco della mente! Quel terremoto che sconvolge la casa e dà vita agli oggetti inanimati con la vecchia casa spazzata via e l’uomo, dimentico degli impedimenti del corpo, che intraprende un viaggio irto d’ostacoli verso il proprio futuro, forse un ritorno alla sua origine primitiva. Ma, se vogliamo, quell’uomo non è il personaggio principale del racconto. Lo è invece il gatto che lo accompagna, e che dà il titolo al racconto, col suo silenzioso carattere sornione, indifferente alle difficoltà della vita. Le trascura beatamente, senza curarsene, intento a trastullarsi quando gli pare e sparpaglia nel buio i riflessi della luna nelle pozzanghere. E’ lui che sa come vivere e che cammina davanti all’uomo Ulisse nel ritorno a casa.”
Miriam Pierri, dal 1986, ha pubblicato circa ventidue raccolte di poesie fra cui :
Chernobyl, Orecchio di corallo, la generazione elettronica,L’Oltre, Anumana. Inoltre il romanzo psicoanalitico “Ricordo primo (Genesis editrice), e in seguito “Il diario di Ada”, “La parola e l’ascolto” e la raccolta di liriche e corrispondenze epistolari Lettere a Miriam”,il testo teatrale “La casa dove nacqui”, “Dieci parabole per autore”, “Il monastero delle 13 celle”.
Ha ricevuto anche premi e riconoscimenti vari per la pittura. Insomma un mondo si spalanca vivace ed esuberante dietro il vetro di una finestra accecante per il riflesso di un raggio solare al tramonto.
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Eredità paterna


Cara Lucia, ci risiamo: il lupo perde il pelo ma tu non perdi il vizio. Un altro pidocchio assalta il tuo scalpo. Il quinto pidocchio chiamato neurinoma che tenta l’arrembaggio al tuo cranio. Ma che cos’hai dentro, l’oro? No, lo so è l’eredità che ti ha lasciato tuo padre. Avresti preferito villa con piscina e un miliardo di euro in banca ma quando è morto l’euro non c’era, dunque ha preferito lasciarti qualcosa di più personale come la “neurofibromatosi” che tu hai messo subito a frutto quintuplicandone i guadagni. Vabbè, normale amministrazione, Natale con i tuoi, ma i pidocchi non li voglio. Non sopporto il loro prurito in testa, per cui pidocchio scordati il mio scalpo non te lo concedo.

Trump e il giudice in California

In California divampa un terribile incendio da diversi giorni. Ci sono vittime, dispersi e interi paesi cancellati dalla furia del disastro rovente. Il presidente Trump accorso nella regione si sfoga: “Dannate fiamme vi ricaccerò all’inferno da dove siete venute.” Mentre pensa ad alta voce prende il tablet per scrivere il suo immancabile tweet: “Se l’incendio in California non sarà placato presto dovrò tagliare i fondi al Fondo federale per l’ambiente che non ha saputo farsi rispettare dalle fiamme facendosi domare da loro come un cow boy caduto dalla sella di un toro feroce e vivo. Non hanno nemmeno tentato di esplodere un colpo, una bomba o un missilino per far vedere chi è il più forte.”
Dopo il tweet il presidente viene assalito da una tempesta di critiche perché quei fondi garantiscono anche aiuti e soccorsi ai sopravvissuti e agevolano l’intervento anche dei volontari. Allora Donald riflette che il rogo abbraccia una zona molto estesa e dunque Read More…

Ercole e il calcio a 5 divinità

Nel giardino del pantheon romano gli archeologi hanno ritrovato tracce di una partita a cui parteciparono: Mercurio, Vulcano, Bacco, Nettuno, e Giove Ammone in porta contro la squadra greca, e molto agguerrita, composta da: Ares, Eros, Crono, Apollo e Ade in porta. Cronisti d’eccezione e pubblico a bordo campo: Ercole e Urano, mentre la terra tremava ad ogni passaggio o fuori-gioco ed in mare si alzavano onde e tsunami per ogni rete segnata dai giocatori-divinità che non lesinavano spettacolo e sudore.
Sacerdoti e poeti hanno lasciato scritto di quella disputa: “Ercole in piedi segue attentamente la corsa di Bacco verso la porta avversaria dove Ade lo attende a braccia aperte ma il divino ha un singhiozzo che lo fa girare su sé stesso e il tiro termina nella porta opposta cogliendo Giove Ammone di sorpresa, vano il tentativo di Nettuno d’intercettare la palla calciata con tiro a effetto che dribbla anche Mercurio mentre Eros avvicinatosi furtivamente incentiva il vento a favore di palla grazie al suo batter d’ali. Read More…

Gli UFO abbandonano il pianeta Terra

Urrà, ora è ufficiale, siamo salvi, i marziani ci hanno abbandonato al nostro destino! Gli alieni si sono stufati degli umani e del loro pianeta. Gli avvistamenti di U.F.O. sono diminuiti rispetto al 1978, perché? Perché le intelligenze aliene hanno capito che gli umani sono mortali e come tali stanno causando la morte del loro pianeta Terra.
Cosa c’è da vedere o conquistare? Un alleato o, peggio, una colonia la scegli in base ai benefici che ti può portare,materie prime, risorse da sfruttare, piaceri inediti da provare… Read More…

Miti e leggende del III millennio


Nel terzo millennio d.C. nel Mondocheverrà, abitato da esseri liquidi con pelle trasparente e morbida per permettere loro di cambiar forma velocemente adattandosi quasi istantaneamente a qualsiasi clima e temperatura li circondi… Lì dove si cita Bauman come il profeta che ha portato l’utopia all’inferno per vederla realizzata, lì un ammasso liquido comunica telepaticamente con un pugnetto chiuso che si è appena staccato dal suo lato più gonfio.
“C’era una volta, tra il XX e il XXI secolo dell’era cristiana, Ikkos appartenete alla tribù di Ikea, un essere smontabile e ricomponibile con pezzi che ne migliorassero le prestazioni. Read More…