Sul Pianeta Follia la globalizzazione è una speculazione
a fini di lucro dichiarato. Un logo per certificare l’intenzione di accaparrare ogni sorta di bene a scapito di chi non ha la frenesia dell’accumulo eccessivo. La ragione di questa speculazione è: visto che dobbiamo morire facciamolo presto, in compagnia di tanta gente e con tante monete su cui marcire. Read More…
Nel Pianeta Follia, tutto funziona secondo ragione… quale sia non è dato sapere a noi folli. I manager, i capi, quelli che decidono della nostra vita sono persone diverse da noi (migliori?). Prima di tutto hanno esperienza in fatto di corruzione e malaffare; non hanno perso troppo tempo a studiare ma conoscono le maniere per aggirare la legge e le speculazioni legali. Persone di polso che sanno quando occorre dare, a noi asini, la carota oppure una bella frustata. Loro sì che sanno godersi la vita fra ville faraoniche e feste piene di lusso ed allegria.
Giusto, è giusto che siano loro a farci trottare per morire stanchi ed insoddisfatti… almeno a qualcosa vale!
Qui sul Pianeta Follia il tifo non è fatto per incoraggiare la propria squadra ma per scoraggiare quella avversaria. Partendo dall’assunzione che non possiamo giocare bene perché ci rendiamo perfettamente conto di essere incapaci… allora cerchiamo di procurare un errore come un auto-gol nell’avversario. Non sempre è facile individuare il nemico. Così capita di godere o, almeno, di esultare per uno sbaglio della squadra “amata”. L’importante è farsi sentire, far capire a tutti chi è il vero tifoso. Se poi dovesse mancare una squadra contro cui tifare, potremo sempre affermare la nostra superiorità inventando pronostici e tattiche virtuali sognando la squadra che non c’è ma che potremmo demolire facilmente.
La casa di Eleonora ha finestre su tutti e due i lati paralleli, l’edificio è perfettamente quadrato.
Questa disposizione delle aperture permette alla luce entrante, di creare giochi con riflessi, brillii e ombre che si sovrappongono oppure si rincorrono, infine si allontanano fino a scomparire.
Le fessure di luce più intensa, talvolta, disturbano gli occhi sopratutto se intorno l’ombra è fitta. Non sono quelle le linee che attraggono Lenor, la ragazzina passa le migliori ore del giorno ad imparare i percorsi ed i disegni dei raggi che si avventurano nel suo appartamento; Fuori la luce si disperde e si amalgama col cielo e con la strada, invece nella sua scatola personale sono tanti i fenomeni di rifrazione che si offrono alla sua osservazione.
Chissà, da grande avrebbe potuto studiare ottica, oppure sarebbe diventata un’indagatrice del subconscio nella casa delle anime represse.
Ogni riflesso ha una ragion d’essere, bello è assistere all’incontro tra loro l’abbraccio che non è mai scambio, mai unione e fusione, ogni linea rimane sé stessa il prima coincide col dopo e con un po’ di pazienza si potrebbero individuare i confini anche mentre l’incrocio si realizza.
Oltre alle luci ci sono le ombre, più chiare o più scure a seconda della posizione dell’oggetto che proiettano a terra e l’ora del giorno, e le condizioni meteo….
“Perdere tempo così non è lecito.”
Si ripete questo dopo aver trascorso ore, assorta fra fili di luce e veli d’ombra.
Così inizia a leggere tutto quel che trova nella biblioteca di famiglia e fa tutto quello che le dicono di fare riuscendo a distogliersi persino a dimenticare la luminosità delle sue prime osservazioni.
Il problema era che non c’erano conseguenze, anche quando aveva provato a frapporsi fra le ombre o creato nuove interferenze con riflessi di vetri e specchi, la realtà di quei disegni rimaneva indifferente alla sua presenza o alla sua assenza. Inizialmente questo l’aveva attratta, il non avere responsabilità, l’assistere da spettatrice unica rendeva preziosa la sua esistenza. Ma il pensiero che sarebbe stato lo stesso con o senza di lei… decise di allontanare “il calice amaro”.
Per questo rinunci a guardarti dentro? Nella tua casa c’è vita anche senza di te?
Lenor, non chiudere le tapparelle, mantieni viva la curiosità tu puoi cambiare gli oggetti, la loro disposizione e la loro ombra ti obbedirà meccanicamente… quella sì che non è vita.
Sul Pianeta Follia adoriamo fare scommesse. Non scommettiamo su tutto solo su chi perde.
Quando ci sono risse, il nostro slogan d’incoraggiamento è “crepa, crepa piano”, così possiamo gustare meglio il momento della vincita ed esultare con più forza se l’agonia è atroce fino all’irrealtà.
Per questo quando c sono incidenti, i passanti si fermano tutti a guardare senza intervenire per non interrompere lo spettacolo. Anzi chi interviene in soccorso degli infortunati viene preso a botte, sassate o fucilate (a seconda delle disponibilità), così da sostituire sangue con sangue.
Almeno chi muore avrà una ragione per farlo!
Mentre chi vuole soccorrere e fermare il divertimento altrui avrà un deterrente ragionevole per pensare agli affari suoi.
Sul Pianeta Follia la coltivazione diretta del sapere è una conseguenza legata all’assunzione di moneta sonante!
Vale a dire che chi “fa soldi” automaticamente diviene maitre a penser ed inizia a compilare libri o fare mostre(i) di pittura o fotografia.
Il primo miliardo si festeggia con l’apparizione in qualche talk show con l’etichetta di “opinionista”, poi si sposa qualche moda culturale di cui si diventa ambasciatori, infine un funerale con tante comparse.
Sia ben chiaro che qui non esiste l’industria culturale, la cultura non è preconfezionata, consumata e digerita, qui la cultura è un optional per macchine di lusso, ma a cosa serva non lo sappiamo più.
Caro amico, allegria!
Dobbiamo festeggiare il veloce arrivo al traguardo, dopo un delirio esilarante di pochi giorni, siamo arrivai alla completa dissociazione da quello che accade!
Ti spiego: qualche mese uno dei nostri benefattori Mister Trivellation ha lanciato la proposta di gettare l’ancora di una nave al largo del nostro laghetto Grande per vedere in quanto tempo avrebbe toccato il fondo e quanto tempo avrebbe impiegato per farlo toccare anche a noi che restiamo sull’orlo, fissi a guardare.
L’ancora è stata veloce nell’arrivare nel punto prestabilito ma, sopratutto, è stata fulminea nel portare anche noi lì.
Noi vediamo che l’ancora continua a sprofondare ma stiamo pensando a riutilizzarla per altri esperimenti del genere nel futuro che non ci sarà.
Qui nel Pineta Follia ridiamo del resto dei pianeti sparsi e dispersi nell’Universo.
Poveracci, eravamo tutti uniti, una confederazione federale dove ogni pianeta era auto-sufficiente nella produzione energetica ma ognuno pronto a soccorrere gli altri in caso di tempesta magnetica.
Questo è durato fin quando ognuno decideva per sé come produrre energia. Poi tragedia, catastrofe… tutti giù all’inferno perché i vulcani del nostro pianeta hanno iniziato a sparare fuochi d’artificio per celebrare questa unità, i marziani si sono presi paura dicendo: “Qui scoppia tutto”; i venusiani da parte loro: “Cenere e radiazioni ci rovinano la pelle” arriva il dottor Spoke ed amen inizia con la tiritela che dobbiamo controllare le nostre centrali nucleari costruite sulle pendici dei vulcani, che diventeremo un buco nero auto-distruttivo, che dobbiamo evacuare… intanto siamo ancora qui a volare sulle loro numerose teste e quando cadremo giù saranno guai loro!!!
Bene, benvenuti sul pianeta Follia, dove la gente sorride per strada, a casa, perfino davanti al televisore! Non si tratta di una paralisi facciale dovuta alla pianta aromatica “stupefacenti munda”; ma d’impegno serio e costruttivo. Ad esempio, ogni giorno gruppetti di tredici adulti attraversano correndo l’autostrada per fermare le macchine che non dimostrano prontezza di riflessi nell’evitare gli ostacoli improvvisi. Così stiamo selezionando guidatori eccezionali! Certo, qualche birillo ogni tanto rimane steso sul suolo, ma sorridente perché è stato tutto ripreso dalla telecamera e sorrideremo tutti con lui.
P.S. Vuoi giocare anche tu al nostro”Fuoco per ridere”? È un passatempo che funziona così: prendi dell’alcool, ti cospargi e ti dai fuoco ed un amico vicino a te cronometra per quanto tempo dura la tua risata prima di morir… dal ridere! Ho saputo che laggiù in Italia, qualcuno ha provato ad imitarci. Contraffate il nostro divertimento? Ma venite tutti da noi!!!
Mi sono svegliata soddisfatta, appagata dal sogno che ho fatto dormendo; non so se capita normalmente di svegliarsi col sapore, in bocca, di un sogno appena sognato, che sia un incubo o una corsa sul prato, spesso i sogni influenzano l’umore del primo piede che tocca il pavimento.
Riconosco un vago sorriso nell’espressione incerta del mio volto, non ho ancora verificato allo specchio, gli occhi sono, probabilmente, semi-chiusi sul cuscino e per questo ingenuamente felici, inconsapevoli di quanto è accaduto e potrà, nuovamente, accadere.
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