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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Archive for the 'Racconti' Category (3)

Senza foto

Questo breve racconto è vero ma non ho fatto foto o girato video perché ho preferito godermi la scena… credetemi sulla parola.

Dopo una giornata di mare su uno scoglio al centro del golfo di Taranto, sono tornata sulla terraferma con il traghetto comunale. Appena scesa mi sono avviata alla macchina, come tutti, pensando al caldo che avrei trovato in macchina e al traffico della città. Mi giro per aprire lo sportello e vedo una decina di ragazzini in costume da bagno che corrono disordinatamente sulla banchina, corrono scalzi ma disinvolti con un aria da marachella soddisfatta, dietro li insegue il posteggiatore abusivo. Si tuffano chi contemporaneamente ad altri , chi prima, chi va più lontano ma tutti in silenzio. Il posteggiatore mi guarda e dice con amarezza: “Me l’hanno fatta!”

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L’icona che delira. Citazione

Abbiamo il risultato finale. Non possediamo però la formula che rende possibile quel risultato. Questo è il problema del genio. Non ne abbiamo seguito l’evoluzione: l’abbiamo trovato già in atto. Ci siamo allora stupiti per il suo lavoro, ne abbiamo ammirato le opere, forse ci siamo perduti nella contemplazione di un particolare capolavoro. Sono elementi di conoscenza che ci sono arrivati lentamente addosso, da cui siamo stati investiti. Ma di cui ignoriamo la genesi.

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Di sera… 1927

di Maria Pawlikowska-Jasnorzewska nata a Cracovia il 20 novembre 1893.

Una stella si è seduta sulla loggia

nei palazzi di nuvole.

Si sono alzate le piante del tabacco

fino a quel momento indifferenti.

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L’inconscio e l’ambiente. Recensione

Lo sfruttamento delle risorse energetiche e di sostentamento come acqua e petrolio, l’abbandono e l’incuria ambientale dai rifiuti alla deforestazione alla cementificazione forsennata e lasciata vuota sulle coste della nostra coscienza, questi sono alcuni dei problemi attuali che, troppo spesso, gli individui tendono a minimizzare o addirittura a negare. Il cambiamento climatico è un fatto che minaccia d’avere conseguenze più disastrose di quelle già sotto i nostri occhi, eppure movimenti come “Friday for future” non possono contare sulla partecipazione e nemmeno sul consenso “globale”, perché?

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Aprile 1945

Ecco la guerra è finita. Si è fatto silenzio sull’Europa. E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi. Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle. Come siamo felici. A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia, nessuno era più capace di andare avanti a parlare. Che da stasera la gente ricomincia a essere buona?

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L’agenda

Sembra che la preoccupazione della peste abbia avvelenato la vita. Se sparisse quest’ncubo. Uno riesce: c’è una medicina sicura. E allora? Allora niente, tutto come prima, maledetta inquietudine. C’è la guerra. Girano lanzichenecchi intorno alla città, entrano talora, rubano, uccidono a loro completo piacimento. Ed è vivere questo? Ma dicono che sia venuto il conte l’Olan per trattare la pace, a condizioni dure, dicono. Il nemico vuole ottocento vergini tra le nobili del paese. Come far scomparire mia figlia?

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Caino, l’inizio del contagio…

In tempi tristi come questi, mentre la paura del contagio attanaglia e corrompe le menti, il bisogno di ironia, originalità e genialità si trasforma in grido lancinante. La mia voce è più ridicola che possente quindi mi affido alla lettura di un grande cantastorie siciliano e riporto qui di seguito l’inizio di un suo monologo teatrale che invito a leggere interamente, nelle stanze della propria inevitabile quarantena… “Autodifesa di Caino” scritta da Andrea Camilleri:

“Signori e signore della corte… oddio, che ho detto? Della corte? Scusate, ho avuto un lapsus… Ricomincio.

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Umberto Babilonia da Taranto

Umberto Babilonia è il ragazzino protagonista di “Legno verde”. Tutta la storia è narrata in prima persona ma, a lui non interessa essere il protagonista, “A me interessava che mi dovevano tenere fuori dalla faccenda”. Vuole farci vedere, attraverso i suoi occhi, la vita nel quartiere popolare di Taranto, quartiere Italia, dove è cresciuto negli anni ‘70. Una vita dura ma, a suo modo felice malgrado la violenza spicciola del Pino di turno, gli scappellotti dei don a scuola e quelli del padre fra le mura domestiche e non solo.

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Leggere una storia

Questa storia era già iniziata quando ho scoperto di essere uno dei personaggi che le stavano dando corpo reale. Realtà e fantasia, uomo e personaggio… nel racconto di carta non ci sono distinguo ma un unico spirito  che anima la realizzazione d’una intuizione, qualunque cosa essa sia. Stavo nuotando fra libri trovati, regalati, comprati e sparsi disordinatamente su tavolo, sedie e scaffali della libreria.  Nel silenzio soffocante mi sono accorta di un bisbiglio quasi accennato. Proveniva da due libri disposti uno su l’altro ma con gli angoli molto sporgenti, come se volessero andare in direzioni opposte. Intanto stavano fermi in punta alla sedia e se la prendevano comoda  riempiendo lo spazio col loro brusio da amanti segreti capitati casualmente vicini, infischiandosene della mia presenza. 
Conoscevo il loro linguaggio lei avevo messi sulla sedia dopo averli letti, con la loro stessa indifferenza mi avvicinai per carpirne il segreto. Il motivo di tanta audacia era il titolo di un volume non ancora aperto sul tavolo dalla copertina poco invitante, un romanzo piuttosto voluminoso ma non bellicoso, stampato con caratteri grandi da una caa editrice piccola. Il tomo non mi guardava neppure, aspettava che lo prendessi fra le mani e stava lì, tranquillo senza sgomitare, come un ragno aspetta che la mosca rimanga imbrigliata nella sua rete. C’è un ordine di arrivo delle letture e bisogna rispettarlo, così come bisogna impegnarsi a leggere fino all’ultima pagina con le antenne tese per recepire ogni segno sul foglio ma quando la tempesta irrompe nella stanza spazza via tutti gli orpelli superflui e l’unica maniera per uscirne indenni è assecondare la sua volontà e leggere l’unico superstite alla sua furia, l’unico racconto di cui si ode ancora la voce. Il ragno era rimasto nell’ombra e non immaginavo che sapesse ridere, lo imparai nell’aprire lo scrigno di parole in bella vista sul tavolo. Il contenuto era talmente avvincente da non permettermi di lasciarlo incustodito fuori dal mio cuore, né potetti chiuderlo col buio della notte sopraggiunta alle nostre spalle. I personaggi non mi somigliavano fin quando scoprii che avevano maschere e parrucche come attori sulla scena teatrale ma sotto c’erano voci a me familiari. Una aveva un timbro antipatico, sembrava registrata su un messaggio telefonico, che odio la mia voce registrata. La mia voce? Dunque il bisbiglio degli amanti era dovuto a me, personaggio fuori dal suo libro. Che ci facevo là fuori? Avevo dimenticato il mio cielo come un’anima che si rincarna? Forse, oppure non era quella la mia storia ma soltanto una storia per me. La storia che sto scrivendo è la mia storia e quanto io sia personaggio o autore, io non lo so. Io scrivo, intanto scrivo e magari qualcun altro scoprirà il suo personaggio imbrigliato fra le mie righe e vorrà portarlo fuori in una storia infinita.
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Come nel ventre di una madre. Recensione

Il libro si apre con un prologo, si abbassano le luci e arriva sulla ribalta scenica la voce di Nora, la protagonista: “Gradualmente le tenebre si diradarono cedendo spazio a una luce dorata e morbida che mi avvolse completamente, facendomi sentire sicura e protetta come nel grembo di una madre.

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