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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Archive for the 'Riflessioni' Category (1022)

Quattro protagonisti e un sorriso

Improvvisamente, mi sono ritrovata a ricostruire una storia vera partendo da un film e poi un romanzo che raccontano storie diverse, di ragazzi diversi, in terre e tempi diversi ma perfettamente calzanti con due miei amici di età differente ma reali con poca carne e ossa già rotte.

Nel film, “La meglio gioventù”, Alessio Boni interpreta un personaggio inquietante ed affascinante, durissimo ma sensibile, insomma un tipo da incontrare ma non come familiare (ad esempio come figlio) perché non si avrebbero “armi” alla pari per affrontarlo. Nel film il personaggio è intrigante al punto che non lo si giudica nelle scelte ma si resta dalla sua parte anche dopo la sua morte.

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Il racconto da ascoltare

Un giorno senti la tua voce che dice: “Ai miei tempi la scuola… I ragazzi di oggi… I nostri genitori…”. La prima volta quella voce suona strana, quasi riecheggia con una eco lontana. Ti chiedi: “Quando è successo? Quando sono passato dall’altra parte della barricata?” Se avessi lavoro, famiglia e figli, allora sarebbe normale, anzi, doveroso, assumere un contegno maturo e responsabile, ma io sono un giovane precario…

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La festa della Luna

Cara Luna,

dopo 50 che l’uomo ti ha messo i piedi in testa credo tu sia pronta a denunciarci per “calpestamento maldestro” su suolo onirico. Tranquilla ci stiamo punendo da soli con la preparazione di lune-satelliti finte da mandare in orbita con stelle artificiali per creare cieli artistici da guardare…

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Due realtà e un mondo

Quando lasci spalancata la finestra ti accorgi che la Natura scalpita, la vita corre sotto l’asfalto delle nostre strade deserte pronta a far capolino e riguadagnar terreno. Ne avverti i segni dal cinguettio inaspettato sul bordo di un balcone al canto dimenticato di cicale in vacanza nella pineta vicino al mare, un papavero rosa il cui seme è stato trasportato e piantato dal vento, un germoglio uscito dopo anni da un tronco secco.

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Il grande spirito. Un sogno sul grande schermo

Ho letto che la settima arte (il cinema) si sia materializzata quasi simultaneamente all’interpretazione dei sogni e la psicanalisi del dott. Freud. Intorno alla fine del XIX secolo, l’inconscio ha iniziato a precedere e guidare, in maniera ufficiale, la parte conscia dell’uomo. Per togliere polvere e muffa da queste affermazioni seriose vi racconto cosa mi è successo qualche giorno fa quando sul grande schermo ho visto “Il grande spirito” di e con Sergio Rubini, Rocco Papaleo e, tra gli altri, Bianca Guaccero.

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Cantiamo

“Let it roll, baby, roll” in Roadhouse targato Doors… questo ci vuole e non perché finisce Carnevale, finisce la Civiltà e finiamo tutti al rogo infilzati in uno spiedo che era addolcito dal ghiaccio che abbiamo leccato via … Roll, rock and roll baby mentre Trump reclama il Nobel per aver mandato a morire pace e solidarietà in ghetti per messicani poveri e terroristi evirati di ogni forza e sicurezza. “People are strange when you are stranger” (eterni Doors)

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Principessa

Oggi è la festa degli innamorati. Mai festeggiata. Però capitano nella vita combinazioni, situazioni, emozioni strane quanto inaspettate. In una mattina piena di sole e gonfia di vento freddo come questa non avrei mai pensato a feste, festini, puttini e nemmeno ai cioccolatini considerando che ho iniziato la dieta, per cui evito pensieri dolci e tentazioni allettanti. Sul telefono arriva un messaggio di mia cugina, un link, una canzone di un ragazzo che mi ha presentato, amico della figlia più grande. Che bello, potrebbe essere l’amico di mia figlia.

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Virginia, diglielo tu ai saputoni!

Adoro i libri che si trasformano in sorgente appena li leggi. Una fonte di acqua fresca che ristora ogni sete, sopratutto quella insospettatamente nascosta. Quando penso al libro, penso a quello cartaceo dove occhi, pensieri e respiro si ritrovano uniti a seguire la storia lungo le righe di una pagina. Così, quando mi hanno regalato un audiolibro di Virginia Woolf sono rimasta interdetta con un sorriso omologato con carta e fiocco formato regalo ma non abbastanza radioso considerando l’opera e l’autrice.

Ho seguito qualche puntata di “Ad alta voce” un programma radiofonico dove romanzi e poesie di autori eccellenti vengono letti come negli audiolibri appunto. Ho sempre dedotto che non fa per me, diversa è la concentrazione perché con l’orecchio ascolto ma con l’occhio seguo la luce del tramonto spegnersi all’orizzonte e, soprattutto, la voce che legge non è la mia. Infatti anche quando seguo in silenzio le parole sul formato cartaceo, io sento una mia voce e con quella partecipo alla scena sostituendomi, inconsapevolmente, all’autore, divenendo l’unica proprietaria della storia almeno nell’attimo in cui l’assimilo. Il testo però merita una cascata di elogi, si tratta di un saggio-romanzo “Una stanza tutta per sé”, un testo nato dopo gli interventi della Woolf a due convegni sul tema donne e letteratura (sto semplificando per procedere con velocità). Tantissime sono le informazioni e le riflessioni dirette e indirette legate allo studio dell’autrice, in particolare uno mi porta su altri sentieri: l’entusiasmo spento dalle difficoltà e tramutato in rabbia dai troppi attacchi subiti da una persona… Naturalmente lei parla di Judith, la sorella fittizia di Shakespeare ma io penso a quelli a cui la vita riserva più agi che amarezze che mi guardano come una pessimista pigra poco propensa alle sfide dell’avvenire e gli rispondo con la voce presunta della scrittrice “certo che stando perennemente sulla difensiva non sei aperto alle sfide, ogni sfida è un attacco di rabbia che logora le forze fino a esaurisce loro e i nervi” (non sono parole testuali ma io ho sentito una voce non ho mica sottolineato una riga).

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Ci salveremo soltanto insieme

Toccare una tragedia con i propri occhi è un’esperienza travolgente che rimane tatuata sull’anima. Ho visto sopravvissuti con tatuato il numero di matricola di un campo di concentramento nazista, li ho visti in corteo durante una manifestazione del 1994, a Milano. Che anno quello, il mio anno horribilis. Mentre si svolgeva la mia tragedia personale m’imbattei nel più bel sorriso che abbia mai visto, un sorriso che esplode dentro, fuori e tutt’intorno.

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Riflessione rimpianta

Penso spesso che avrei voluto saper disegnare e dipingere.
Non parlo di tecnica ma di talento istintivo. La grossa differenza, per me, fra un quadro e un libro consiste nello sguardo d’insieme: immediato nel primo e costruito fino all’ultima parola nel secondo. Intendo dire che il quadro lo guardi subito tutto e poi ne studi i contorni, i dettagli, i colori e la luce mentre il libro ha altri tempi e dai dettagli ricostruisci l’intera opera cosicché ti fermi (mi fermo) prima sui vocaboli, sulle sfumature e poi gusto il significato dell’opera intera che potrebbe essere meno interessante di alcuni dei suoi particolari. La pittura ha tempi w modi diversi, c’è un gioco di squadra che amalgama le componenti interne e poi ne svela i respiri. Read More…