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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Archive for the 'Riflessioni' Category (1022)

L’elemento umano nella macchina

Ci siamo. Da oggi uscire torna ad essere una pratica comune per tutti i bipedi italiani. 4 Maggio, si aprono porte e portoni senza paura di multe, infrazioni e scappatelle fuorilegge.

Dagli studi alle elementari, il “4 Maggio” è una poesia più che una data del calendario… certo in tempo di DAD sembra “preistorico” imparare versi a memoria, però così Manzoni non lo scordi e nemmeno il suo rapporto con Napoleone e la rivoluzione. Superfluo a dirsi, quest’anno l’unica cosa legata a tale data sembra essere l’uscita dalle restrizioni per il contagio, il resto non ci sfiora nemmeno. Ieri sera mi sono ricordata “Ei fu…”. nessun altro EI indica l’uomo “poetico” con determinazione e rispetto. Ei è solo lui.
Il virus cancella la memoria del computer, ma noi siamo “l’elemento umano dentro la macchina”, non possiamo annullarci o darci malati. Oggi si esce ripetendo “Dalle Alpi alle piramidi, Dal Manzanarre al Reno… ode e lode al 4 maggio…con noi non l’avrete vinta mai!

L’età della PENOMBRA

Signori, signorine e signorie varie, riflettendo sulla quarantena sul virus incoronato e leggendo a ruota libera… sono arrivata alla seguente elucubrazione filo-socio-psico-logica: siamo immersi nella penombra.

Seguitemi senza inciampare: nell’etere in cui galleggiamo, non riusciamo a distinguere i contorni fisici delle cose che scontriamo ma non tocchiamo. Alcune cose ci colpiscono e feriscono in piena fronte, altre scivolano sfiorandoci appena ma, comunque non le vediamo e non le “palpeggiamo” perché siamo avvolti a una penombra che ci fa intravedere ma non ci concede nemmeno ombre definite da evitare.

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Una canzone necessaria

Abito all’ultimo piano in un palazzo i cui “vicini” sono alti come lui o poco meno. Una fortuna, in tempi di quarantena, quando l’unico respiro possibile è quello fatto con gli occhi puntati verso il cielo. Cielo tutto intorno a me per aiutarmi a sperare, per staccarmi dalla pesantezza di pensieri troppo attratti dalla gravità terrestre. Cielo in cui cantare, senza preoccuparmi dell’effetto che fa. Mentre mi beavo in questa riflessione mi è arrivato un video di una canzone… un segno del destino: “Cielo di Puglia” della band salentina “Mama ska”.

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La voce del futuro

In questi giorni, come sempre, ascolto alla radio un programma pomeridiano che offre spunti di riflessione e approfondimento, molto interessanti. Mi piace nella solitudine del primo pomeriggio, accendere la radio come mi raccontava mia nonna… Sentire la radio come stando intorno al falò per scaldarsi l’animo sperando il meglio per il prossimo futuro.

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Facciamoci attendere

Rispetto l’ansia e la paura di tutti ma non le mie. Dunque a loro mi voglio rivolgere. Vi avverto fra me e voi c’è la Rapsodia in blu, ovvero la riscoperta che vivere è bello, che c’è un cielo stellato che aspetta me per mostrarsi in tutta la sua magnificenza e questa quarantena ingrandisce il desiderio d’incontrarci ma non annulla niente.

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Contro vento per guarire

Quando ero a letto con la febbre, mia nonna mi raccontava di un quadro che da bambina guardava dal letto: c’era una donna, forse una campagnola con la gonna larga e lunga e il fazzoletto in testa che camminava lungo una via solitaria. C’era vento, una tempesta di vento che alzava polvere e foglie; il cielo era ombrato e questa donna, piccola rispetto all’intero quadro ovale, lei cercava di procedere ma, i quadri fermano tutto, così anche lei era ferma nella tempesta. Nonna mi diceva che dovevo immaginare io che dovesse fare quella piccola donna.

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Leggere per un quiz a premi

Qualche giorno fa, il parlamento italiano ha approvato la “legge sul libro” con lo scopo di incentivare la lettura. Premesso che incentivare la lettura è uno sforzo titanico perché mentre gli affamati cercano il cibo, gli ignoranti non sentono la necessità di emanciparsi dal loro stato, anzi non se ne accorgono nemmeno e, secondo l’ultimo trend, rivendicano fieramente la propria appartenenza al club degli pseudo-analfabeti.

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Lupo Alberto e la gallina Greta

Lupo Alberto, dopo aver fatto il brodo con Marta, si presenta a Davos al Worl Economic Forum col suo famoso sorriso da inguaribile malandrino con i suoi intramontabili occhiali a specchio e troppi, seppur inediti, troppi peli bianchi. Alberto nota subito una giovane pollastrella di nome Greta, ma non volendosi avvicinare troppo usa la sua tattica di seduttore e inizia a parlare riferendosi a lei ma senza nominarla apertamente:

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Pinocchio, siamo uomini o burattini?

Pinocchio ha perso l’ingenuità. Non crede più alle favole, non ha mai creduto alle favole. Le sue avventure erano esperienze del mondo vero. I bambini con Pinocchio conoscevano il mondo e provavano vergogna quando si allungava il naso e il gatto e la volpe non erano personaggi di cui diffidare, non subito, non prima di averli amati. Lo spot televisivo del nuovo film su Pinocchio è un oltraggio alla magia della favola. 1) Non si svela il trucco prima di fare la magia. 2) Le opere d’arte vanno vissute prima che spiegate. Il bambino vive le avventure del burattino per questo impara di che legno è fatta l’umanità.

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Quattro protagonisti e un sorriso

Improvvisamente, mi sono ritrovata a ricostruire una storia vera partendo da un film e poi un romanzo che raccontano storie diverse, di ragazzi diversi, in terre e tempi diversi ma perfettamente calzanti con due miei amici di età differente ma reali con poca carne e ossa già rotte.

Nel film, “La meglio gioventù”, Alessio Boni interpreta un personaggio inquietante ed affascinante, durissimo ma sensibile, insomma un tipo da incontrare ma non come familiare (ad esempio come figlio) perché non si avrebbero “armi” alla pari per affrontarlo. Nel film il personaggio è intrigante al punto che non lo si giudica nelle scelte ma si resta dalla sua parte anche dopo la sua morte.

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