Per capire un racconto bisogna leggerlo tutto ma, generalmente, si rimane colpiti da un dettaglio “illuminate” che sembra divenire la chiave rivelatrice del “subconscio” dell’intero racconto. Il dettaglio della storia della Taranto moderna è il canale navigabile o “fosso” o “fossato”che divide la città vecchia dal continente. Nel 1811, Don Giovan Battista Gagliardo, nella sua “Descrizione topografica di Taranto”, scrive: “Anticamente era per il servizio della rocca. Read More…
Ci sono film kolossal che narrano episodi storici, film che portano sul grande schermo romanzi di autori illustri con ambientazioni impressionanti per lo sfarzo esibito e con colonne sonore incredibili, gioielli da citare a memoria per lustrarsi del loro splendore. Ma anche ci sono film che escono in sordina, magari nascono da un racconto visionario come un fumetto di fantascienza. Questo è il caso di V per vendetta, indimenticabile movie diretto da James Mc Treigue nato dal romanzo grafico scritto da Alan Moore ed illustrato da David Lloyd e diventato storia reale. Read More…
Nella Taranto di fine Ottocento arriva un ispettore mandato dalla Soprintendenza delle belle arti di Napoli. Si tratta del professore Luigi Viola, un uomo di origine modesta, grande studioso di lettere antiche, ma pratico anche del tornio e del lavoro d’artigiano come voleva nonno Cesario. In questo romanzo scritto dal figlio Giulio Cesare, ritroviamo la leggenda del “cavaliere senza macchia e senza paura” come Luigi era indicato dalla stampa locale. Taranto gli deve molto: Read More…
Il presidente dell’Autorità portuale di Taranto, Sergio Prete, in accordo col sindaco Ippazio Stefano, hanno rassicurato la cittadinanza sulla sorte dell’isola di S. Paolo. Read More…
La storia è un susseguirsi di civiltà, dominazioni e migrazioni Viaggi alla ricerca di un posto dove vivere, un luogo fisico, un benessere spirituale o, forse, un angolo fantastico nel quale rinvigorire le proprie speranze. Così sarà stato anche nel 1410 circa quando Andrea da Barberino scrisse le grandi imprese di Guerrino detto il Meschino, figlio di Milione, principe di Taranto. Read More…
La caratteristica preminente di Taranto è l’abbraccio col mare che la bagna e la culla. Due amanti che protendono vicendevolmente le braccia e si stringono per unire i loro respiri e vivere l’uno nel corpo dell’altra… “Lo spettacolo di Taranto è uno dei più appassionanti che mi sia mai stato concesso di vedere. Non credevo fosse possibile a un paesaggio di sprigionare ebrezza a tal punto. Questo è l’angolo sognato da giovani amanti estasiati, che si stringono le mani tutto il giorno-, e che chiedono alle cose di respirare, al pari loro, la beatitudine…” Così li vede André Maurel, un francese che, all’inizio del secolo scorso,ha scritto di questo rapporto languido e sensuale fra la nostra città e il “suo” mare. Questo incontro e scambio “di amorevoli sensi” ha una storia più complessa, potremmo dire che la linfa che lo nutre ed alimenta è portata dai fiumi carsici sotterranei provenienti dalla Murgia, gli stessi che hanno scavato le gravine; questi fiumi riemergono nel mare tarantino con sorgenti sottomarine dette “citri” per la somiglianza col ribollire dell’acqua in una pentola (dal greco kutros-pentola). Tali sorgenti di acqua dolce attenuano l’amarezza del mare e contribuiscono a mitigare la temperatura del clima, ma soprattutto garantiscono una fonte di vita sia nel mare sia fuori considerato che generano alcuni piccoli fiumi della superficie come il Cervero, il Tara e il Galeso.
Anche nel Castello Aragonese, in un cunicolo del torrione restaurato nel 2004, subito sotto il piano di calpestio, c’è una polla di acqua dolce oltre ai resti di un acquedotto di età classica, elementi indispensabili a garantire autonomia d’acqua potabile alla fortificazione soggetta agli assedi nemici. Come a dire che il sostentamento dell’ars oebalia arriva dal suo entroterra. Un intreccio di storie, terre e acque che dimostra quanto Taranto sia un unico corpo con la sua provincia e il suo mare.
Lucia Pulpo
Pubblicato su Cosmopolis
Gennaio 2012
Il Bruto di Michele Pierri è un libro affascinante e sorprendente.
La storia di un’anima che cerca di essere autenticamente sé stessa, malgrado i condizionamenti esterni. “[...] compiere un ritratto vivente, perenne di Bruto mi ha torturato […] quando lo ebbi tra le mani […] vidi che mi rassomigliava e non ho avuto ancora il coraggio di sopprimerlo”.
Giuseppe Pierri, il figlio che ha curato l’edizione e la diffusione delle opere paterne, ci spiega:
Perché il Bruto è rimasto pressoché inedito? Read More…
La città vecchia di Taranto è una struttura urbanistica magnifica ma trascurata e maltrattata, porta i segni dell’abbandono, palazzi con le porte e le finestre murate come in perenne quarantena per un morbo che, si dice, corra e si dilegua nei tunnel segreti nelle fondamenta di tutti i palazzi dell’isola.
Ci sono persone che abitano e vivono nella città storica, ma la maggioranza è andata via senza più tornare; perché?
Secondo la maestra Amelia Pierri la fuga iniziò per imposizione comunale, quando la zona venne “evacuata” per attuare la ristrutturazione.
Il 22 Novembre 1968 si tenne nel salone ella provincia, una memorabile tavola rotonda (con Ungaretti, Brandi, Argan, Gillo Dorfles, Bassani, Spagnoletti) per promuovere il piano di ristrutturazione progettato dall’architetto Francesco Blandino destinato a salvaguardare e recuperare l’antico centro urbano contro le proposte di demolizione degli stabili avanzate da più parti. Il 15 Febbraio 1971 il piano di Blandino fu votato ad unanimità dal Consiglio Comunale di Taranto.
Per procedere con i lavori di ristrutturazione gli edifici furono svuotati. Gli abitanti lasciarono le case senza essere adeguatamente “segnati”; per questo quando l’intervento finì, gli inquilini furono ricollocati in posti diversi. Persero così i propri affetti, i propri vicini, le proprie mura.
Inoltre, le case nuove erano più comode con i doppi servizi e di conseguenza perché cambiare ulteriormente alloggio?
Forse le porte sono chiuse perché il cantiere è ancora aperto o da aprire?
Pubblicato il 12/01/2012
su www.cosmopolismedia.it
Molti talentuosi nascono a Taranto e finiscono col vivere altrove, come ad
esempio, il pittore Valerio D’Ospina.
Valerio, così giovane (nato nel 1980) e già anche insegnante universitario… per questo sei andato in America, qui, in Italia non c’era posto?
Adesso, in Italia, lavorare nella scuola sembra davvero difficile. Mentre studiavo, a Firenze, per l’esame finale di abilitazione all’insegnamento, mi hanno chiamato a tenere un corso di Disegno e Pittura alla Indiana University of Pennsylvania. Ho lasciato Firenze per ragioni “sentimentali”. Read More…