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Gian Marco De Francisco e l’impegno dei libri di fumetto

Il nostro picnic tra i libri, volge verso il termine ma non l’impegno alle lettura dei libri accarezzati. Proprio d’impegno ci parla Gian Marco De Francisco: impegno nel trattare storie, impegno nel leggere, impegno nel trasmetterle…

A lei spesso si affianca l’etichetta di “fumetto d’impegno civile”. Cosa mette nelle sue graphic novel e cosa cerca in quelle che legge?

Potenzialmente, a me va benissimo, ma come tutte le etichette può diventare “altisonante o limitante” a seconda delle situazioni. Mi permetto di precisare che quello che faccio con Ilaria Ferramosca rientra nell’alveo del “Graphic Journalism” inchiesta grafica-visiva, ridotto è fumetto d’impegno. Nei miei lavori metto l’attenzione al dettaglio, raccontando storie vere, l’attenzione filologica è, per me, un fil rouge che è un timone: per quanto mi riguarda come documentazione visiva, per quanto riguarda Ilaria , per la sceneggiatura attinente ai fatti reali, si potrebbe tendere a romanzare e non vogliamo assolutamente.

Sono un lettore onnivoro, mi piace un po’ di tutto, mi piace Zerocalcare che è impegnato così come leggo Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, poi fantascienza e fantasy non ho limiti, gusto tutto l’importante è che la storia mi lasci qualcosa.

2. Si può parlare di generi delle graphic novel come per i romanzi?

In realtà “Graphic novel” è un modo molto carino per dire fumetto. Novella grafica in Francia ma, essenzialmente, sono romanzi/racconti illustrati e sono declinabili in tutte le modalità dal giornalismo d’inchiesta fino alla narrazione totalmente fantasy, è un macro-insieme che ha tanti sottoinsiemi, non vedo compartimenti stagni.

3. Lei è co-fondatore della scuola “Graffite”. Il fumetto è una lettura giovanile o inizia ad essere seguito anche dagli adulti?

Dipende; di primo acchito avrei detto di no ma dipende: mentre diversi anni fa il fumetto era legato a un target giovanile, e questa etichetta gli è rimasta un poco addosso, che il fumetto sia una cosa poco seria addirittura legata ai giornaletti per bambini, come Topolino e altri. Oggi la fascia che all’epoca era adolescenziale o bambina, è cresciuta e divenuta adulta (come me che ho più di quarant’anni), quindi il lettore accanito di oggi è più maturo e attento, per quanto riguarda il fumetto. I ragazzi si avvicinano ma è qualcosa che percepiscono troppo impegnativo, non vecchio ma impegnativo perché la fruizione di un video di youtube è imparagonabile con la lettura di un fumetto. Ci vuole troppo impegno per un fumetto mentre un video rimarne a pelo d’acqua superficiale e quindi la funzione di scuole come la nostra è quella di far reinnamorare ragazzi e giovani di questo media, scuola che serve a far conoscere il fumetto perché bisogna conoscere qualcosa per poterlo amare.

4. La quarantena ha fermato festival, presentazioni e laboratori. Le alternative on-line sono valide per la diffusione di fumetti e graphic novel?

È un’alternativa, se sia valida o meno lo sapremo prossimamente, sono tutti dei test, adesso si è innescato un meccanismo d’anticorpo culturali che ha portato a reagire ad una situazione che non è naturale per l’essere umano considerato come essere sociale. Noi abbiamo bisogno della presenza, della socialità per poter condividere… della presenza materica, della carne per poter apprendere e informarci, lo possiamo fare anche attraverso i mezzi virtuali però, per me, è un palliativo, lo possiamo fare una tantum ma, oggi, siamo costretti ad un overbooking, un sovra-dosaggio di tutto questo ma una fiera è qualcosa d’imparagonabile all’attività on-line. Certo la fiera di Lucca comics che si svolge ad ottobre/novembre sta vedendo come organizzarsi con mezzi alternativi, però una fiera di fumetto on-line non è una vera fiera, è un’altra cosa.

5. Quando e perché ha deciso di dedicarsi ai fumetti e c’è un libro che l’ha ispirata e che consiglierebbe per questo?

Tanti sono i libri, però alcuni mi hanno fatto da serranda, le storie di John Byrne, i magnifici 4 e la riedizione di Superman, oppure “Giorni di un futuro passato” degli X-men (coni i disegni del canadese Byrne), quindi un imprinting molto americano, dopodiché mi sono appassionato ai francesi con “Rork” di Andreas Martens e oggi, da lettore adulto, avrei l’imbarazzo della scelta a raccontare cosa mi piace oggi.

Lucia Pulpo

Note: Gian Marco De Francisco nato a Taranto dove lavora come architetto e disegnatore, tra le sue opere: Un caso di stalking, Ragazzi di scorta, Nostra madre Renata Fonte, Charlotte Salomon.

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