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Gabriella Genisi, i libri e la realtà

Quando si parla di donne spesso sisente dire che sono “multi-tasking” capaci di fare e pensare più cose simultaneamente. Così sono anche i libri che scrivono, come ci spiega la scrittrice Gabriella Genisi.

1. Gabriella Genisi, i suoi libri generalmente sono classificati come gialli/noir, questo è limitativo per lei? Inoltre cosa mette nei libri che scrive e cosa cerca in quelli che legge?

Sì, può essere limitativo perché, oggi, un giallo-noir anche un romanzo sociale perché racconta la società contemporanea, anche un romanzo che analizza temi d’inchiesta ad esempio le eco-mafie. Io cerco di raccontare una città e un personaggio attraverso un doppio filo,per esempio, la commissaria Lobosco seguo la sua vita lavorativa e la sua vita privata perché un investigatore ha come tutti noi una vita privata e una di relazioni.

Per quanto riguarda la città, cerco di raccontarla nei suoi chiaro-scuri, cioè nei suoi aspetti positivi ma anche in quelli che non funzionano altrimenti farei una guida turistica, c’è molto territorio ma cerco anche di raccontare le storture. Quando leggo cerco delle storie, un punto di vista interessante ma anche una bella scrittura; non amo le scritture ridondanti, mi piacciono quelle essenziali. Proprio ieri sera ho finito di leggere “La Peste” di Camus che avevo letto, anni fa, in lingua originale.

2. Il suo commissario Lollita diverrà protagonista di una serie televisiva come è successo già per altri da Montalbano alla Tataranni. Dunque è questo il futuro dei libri gialli: divenire sceneggiatura per serie televisive?

No, non necessariamente. Ci sono storie che vengono scelte dalle case di produzione televisive perché hanno un’accezione più universale ma, secondo me, i libri hanno una funzione legata più alla parola. Poi ci sono dei personaggi adatti allo schermo, dipende anche dalla scrittura. Spesso, i miei lettori mi hanno detto che ho una scrittura molto visiva, molto cinematografica. Involontariamente, i miei libri nascono quasi come sceneggiatura perché quella è la mia cifra, infatti il lettore mentre legge il mio libro riesce già a visualizzare il luogo, il personaggio e come si muove.

3. Secondo lei, qual’è la differenza fra letteratura e sceneggiatura?

La letteratura contiene una visione mentale non necessariamente riconducibile alle immagini, il lettore è portato a immaginare, riempire gli spazi vuoti. Le sceneggiature, invece, consegnano allo spettatore un prodotto già finito dove lo spazio per l’immaginazione è pressoché nullo. .

4. La quarantena ha fermato festival, incontri letterari e presentazioni di libri. Quanto queste performance, sono importanti per il libro e forme alternative come i video via social sono davvero valide?

Abbiamo trovato un modo per stare vicini ai lettori e per comunicare ma, credo che, essere vicini sia sempre la cosa migliore, andare a incontrare gli autori o i lettori è molto, molto bello esprime un calore umano che attraverso i video non si riesce a trovare. Quello dei video è stato un modo per mantenere un contatto e sentirci vicini anche nel brutto momento che abbiamo vissuto che è stato difficile per tutti. Se poi sia stato utile anche per le vendite delle case editrici non so, non abbiamo riscontri.

5. Quando e perché ha deciso di scrivere romanzi e c’è un libro che l’ha inspirata e che consiglierebbe per questo?

Non c’è stato un momento in cui ho deciso di scrivere ma c’è stato un momento in cui ho sentito la necessità di farlo. Ci sono tantissimi libri che mi hanno ispirato. Forse, quando ero piccola, ‘immedesimavo tantissimo nella Jo di piccole donne, nel suo rifugiarsi in una soffitta per leggere e poi in questo amore per la scrittura che scopre improvvisamente e inizia a scrivere libri, sì questo mi è servito tanto.

Lucia Pulpo

Nota: Nata a Bari, vive vicino al mare, tra i suoi numerosi romanzi Come quando fuori piove, La circonferenza delle arance, Uva noir, Spaghetti all’assassina, Gioco pericoloso, Mare nero, Dopo tanta nebbia, La teoria di Camilla, Pizzica amara.

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