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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Alessandro Tota e il fumetto

Oggi apriamo un libro di fumetti e la voce che ci accompagna è quella di Alessandro Tota. Autore di fumetti che ha vinto diversi premi come Prix du concours pour jeunes auteurs e tra i fondatori della rivista Canicola . Si unisce a noi da Parigi dove vive e lavora da diversi anni.

1. Per lei, il fumetto e la graphic novel cosa sono, cosa mette in quello che fa e cosa cerca nei fumetti che legge?

Il fumetto è un linguaggio che parlo da sempre, per cui il modo in cui lo uso è abbastanza articolato… ho realizzato diari a fumetti, romanzi ambientati nel passato, racconti per bambini… cerco di metterci le cose che mi piacciono, ma soprattutto di divertirmi mentre li faccio. La parte artigianale è molto lunga, per cui bisogna essere contenti del materiale su cui si lavora.

Per quanto riguarda i miei gusti, a me piacciono molto i fumetto che fanno ridere, alcuni autori autobiografici. Poi apprezzo tante cose diverse, ma in realtà da qualche anni mi interesso soprattutto al disegno “puro”. Tomi Ungerer, Sendak, Topor…

2. Come è nato il fumetto e quando è diventato graphic novel?

Volendi sintetizzare, il fumetto come lo concepiamo noi è nato negli Stati Uniti tra 800 e 900, sulle pagine dei quotidiani. Poi ha conosciuto tante trasformazioni, adattandosi a tanti supporti diversi, restando linguaggio popolare. Finché in una delle sue periodiche trasformazioni per adattarsi ai tempi correnti, non si è trasformato in graphic novel, diventando finalmente presentabile in società. Non scordiamo che questo linguaggio è storicamente sempre stato considerato l’ultima ruota del carro, praticamente spazzatura.

Va ricordato che il fumetto era “culturale” anche prima, indipendentemente da quello che dicevano molte persone, ma lo era in modo diverso dalla dimensione romanzesca, che ha portato con sé anche quella giornalistica. Forse era più forte e sovversivo prima a dire la verità…

Comunque il fumetto è un linguaggio molto vivo, perché è quasi sempre opera di un individuo che lo realizza per bisogno personale.

3. Nell’era digitale, qual’è il futuro della graphic novel?

Mi piacerebbe saper rispondere. Per il momento va abbastanza bene, la gente preferisce sempre leggere su carta i fumetti… per il futuro non saprei proprio dire.

4. La quarantena da coronavirus, ha fermato festival, fiere, mostre e incontri con l’autore, quanto questi eventi sono importanti per il libro e il suo autore?

Moltissimo. Incontrare lettori e colleghi è il momento che ti ripaga dei mesi in cui sei stato da solo a disegnare! Poi hanno una grande importanza economica per i piccoli e medi editori, sono occasioni di vendita diretta

5. Quando e come ha iniziato a esprimersi col fumetto? C’è un libro che ha catalizzato i suoi interessi sul fumetto e quale consiglierebbe di leggere a chi è estraneo ad essi?

Ho sempre disegnato, non ricordo un momento della mia vita in cui non abbia voluto far fumetti. Per me sono stati decisivi i fumetti di Andrea Pazienza, il libro di Filippo Scozzari Prima Pagare Poi Ricordare, e i fumetti di Robert Crumb. Per chi è interessato al graphic novel consiglio Maus di Art Spiegelman e 5000 km al secondo, di Manuele Fior. Anche se forse il mio preferito è “Sono un giovane mediocre” di Gerard Lauzier.

Lucia Pulpo

Nota. Alessandro Tota è nato a Bari. Fra le sue opere: Yeti, Fratelli, President, Il ladro di libri, Caterina, Charles, Estate.

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