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Cosimo Argentina e il romanzo

Iniziamo la nostra avventura parlando del romanzo con lo scrittore Cosimo Argentina. Una voce fuori dal coro che parla sinceramente in modo chiaro e diretto senza giri di parole… “Nud’e crude” per citare un altro dei suoi libri…

1. Cos’è, per lei il romanzo, cosa mette nei romanzi che scrive e cosa cerca nei romanzi che legge?

Un romanzo è la narrazione di eventi realizzata attraverso la sensibilità di chi scrive. Il come e il cosa. Un evento banale trasformato nell’EVENTO.

Significa universalizzare un rutto ed elevarlo ad arte. Narrare vuol dire rendere partecipi gli altri delle proprie vicende, idee, paranoie, storie, fantasie. Io nei miei romanzi metto quello che mi interessa, la lotta quotidiana contro il male di vivere. La sopravvivenza e la follia. La danza davanti alla morte e la furia cieca del macabro che alberga in ognuno di noi. Nei romanzi che amo leggere invece cerco un qualcosa che mi faccia pensare. Quando chiudo un libro devo essere cambiato, essere stato cambiato in un modo o nell’altro. Cerco qualcosa che lasci un segno.

2. Luca Doninelli ha detto che il romanzo nasce quando il teatro non riesce più a rappresentare la complessità della commedia umana

e che,nel nuovo millennio, tale funzione è soddisfatta solo dalle serie televisive. Lei è d’accordo?

No, non sono d’accordo. Assolutamente. Il romanzo, il teatro, il cinema, la tivù e le sue serie sono tutte forme artistiche collegate ma indipendenti. Certo, ci sono forme che vivono un momento alto ( attualmente serie tivù e grafic novel sono molto creative) e forme che sono in crisi (teatro e letteratura, non stanno offrendo nulla di significativo). Ogni epoca ha prediletto delle forme più di altre. Solo la musica è trasversale a ogni momento storico, per il resto il romanzo ha iniziato il suo declino a metà ‘900 e la colpa è anche dei narratori che nel tentativo di inventarsi qualcosa di nuovo hanno provato vie alternative non supportati da un talento sperimentale e inoltre hanno spacciato per capolavori roba mediocre. In più la pigrizia del pubblico ha fatto sì che si prediligesse una forma artistica più fruibile, semplificata.

3. Molti romanzi diventano il canovaccio di spettacoli teatrali, film e serie televisive… qual è il futuro del romanzo, secondo lei?

Non ha futuro. È un cadavere che cammina. Sempre meno gente leggerà e resterà un’esperienza di nicchia. I canovacci per serie tivù o film sono un giochino sporco che gli scrittori adottano per vedere le loro opere sullo schermo e fare qualche soldino. Scorciatoie per la fama. Quella non è letteratura, è sceneggiatura. Chi scrive per il teatro dovrebbe fare quello nel momento che lo decide. Chi scrive per la tivù dovrebbe fare quello. Chi scrive romanzi dovrebbe fare quello e non mettersi a scrivere in proiezione di un futuro lavoro cinematografico.

4. La quarantena ha fermato festival, incontri letterari e presentazioni di libri. Quanto e come, queste performance, sono importanti per il libro e ci sono forme alternative per raggiungere i lettori come i video via social?

Tutto tempo sprecato. Cazzate fatte ad arte per soddisfare qualche social o qualche organizzatore o qualche assessorato alla cultura. Sì, per l’amor di dio, lo si fa. Ma non serve a nulla. Così come non servivano le presentazioni. A una presentazione di Fabio Volo ci andavano in cento, ma lui non ne aveva bisogno. Ma la media di spettatori degli altri narratori (esclusi parenti e amici) è di cinque massimo dieci persone. Di queste dieci, due, tre comprano il libro. E uguale coi video. Lo guardano in cinquecento e due comprano il libro. I veri lettori non hanno bisogno di tante menate, il libro se lo cercano, hanno i loro fedeli consiglieri. Per gli altri è una posa. Soprattutto il pubblico dei festival letterari che personalmente detesto. Gente che si aggira tra gli stand per poi poter dire sono stato al festival della letteratura di Mantova, ho visto Tizio ho fatto un selfie con Caio… una burletta che non copre mai le spese né l’impegno di un autore a spostarsi da qui a lì.

5. Quando e perché ha deciso di scrivere romanzi e c’è un libro che l’ha aiutata a divenire scrittore e che consiglierebbe per questo?

Mi piaceva scrivere. Mi piace ancora. Mi piacerà sempre, immagino. Ho iniziato perché mi piaceva e da allora non ho più smesso. So fare solo quello. In altri campi non sono un gran che, mentre in quello della scrittura mi sento a mio agio. Sono un mediocre con un briciolo di talento nell’inventare storie. E siccome la vita così com’è mi dà il voltastomaco la rimodello attraverso la scrittura. Scrivo romanzi, non so se buoni romanzi o cattivi romanzi, ma mi viene naturale farlo. Non c’è stato un libro in particolare che ha fatto scattare in me la voglia di scrivere, ma se devo citarne uno è quello dei racconti dell’arabesco e del grottesco di Edgar Allan Poe.

Lucia Pulpo

Nota: Cosimo Argentina, nato a Taranto vive a Meda (Mi). Aautore di 17 romanzi ( tra cui Il cadetto, Maschio adulto solitario, Vicolo dell’acciaio, L’umano sistema fognario, Legno verde), diversi racconti e poesie ed autore e regista teatrale.

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