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2045, le avventure di Mimino

Nell’anno astrale 2045 Siderlandia festeggia la sua raggiunta posizione di “Società di fratellanza” dove i suoi cittadini sono tutti ugualmente disperati perché manca il lavoro, il pane, manca aria da respirare, la dignità di resistere alla disperazione violenta e manca pure la salute per scappare lontano. In quello che sarebbe stato “il giardino delle delizie” se Bosch avesse cercato una location per il suo trittico.

Si è completamente persa sia la bellezza che il suo desiderio e Mimino si nasconde fra i ruderi della città per evitare incontri pericolosi con le ombre, ovvero con gli zombie famelici che girano nei quartieri in cerca di carne fresca di cui cibarsi. La carne è difficile da reperire da quando cani e cavalli sono diventati sacri nel credo vegano, i ratti (si sa) sono i primi ad abbandonare la barca che affonda, pecore, capre e buoi si sono estinti, pesci e uccelli si sono rifugiati altrove, mentre i conigli, guidati da un attacco di panico, si sono dispersi a nord, portandosi dietro altre specie di animali. Tutti via, prima del grande terremoto che ha spento le luci di Siderlandia costringendo le ombre, fin ora nascoste nelle sue fondamenta, a uscire allo scoperto.

Il nostro avventuriero è cresciuto al confine col basso Salento, cresciuto bene innaffiandosi col Primitivo. Mimino ha imparato, da solo, a leggere e scrivere, un giorno mentre si nasconde dal sibilo che precede l’arrivo dei morti viventi, trova uno strano libro con le istruzioni per costruire “la macchina del tempo”. Il giovane ribelle affascinato dall’idea di poter scappare da quella realtà, inizia a fantasticare sulla data da inserire nella macchina. Tuttavia, presto chiude il libro sbuffando perché la macchina lo porterebbe in un altro tempo lasciandolo nello stesso luogo di provenienza e lui nemmeno osa immaginare qualcosa di bello e buono nel futuro di quella landa.

Correndo con gli occhi sulle copertine di altri tomi, scopre un volume dedicato alla telepatia Si ricorda di una storia raccontatagli da piccolo, di un uomo che si era messo in contatto con un extra-terrestre tramite il pensiero telepatico. Dopo aver sfogliato il testo, si cimenta nell’impresa “Extraterrestre portami via, voglio una stella che sia tutta mia, extraterrestre vienimi a salvare voglio un pianeta in cui ricominciare”.

Incredibile a dirsi, ma Mimino riesce nel suo intento e, con un speciale teletrasporto”, viene dislocato sul pianeta appena inaugurato dai cinesi con ossigeno, acqua, luce e robot con sembianze animali che accolgono l’uomo per studiarne i difetti di cui approfittare se si ribellasse al suo nuovo status di schiavo. Inizialmente Mimino è contento dei suoi nuovi amici ma un po affamato dalla disponibilità esclusiva di integratori in pillole o bustine da sciogliere in acqua. Quando intuisce il gioco di cui è vittima, manda telepaticamente messaggi con richiesta di aiuto. Tuttavia Siderlandia è sprofondata, forse è stato il mare a salirle su “a caricoccio”, ora Mimino piange perché magari impegnandosi a cercare il modo per aggiustare le cose invece che buttarle via e scappare… forse, tornando indietro nel tempo… forse la storia non si fa con i se, ed ora è finita.

Comments

  • Raffaella Novembre 17th, 2019 at 11:55

    Si la storia si fa con i fatti e con le ribellioni per rivendicare i propri diritti. Cosa che a noi italiani è sconosciuta. Mentre i nostri vicini francesi combattono da 1 anno

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