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Alle origini della solidarietà

Solidarietà è una di quelle bellissime parole che viene praticata quando conviene, quando c’è un debito o è previsto nell’immediato futuro. Chiesta da chi si sente privato di un bene “comunitario” e praticata (nel migliore delle ipotesi) da chi gli è vicino, a stretto contatto e quindi contagiato dalla sua richiesta. Esagero? Troppo cinica, forse, ma il mio ragionamento scaturisce dall’origine stessa della parola: obbligazione in solidum.

La prima apparizione del concetto “solidarietà” si fa risalire al diritto romano, quando un gruppo aveva un debito in comune lo si definiva in solidum. Vale ancora oggi per le piccole società, ma anche per realtà condominiali, nel contratto si decide che i soci (o i condomini) sono sono sempre responsabili in solido nei confronti dei creditori della società e quindi rispondono tutti del debito contratto insieme. Il creditore può addirittura chiedere il pagamento totale a uno di loro e poi questi si rifà sugli altri (se qualcuno non paga le spese condominiali, tutti gli altri pagano per lui o tutti subiscono le conseguenze). Ovvero il fatto di avere un debito in comune è alla base della solidarietà. Si potrebbe dedurne che chi non sia in debito o in credito, non debba necessariamente essere solidale.

Solidum significa: compatto, solido, compiuto, reale, non importa chi o quanti siano ad essere solidali, basta che riempiano completamente lo spazio (anzi meglio: il vuoto, il buco) assicurato con obbligazione. Quindi solidarietà come sinonimo di assicurazione e non più mero debito.

Ma i soci devono onorare un contratto, perché è il contratto che sancisce l’obbligazione e definisce creditori e debitori immortalando il debito e le sue cause.

Facile sembrerebbe comporre le parole società/sociale e contratto risalendo fino al “Contratto sociale” di J. J. Rousseau secondo cui lo stato di natura in cui inizialmente viveva l’uomo era una condizione idilliaca rovinata dall’usurpazione della proprietà privata, gli uomini, per vivere in armonia tra loro, sottoscrivono un contratto sociale impegnandosi a rispettare le leggi di convivenza civile con cui è costruito lo Stato… Tuttavia il contratto sociale proposto da Rousseau per raggiungere una condizione di felicità o, almeno, di comune benessere non è un contratto in grado di garantire (per Durkeim) la solidarietà sociale a cui tutti gli uomini dovrebbero continuamente contribuire facendosi garanti del benessere di tutti. Secondo E. Durkeim, solidarietà e giustizia sociale sono due emissari dello stesso fiume che nutre e disseta la società permettendone la sopravvivenza.

Dunque la solidarietà è una garanzia per il benessere di una società. In questo caso debitori e creditori sono accomunati dall’obbligazione, non separati, non uno contro l’altro armato, ma uno complementare all’altro sulla via della felicità di tutti, purché tutti rispettino i patti e ognuno faccia la sua parte.

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