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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Amicizia

Gregorio ascolta, questa volta ti chiamo in causa e cerca di ribattere e giocare con le mie parole anche se non ti sentissi il protagonista. La stella di questo cammino si chiama amicizia, non è una stella cometa ma brilla nel suo nord. Noi siamo una élite ristretta, aperta, compatta nelle sue briciole; abbiamo guadagnato medaglie sul campo dove abbiamo guarito o lenito le ferite ricevute altrove. Un ricovero dove i malati curano i dottori e cantano canzoni stonate alle infermiere che non hanno canzoni nel cuore. Una volta guadagnata la medaglia, rimane per sempre, anche quando non si calpesta più la polvere del campo. Però, anche a distanza, la medaglia bisogna lucidarla e mantenerla splendente, ognuno per la propria coscienza, per non confonderla con una patacca stile “teste di Modigliani” uscite da sottoterra per farsi beffa di ipocriti benpensanti.

Non tutti i miei amici lustrano la medaglia conquistata prima d’uscire di scena, li sorprendo su altre chat con amici comuni quando non hanno più saluti per me, ma quando ripenso alle risate, alle discussioni e alle sorprese che mi travolgevano in loro compagnia: finisco per ingrandire la riconoscenza onorifica… ricordi che fanno stare bene e lucidano gli occhi, propositi e speranze. Ricordo compagni di gioco e di classe, alle elementari uno fu che mi folgorò: “Passero solitario”. Strano amico di una vita, infatti tempo dopo il passerotto si è presentato sul mio balcone, come fossimo due amici di penna che si danno appuntamento quando già si conoscono bene e si riconoscono come nei sogni pur mostrando facce diverse, lo chiamai Frizzantino e gli scrissi una poesia. Poi fu il canto alla luna e tutte le poesie con cui ho sentito il mondo vero, vivo e vegeto.

I miei amici hanno la poesia “in pectore” e vanno dritti in fondo ai miei occhi aprendo i pugni che stringono le mie viscere, per questo ridiamo, balliamo e discutiamo riconoscendo e rispettando reciprocamente le nostre autenticità diverse, sempre. La vita nelle poesie mi accarezza l’anima e la sincerità degli amici mi fa sentire una regina fra re, principi e principesse. Incantesimo o favola è solo la premesse per giocare insieme. Condividiamo vita senza scambiarci promesse o rancori. Bello è esserci e insieme andare al mercato, come carciofi alla guerra di Neruda, senza lasciarci svilire da contrattazioni e compromessi al ribasso con la realtà. Questo è il nostro modo di sostenerci. Il bene di uno ha qualcosa di buono per tutti. Moschettieri che scacciano mosche. Se son passati anni senza vederci… basta prendere la penna in mano e dare nuovo inchiostro alla poesia che si è riparata con noi mentre il tempo reale grondava fulmini e pioggia. In una tregua incantata ci siamo sempre noi, quelli che non rispondono a tutte le domande anzi ne cercano di nuove per continuare a confrontarsi senza badare a spese, meglio troncare esplicitamente in silenzio che ridursi a sospendere la nostra autenticità con una marea di parole insignificanti. Al mio posto ha scritto il filosofo poeta di Roocken: “Eravamo amici e ci siamo diventati estranei. Ma è giusto cosi e non vogliamo dissimularci e mettere in ombra questo come se dovessimo vergognarcene. Noi siamo due navi, ognuna delle quali ha la sua meta e la sua rotta; possiamo benissimo incrociarci e celebrare una festa tra noi, – come abbiamo fatto – allora i due bravi vascelli se ne stavano cosi placidamente all’ancora in uno stesso porto e sotto uno stesso sole che avevano tutta l’aria di essere già alla meta, una meta che era stata la stessa per tutti e due. Ma proprio allora l’onnipossente violenza del nostro compito ci spinse di nuovo l’uno lontano dall’altro, in diversi mari e zone di sole e forse non ci rivedremo mai – forse potrà darsi che ci si veda, ma senza riconoscersi: i diversi mari e i soli ci hanno mutati! Che ci dovessimo diventare estranei è la legge incombente su di noi: ma appunto per questo dobbiamo ispirarci una maggiore venerazione!”.

Comments

  • Raffaella Settembre 1st, 2019 at 17:27

    Gli amici veri si contano sulle dita di una mano e spesso 5 dita sono davvero troppe. Ma chi se ne frega. Ci sono bambini africani che non mangiano tutti i giorni, hanno un po’ di maglietta attorno ai buchi che solcano i vestiti eppure ridono. E per un biscotto sfoderano il loro sorriso più bello. Il mondo è pieno di persone ma non di amici. E allora facciamo altro. Sorridiamo ad un passero che si ferma sul balcone, ringraziamo il mare per le belle sensazioni che ci fa provare, ad un bel tramonto…sorridiamo….

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