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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

New Age (XIII Capitolo)

“Un altro mondo e possibile” recitava una canzone dei Modena City Ramblers, ma io lo speravo già da tanto. Tuttavia, avevo accantonato l’idea, travolta da una maturità che ha il gusto dell’appassito di mele. Candido si burlava del migliore dei mondi di Leibniz, non siamo all’altezza di tali speculazioni ma “francamente” fan ridere.

Ciao Gregorio, questa mattina si è ricomposta un’immagine che, forse, avevo buttato, accartocciato, nascosto dietro un cassetto dall’apertura difettosa. Sono capitate tante cose ieri, un tempo lungo anni, la memoria limitata del mio disco rigido si auto-pulisce periodicamente con l’antivirus e butta a mare l’acqua sporca con tutti i salvagenti trovati o costruiti durante i naufragi.

Gli atti sono solo la rappresentazione di pensieri e sentimenti. Anche quando sembrano seguire suggestioni istintive, gli atti sono imbevuti della materia personale da cui sono prodotti. Camminare a piedi nudi sulla sabbia dona delle sensazioni bellissime, apre il respiro e il punto non è camminare sulla sabbia ma l’effetto che fa. Ritrovare quell’effetto senza poter camminare da sola è la mia ricerca di “un altro mondo possibile”. Il fatto di essere disabile limita i miei atti non le mie possibilità.

Vedi tempo fa lessi che gli indigeni (forse dell’Amazzonia o di qualche terra africana) quando inizialmente vennero a contatto con la civiltà non salivano piccoli scalini che i ricercatori gli mettevano davanti, no, loro, ci giravano intorno senza scavalcarli salendoci sopra. Per noi l’azione di salire il gradino è la più rapida ed efficiente, l’unica cosa sensata da fare. Per arrivare all’obiettivo non c’è un modo unico, un’unica via e la disabilita ti costringe a prendere altre strade, sei tu che devi studiare la via giusta per te in quel momento. Una continua ricerca di un altro mondo possibile. Inutile dirti che ci sono ostacoli, difficoltà e che i “normali” spesso ti fanno lo sgambetto con le loro resistenze consce o inconsce, ma loro hanno un modo solo di respirare e spesso non sono curiosi di cercare o di provarne altri perché quello acquisito funziona già. Alla fine, noi siamo rivoluzionari! Questo pensiero m’inebria, decisamente, m’inebria. Le resistenze sono incredibili, sopratutto se sei intriso di quella razionalità normodotata che vuole che il mondo giri seguendo le leggi che lei ha studiato e promulgato.

L’uomo nuovo da Nietzsche a Che Guevara è una mente che interpreta diversamente il mondo attuale. La proiezione è troppo audace, concordo con te, ma bisogna avere riferimenti alti per orientarsi nel mondo delle idee. L’importante è mantenere “l’occhio sulla penna” (citando un film di Bud Spencer e Terence Hill) non è importante l’atto immediato quanto il risultato ultimo che ne deriva. Allenati oggi, allenati domani, si formeranno i muscoli adatti.

Fra l’altro importa come ti prepari, l’impegno che investi per arrivare all’effetto, la tenacia nel ricominciare a studiare e rifare il tuo atto. L’impegno vale il rispetto che hai di te stesso da qui parte la fiducia verso la realizzazione del mondo possibile.

Ho perso di vista le mie idee quando non riuscivo a realizzare niente. Difficile trovare un altro mondo quando nessun altro lo vuole. Allora vuol dire che non è perfetto e bisogna ricominciare tutto, basteranno le mie energie e i miei giorni? Possiamo provare a trovare il nostro mondo, oppure controfirmare che questo e già il migliore dei mondi possibili dove lasciare i nostri resti mortali.

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