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Guerra al mondo intero (XII Capitolo)

Basta, oggi al diavolo le buone maniere. Gregorio, Lucia, ego superato o sottomesso, oggi non sono comprensiva e non m’interessa essere chiara… Blues, baby blues. Baby… no more, no ragionevole, la musica mi straripa dalle tempie e balliamo sul mondo! A piedi scalzi lasciando impronte di fango e sudore. Sulla testa non ho niente, il cielo mi sta tutto intorno per volare e guardare il mare dall’alto con i Negrita, acrobati in copertina a testa in giù.

Ci sono cose da fare meglio e prima di altre ma, intanto, vivo e se fa freddo, salterò di più a piedi uniti, come per ripetere i calci che il nonno dava ai nemici. Se le guerre non si vincono, vi porterò via le battaglie, lasciando a voi l’amaro in bocca di questi giorni chiusi in casa fra il grigio di vetri appannati dalla pioggia e, perfino, dalla neve. Le guerre sono sporche, ingiuste, sbagliate, però, oggi, sono contro tutto e tutti, ho bisogno di spaccare tutto, rabbiosa e violenta come un animale ferito e messo all’angolo.

Ciao Gregorio, lunga parentesi iniziale, ma sono fatta cosi, da quando la sedia a rotelle m’impedisce di ballare mi sfogo con parole che non sono aria e suoni logici ma schizzi di sangue che evapora e non per niente sono anemica!

La poesia non è semplice metafora o un’interpretazione che l’anima fa della realtà; no la

poesia è realtà essa stessa. Deve respirare o soffoca i polmoni cercando di tirargli fuori l’ossigeno che serve a lei. Qualche volta si veste di musica, come i primitivi si coprivano con la pelle di animali mangiati. Qualche volta è la musica a scuoiare gli uomini e indossare la loro poesia e, forse, andare nudi e l’unica maniera per restare vivi.

Potrebbe fare molto freddo, fino a scottarti la pelle con bolle e febbre… invece quella è la tua anima che affiora per salvarti dalla morte dell’indifferenza. Ecco perché devi camminare nudo fra la folla senza abbassare mai lo sguardo.

Bene Gregorio, questo è delirio, ogni tanto mi è utile per rinsavire, persa nel deserto con i Doors, cattiva in stile Marilyn Manson, fuori dalle mie melodie usuali. I viaggi lontani da casa spesso si fanno per spezzare la routine delle abitudini quotidiane. I miei deliri mi servono a evadere dalla me stessa che si adatta alla realtà circostante. Talvolta la realtà quotidiana diviene un’armatura pesante da togliere, tanto da sembrare un tutt’uno con la mia pelle. Si, certe volte credo che la mia pelle sia troppo integrata con quella armatura e non mi piace questa integrazione perché perdo poesia, musica ed esuberanza.

La mia anima cammina nuda. I colori proiettano su di lei le loro fantasie, ma io non voglio

ombre, gioco un po’ ma non indosso nessun disegno e se me lo cuci addosso, prima o poi straccio la veste e litighiamo definitivamente. Questa è stata la fine di molte delle mie amicizie, capendomi spoglia, molti sono contenti di mettermi vestiti da loro cuciti. No, nuda e spettinata. Non selvaggia, mi piacciono i passi gentili con un’andatura eretta e sorridente ma niente fronzoli. Conoscere il profilo dell’anima serve a ricordarmi come sono e a piacermi anche in cattività. Animale che guarda il mondo chiuso fuori da sbarre di ipocrisia e ignoranza. Non sanno di essere chiusi fuori da loro stessi.

Sento intonazioni diverse dai blues neri ai blues brothers fino ai Modena City. Sonori urli e risa scoppiettanti nell’annunciare con le trombe il proclama della libertà. Abbiamo sciolto gli ormeggi, nonn inseguiteci se non sapete volare.

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