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2. La giusta domanda (Eserciziario)

Ciao Gregorio, ieri, scrivendo per il mio blog, ho rivisto i miei appunti filosofici sulla domanda giusta. Ne ho speso di pensieri dietro questa idea… tutti benedetti! Non ci penso più spesso, ma ora ci sarai tu a ricordarmelo!

Dalla prima operazione che rifiuto di perdere tempo appresso domande del tipo: “perché a me?” “che colpe ho per meritarmi questa punizione?” “quanto e fino a quando dovrò sopportare?”… Chiacchiere senza soluzione e senza utilità se non sentirsi peggio. No, la domanda giusta da porsi è quella che mi sprona a cercare una soluzione, quella che già per il fatto di farsela mi fa fare un passo avanti verso me stessa. Una variante di “godersi il viaggio al di là della meta”. Lo ripetevano sempre nella pubblicità anni ‘ 90. Oppure, semplicemente, è la preparazione ad un esame, studio che ci aiuta a crescere qualunque sia il risultato numerico dell’interrogazione. “Cosa posso fare per tornare a cantare?” Io e lady jazz non siamo modelle e non abbiamo un carattere semplice da condividere, però il suo canto è così magnifico da far scomparire il mondo, nessuna dea o sirena riesce nell’impresa. Non ho energie e tempo da perdere. La domanda giusta non è una cosa precisa e perfetta da afferrare una volta per tutte, assomiglia di più a una strada da intraprendere per avvicinarsi a casa. Non è detto che sia la migliore ma quella su cui portarsi avanti per salvarsi. Il punto è trovare se stessi anche nelle condizioni più lontane da quelle che avevamo ipotizzato per noi. Conoscersi e riconoscersi ed essere se stessi. Gregorio smettila di sorridere, non sono un’esaltata ma ho bisogno di piacermi e amarmi, io per prima, poi vedremo se altri mi vorranno bene. Lo dico spesso alla mia mano sinistra: “Ti voglio bene, dai apriti e carezzami” magari mentre la accarezzo io con la destra. “Vogliamoci bene”, lo diceva mio nonno salutando chi usciva di casa alla fine di una visita “di cortesia”. “Ho bisogno di un’ overdose d’amore”, amor proprio soprattutto, a me manca. Un’esortazione, una domanda, un progetto, basta cercare la felicità. La domanda giusta arrivando ti fa già cambiare prospettiva, l’interessante è quello che non vedi dietro l’angolo, un’altra luce, una via diversa da quella che stavi considerando e che non portava a niente. Da piccola la nonna mi ripeteva una domanda che il grillo poneva a Pinocchio: “O grullo, che piangi a fare?” Qualche volta dormo meglio dopo aver pianto, ma finisce lì, non c’è da pensarci. Non posso lasciarmi cadere, sprofondare nel pianto perché mi annacqua la vista e le idee. No, è importante essere sempre pronti a scattare e mettersi in salvo. Quando durante la seconda guerra mondiale mio nonno fu preso dai fascisti per essere fucilato, si salvò perché, entrando nell’aula della scuola dove fucilavano, lui non si fermò al muro ma continuò a correre fino a gettarsi dalla finestra del primo piano. C’è sempre qualcosa da fare.

Potrebbe essere curiosità, sì anche quella aiuta. La domanda giusta suscita una reazione verso l’oltrepassamento del guado. Restiamo col sedere a terra e piedi per aria o vogliamo stare bene come pensiamo di dover stare? Inoltre c’è un’altra considerazione personale: I fatti e la Verità non sempre coincidono.  La coscienza deve vagliare l’utilità nella ricerca della felicità. 

La Verità è sempre la scelta più importante ed autentica ma quasi sempre la più difficile da mettere in pratica e sopportare. Se verità, vita e felicità fossero linee divergenti con origine in comune? Per quel poco che posso dire, penso che si debba inseguire la domanda giusta, ognuno ha la sua. Il suo punto di riferimento e il resto si orienta di conseguenza.

Domandare, dubitare, essere curiosi di conoscere cosa c’è fuori del proprio “io”, questo credo sia essenziale per essere felici nella ricerca della Verità. Sì, la mia stella polare si nutre di felicità, che è probabilmente il valore di cui mi sento povera. I fatti sono ma potrebbero essere diversi, sono cioè RELATIVI e mutevoli, tanto da trasformarsi in falsità e pura apparenza che ognuno interpreta a modo suo. La verità è assoluta e, per questo, comprenderla è pura utopia. (Bisogna tendere a cercarla come l’ operazione di LIMITE in matematica).

Signori, lo ammetto, sono IDEALISTA e se devo lottare col mondo, la posta in gioco la deve essere di valore. La felicità è un buon incentivo per mettersi in cammino.

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