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Pirati ad Alcatraz

La realtà supera la fantasia, sempre. Le parole della realtà però sono nude e riproducono immagini crude, così meglio sfumarle con la fantasia…

Il vascello dei pirati solca mari tempestosi oppure silenziose maree notturne su cui veglia la Luna piena presagio di sventura e malasorte in agguato.

I pirati generalmente non hanno identità e provenienza precisa ma i 71 pirati con ulteriori 12 piratini di questo legno vengono tutti dal Messico per sfuggire alla maledizione di guerra e povertà. Un veliero che issa vele strappate dal vento è un pericolo che va alla deriva e arriva sull’isola: Alcatraz.

Pirati e piratini corrono sugli scogli incuranti di spuntoni e spine di riccio. “Poscia, più che ‘l dolor poté il digiuno”, infatti le scorte di acqua e cibo sono finite da qualche luna. Stranieri venuti dal mare non sanno che ad Alcatraz si paga il biglietto altro che festa sulla spiaggia! Uno dopo l’altro cadono a terra sfiniti con la bava alla bocca e gli occhi stralunati da visioni e allucinazioni, insomma in preda al delirio. Naturalmente si trasformano in fantasmi ed imperversano negli incubi più fantascientifici degli abitanti della costa che iniziano a parlare della nave dei fantasmi pirata, pronti all’assalto per depredare e razziare togliendo alla polvere e al fumo ogni sogno di gloria.

In realtà stiamo parlando dell’isola di San Pietro delle Cheradi che nel 1594 fu la base di appoggio dei pirati turchi di Sinan Bassà Cicala, Gran Visir a Costantinopoli di origine genovese.

La notte tra venerdì 5 e sabato 6 luglio, un’imbarcazione con 83 migranti di cui 12 minorenni non accompagnati, tutti di origine pakistana, sono sbarcati sull’isola di san Pietro nel golfo di Taranto. Sull’isola manca l’acqua. Nessuna sorgente, nemmeno pozzanghere di acqua piovana, forse togliendo il sale al mare… ma sono più abituati al ghiaccio di montagna.

Sull’isola non ci sono case e cibo o un letto, fatta eccezione del distaccamento militare della marina italiana dove, giorno e notte, d’inverno e d’estate, ci sono sottufficiali di guardia all’antenna NATO che svetta sull’isola.

L’estate è attivo lo stabilimento balneare che alle 19 chiude acqua e battenti. Dunque i pakistani partiti, probabilmente, dalla Turchia e giunti lontano verosimilmente stremati, hanno trovato il peggiore degli approdi possibili ed essere trasportati all’hotspot del capoluogo di provincia gli deve essere apparso come una salvezza con cibo, acqua, vestiti e un letto. Favola a lieto fine? Se ci volete credere…

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