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La letteratura e i nuovi orizzonti di Cosimo Kiruna Argentina

Cosimo Argentina non vuole definirsi scrittore. Dice di essere un narratore di storie ma, le sue storie offrono molteplici spunti di riflessione, hanno sapore forte e deciso, così è difficile rinchiuderle nella cornice della storiella raccontata da ingoiare come acqua di fiume. “Saul Kiruna, requiem per un detective” è il nuovo romanzo dell’autore tarantino a cui chiediamo maggiori delucidazioni:

1) Argentina, in questa storia confluiscono tante briciole della nostra realtà: i luoghi come strade e ville perfettamente individuabili sulla cartina, le facce uguali e siliconate dell’umanità di Le Havre, i riti fra l’esoterico e il carnevalesco dove si confondono mafie e potere, l’inquinamento nel cielo dove si rincorrono fiamme e gas, dunque è una specie di denuncia sociale?

Il narratore scrive una storia e cerca di dare coerenza a ciò che vuole raccontare. Realtà e immaginazione si fondono attraverso un meccanismo che è difficile da decodificare, ma esiste un remoto luogo del cervello dove dei piccoli nani lavorano incessantemente a cesellare, ripulire, ordinare, creare qualcosa di nuovo utilizzando ciò che hanno a disposizione. In questo caso a disposizione avevano alcuni elementi ovvero un mondo che va sempre più a rotoli, una integrazione che si vuol far passare a colpi di atti legislativi e azioni massmediatiche, ma che cozza contro un’assenza di cultura dell’accoglienza, un’umanità che si ridisegna da sola in nome di non so bene cosa. E allora va bene rifarsi il seno con una sesta misura, rifarsi il naso alla francese, festeggiare feste che non esistono come Halloween eccetera eccetera.

2) I dettagli “storici” autentici contribuiscono alla credibilità del testo ma sono arrivati prima i frates e l’Arvalia o hai cercato tu qualcosa che potesse conciliarsi con la storia da narrare?

Derivano dai miei studi di storia del Diritto Romano. Avevo studiato queste cerimonie che suggellavano accordi tra vicini di podere e quando ho visto che nella vicenda potevano essere collocati in maniera verosimile li ho utilizzati. Diciamo che ci dovrebbe essere sempre un richiamo in ciò che scrivi all’economia della storia. Anche quello che può apparire un dettaglio inutile deve essere utile altrimenti è meglio toglierlo di mezzo. Per dirla alla Checov: se in scena c’è una pistola, ebbene quella pistola deve sparare.

3) L’indagine del detective Kiruna si svolge nel futuro prossimo del 2036. Questo per farci prendere confidenza con un tempo quasi dimenticato oppure è solo un escamotage di fantascienza per sciogliere la storia da qualunque legame con la logica abituale?

A mio modo di vedere una delle missioni della letteratura è quella di esplorare. Esplorare orizzonti nuovi, realtà nuove, sensazioni nuove o azzardare ipotesi sia distopiche che utopiche. Da una parte la letteratura è memoria sia personale che collettiva, dall’altra è un salto nel buio. A volte è veggente. Altre volte diventa un monito per quanti sanno guardarsi intorno. E se in parte crediamo alla legge dell’eterno ritorno possiamo senza dubbio dire che dagli argonauti in poi alcuni cliché si sono andati ripresentando sistematicamente.

4) La vicenda si svolge in larga parte a Milano e dintorni ma poi si sposta al sud, Taranto in particolare. Un sud incredibile, moderno e più avanti rispetto a tutti gli altri contesti visitati. Questa è la rivincita di un tarantino emigrato al nord?

Ho giocato sulle potenzialità inespresse. Ci sono territori che hanno già dato tutto quello che potevano dare, altri quasi vergine rispetto a uno sviluppo socio economico. Il Sud ha per troppo tempo abbassato la testa e risposto a logiche di vassallaggio verso la politica e l’amministrazione di Roma e del Nord. Sì, in fondo un piccolo riscatto letterario per una realtà che vedo sempre compromessa che mi fa riflettere sul perché non si possa fare al Sud quello che accade nel Settentrione.

5) Saul Kiruna è un nome già presente ne “Maschio adulto solitario” così come i lupi, che rapporto c’è fra questi noir o con gli altri che hai scritto, mi riferisco sopratutto al primo della trilogia della Torre di cui Kiruna è il secondo tassello.

Kiruna ha una prima parziale stesura nel 2006. Gli altri, da MAS in poi, sono in parte figliocci illegittimi di Saul. Compresi Vicolo, Carnivori e L’Umano sistema fognario. Per paradosso quello meno legato a Saul è proprio Sisifo, il primo libro della trilogia perché ha solo dettagli presenti che poi dovrebbero ritrovarsi in quella che dovrebbe essere la parte conclusiva della storia. Inoltre mi piace rendere un piccolo omaggio ai miei lettori più fedeli che troveranno ogni volta che è possibile un legame tra uno scritto e altri miei lavori.

6) Le risurrezioni di Sisifo, la rinascita di Saul Kiruna… un reset di Cosimo Argentina?

No, qui c’è sperimentazione. Si cerca di trovare sempre profili e panorami diversi altrimenti il divertimento di chi scrive dov’è? Nella vita ho un andamento regolare, quasi banale, ma nella scrittura cerco sempre di allontanarmi dal terreno che ho appena seminato perché il bello di avere una penna o un pc a disposizione è che non ci sono limiti di sorta. È un meraviglioso mondo aperto a più dimensioni.

7) Molte riflessioni del protagonista sembrano avere la voce intima dell’autore, viene da chiedersi se quest’opera sia una specie di ritratto di Dorian Gray dove compaiono scritti errori, amarezze e la cattiveria che l’uomo nasconde in se stesso.

C’è un che di intimo nei miei scritti. Chi mi legge mi conosce meglio di chi mi ha avuto accanto per anni. Un narratore si mette in gioco, non ci sono mezze misure. Lo scrittore timido o quello che si professa un professionista e dunque distaccato da ciò che scrive non incontra il mio gusto. Sono per l’immersione totale, per la bevuta del calice amaro fino in fondo, sono per l’ecco il mio sangue, bevetene tutti… c’è un lato oscuro che non palesiamo. Alcuni finiscono sul giornale per aver ucciso la compagna e di lui si tende a dire era un bravo ragazzo. C’è anche il dolore di ciò che abbiamo subito da adolescenti o fanciulli e quei marchi impressi a fuoco non si cancellano facilmente. C’è infine il dolore in oggettiva perché uno che scrive deve essere attento al dolore degli altri e non solo al proprio. A volte il dolore degli altri ridimensiona quello che senti dentro di te.

8) I personaggi della sua storia non sono vincenti, non hanno vita facile, anzi Kiruna sembra rincorrere I pericoli come unica espiazione possibile. Perché questa scelta, cosa vuole dirci?

Conosco una donna che aveva un padre violento e tutti i suoi fidanzati erano persone violente. Ho conosciuto un’altra donna che aveva un fratello alcolizzato che odiava per questo suo vizio, ma poi i ragazzi che ha amato erano alcolizzati. Un ragazzo che conoscevo aveva assistito all’ingresso del padre in manicomio e da allora ha sempre cercato di combinarsi a compagnie pazze e donne folli. Un uomo che pesava centocinquanta chili ha mangiato fino a scoppiare. I meccanismi cerebrali sono davvero incredibili. Kiruna ha un vissuto complesso ed è come se nella sua testa il male che gli hanno fatto fosse stato in un certo qual modo colpa sua e quindi è necessario emendarsi da quella colpa. Si dice che questo valga per i fumatori, gli alcolisti, i ludopatici e altre categorie e patologie umane. Non so se sia vero, ma la storia è nata così.

Lucia Pulpo

Pubblicata su Affaritaliani, PugliaItalia il 30 Marzo 2019

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