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Giggino Reinfield e il successo letterario

Il primo libro che ha scritto Giggino è stata la sua tesi di laurea sul ruolo della musica nel pensiero di Adorno. Una ricerca ben documentata e corretta dal suo professore di filosofia morale. Interessante malgrado l’ovvietà del contenuto, al punto che l’Università, tramite l’interessamento del professore, l’ha pubblicata, poche copie diffuse perlopiù in ambito accademico ma che soddisfazione per Giggino che non aveva mai pensato di scrivere e pubblicare nulla considerando il suo scarso interesse per la lettura.

Sentirsi chiamare alternativamente dottore e scrittore, questa è stata un’emozione inedita e straordinariamente inebriante al punto che Giggino si convince che quello sia il suo carma: scrittore cum laude.

Prima di iniziare a pensare di cosa tratterà il suo nuovo libro, Giggino pensa alla penna stilografica che gli ha voluto regalare il nonno; un oggetto col corpo in oro e la punta smontabile. Lo aveva considerato inutile trovandoselo tra le mani come regalo di laurea ma firme e dediche sui suoi libri le avrebbe apposte con quell’oggetto “cult” molto indicato per un intellettuale di successo.

Deciso a far la fortuna della casa editrice sponsor delle sue fatiche letterarie, si mette a sfogliare riviste alla moda con qualche pagina dedicata alle recensioni di libri molto venduti alla ricerca del tema da trattare. Individuato il crimine e la sua scena, l’esordiente cerca testi autorevoli che girino intorno alle stesse tematiche per crearsi una bibliografia a cui fare eruditi riferimenti senza però entrare nel labirinto di note e noticine di cui sono pieni i libri su cui ha studiato. Alla fine il manoscritto è non troppo lungo ma scritto in maniera chiara e semplice per essere accessibile a chiunque lo sfogli senza punti lenti dove la riflessione potrebbe esigere altre parole per arrivare ad interpretazioni troppo personali. Tuttavia, Giggino non trova un editore disposto a investire sul suo carma, così il nostro giovane talento ricordandosi della montagna di Maometto, s’iscrive a un corso di scrittura per la pubblicazione organizzato da un’autorevole casa editrice non lontano dalla sua città di residenza. Impara a impaginare bene le parole sul foglio, si appropria dello stile più fluido e scorrevole per dare l’impressione al lettore di capire tutto e facilmente, apprende i trucchi del mestiere, i rimandi e le citazioni da evitare e i fatti di cronaca con cui flirtare. Riesce a segnalarsi all’editore per l’attenzione e la costanza che mette nel seguire le lezioni e quando presenta all’editor/insegnante il suo manoscritto corretto secondo gli insegnamenti impartiti, questi lo porta in redazione concordando per lui un contratto standard con una bellissima copertina e numero SBN utile per qualunque distributore.

Il contratto vincola Giggino a scrivere in esclusiva per la casa editrice altri 5 libri, ma se le vendite fossero deludenti la casa editrice sarebbe libera di sciogliere il contratto in qualsiasi momento. Senza nemmeno pensarci, Giggino sfodera la stilografica del nonno e firma gongolante per la riuscita del suo progetto editoriale. Il nonno compra cento copie, la mamma mille e un anonimo compra addirittura 5000 copie del testo.Date le vendite spropositate per un novellino, circola la notizia che Giggino sia il nuovo sole della letteratura italiana e tutti i giornali vogliono pubblicare una sua intervista, una foto con la penna in mano, il libro scala classifiche e accumula premi prestigiosi e più se ne parla e più si vende. Il secondo imbocca una strada più tortuosa perché il nonno è morto e la mamma non può comprare le sue quote di libri oltre le proprie, ma c’è sempre il mecenate anonimo che da il via alla crescita comprando 7000 quote o copie che dir si voglia. Il terzo testo è un flop che gli costa la recessione del contratto e la conoscenza del benefattore anonimo.

Finito l’inchiostro per la stilografica Giggino è indeciso sul ricaricarla o meno quando un energumeno lo fronteggia con alito pesante e occhiali con lenti a specchio: “Giggino ti è piaciuto pubblicare a mie spese? Ho riempito i magazzini del mio castello con le tue carte. Ora vieni a lavorare gratis per me, l’anima non posso esigerla perché ho comprato le tue fatiche ma non ti ho dato l’immortalità della letteratura e dell’arte in genere. Vieni che ho bisogno di un segretario come Renfield del conte Dracula.”

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