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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Virginia, diglielo tu ai saputoni!

Adoro i libri che si trasformano in sorgente appena li leggi. Una fonte di acqua fresca che ristora ogni sete, sopratutto quella insospettatamente nascosta. Quando penso al libro, penso a quello cartaceo dove occhi, pensieri e respiro si ritrovano uniti a seguire la storia lungo le righe di una pagina. Così, quando mi hanno regalato un audiolibro di Virginia Woolf sono rimasta interdetta con un sorriso omologato con carta e fiocco formato regalo ma non abbastanza radioso considerando l’opera e l’autrice.

Ho seguito qualche puntata di “Ad alta voce” un programma radiofonico dove romanzi e poesie di autori eccellenti vengono letti come negli audiolibri appunto. Ho sempre dedotto che non fa per me, diversa è la concentrazione perché con l’orecchio ascolto ma con l’occhio seguo la luce del tramonto spegnersi all’orizzonte e, soprattutto, la voce che legge non è la mia. Infatti anche quando seguo in silenzio le parole sul formato cartaceo, io sento una mia voce e con quella partecipo alla scena sostituendomi, inconsapevolmente, all’autore, divenendo l’unica proprietaria della storia almeno nell’attimo in cui l’assimilo. Il testo però merita una cascata di elogi, si tratta di un saggio-romanzo “Una stanza tutta per sé”, un testo nato dopo gli interventi della Woolf a due convegni sul tema donne e letteratura (sto semplificando per procedere con velocità). Tantissime sono le informazioni e le riflessioni dirette e indirette legate allo studio dell’autrice, in particolare uno mi porta su altri sentieri: l’entusiasmo spento dalle difficoltà e tramutato in rabbia dai troppi attacchi subiti da una persona… Naturalmente lei parla di Judith, la sorella fittizia di Shakespeare ma io penso a quelli a cui la vita riserva più agi che amarezze che mi guardano come una pessimista pigra poco propensa alle sfide dell’avvenire e gli rispondo con la voce presunta della scrittrice “certo che stando perennemente sulla difensiva non sei aperto alle sfide, ogni sfida è un attacco di rabbia che logora le forze fino a esaurisce loro e i nervi” (non sono parole testuali ma io ho sentito una voce non ho mica sottolineato una riga).

Giusto Virginia, diglielo tu ai saputoni! Quando ti senti dire “stai a casa tua, qui abbiamo già troppi problemi” inizi a sentirti un problema e ti aspetti di essere accusato d’invadere l’altrui paradiso. Finisce che mi rinsecchisco, inaridita dal vento dei loro aliti cattivi. Parola su parola si ergono muri e col tempo si affievolisce la forza per sbriciolarli con le testate, vuoi o non vuoi ci finisci chiusa dentro. Non più solo uomini, cara mia, ci sono differenze di sesso, di ceto, di razza, di salute oppure ci sono quelli che le simulano così non sai chi e come combattere. Tornando all’esperienza del regalo ricevuto, ho inoltre meditato che se le donne inglesi fino al XIX non avevano una stanza tutta per se dove dare corpo alla loro creatività, le donne arabe avevano e hanno ancora tutto un Harem dove vivere in disparte. Questa divagazione esula dal testo inglese ma gli conferisce lo scettro di valore. Insomma, anche questo formato è riuscito a spettinarmi le idee che credevo già imbalsamate nel ripostiglio della mia corteccia celebrare.

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