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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Idee nella rete


Il mondo 2/3/4.0 è complesso perché è un ammasso di cose imbrigliato in una rete virtuale che lo compatta in una forma mutevole senza anima.
Lo so, gli amanti del digitale staranno dicendo che sono un vecchio e pesante dinosauro e non avranno tempo per ascoltare le mie ragioni, io però le scrivo ugualmente, non intendo rinunciare al mio pensare perché è di questo che voglio parlare e del resto è bene tacere. Sicuramente la gestione dei dati che ognuno lascia sul web tramite PC e smartphone (iphone e ipod inclusi) è una fonte ricca per tracciare il profilo dell’utente per attrarne l’attenzione ed i consumi. Sapere cosa cerca (scarpa, divano, ristorante…), cosa gli piace (libro noir, maglia rossa, caffè decaffeinato), dove si ferma quotidianamente (davanti pasticceria, in salumeria, vicino ricevitoria dei “gratta e vinci”) serve per proporgli spese che probabilmente farà anche se il dottore gli ha consigliato una dieta ferrea da abbinare a lunghe passeggiate senza soste ed interruzioni.

L’utente sarà contento di avere le risposte alle sue voglie prima che diventino desideri o necessità ma rimarrà imbrigliato in quella rete senza più riuscire a concepire l’esistenza di un mondo diverso fatto di gatti con gli stivali che corrono felicemente senza vestiti, protetti da lunghi baffi che interferiscono con le connessioni internet. Non sono un gatto con gli stivali ma nemmeno un imprenditore da vendita totale e a tutti i costi.
Mi piace variare, leggere libri di autori e generi diversi e non voglio che un commerciante virtuale abilissimo mi soffochi la mail con proposte simili a libri già letti. Fosse solo la mail, come accendo il computer e apro il collegamento a internet arrivano messaggi su cose o articoli simili a quelli che ho cercato nel precedente collegamento e se ho lasciato acceso il telefono spostandomi di città mi arrivano notizie sul meteo o su incredibili negozi della città che ho visitato o che visiterò avendo comprato il biglietto aereo sul sito on-line della compagnia predisposta a cedere il mio nominativo barattandolo con altri dati di possibili passeggeri. Il mio spazio è così limitato dalla rete che mi tiene ancorata alle mie abitudini, alle mie voglie, mi permette di approfondirle ma non di allargarle e cambiarle. Riducendo ai minimi termini direi una rete che induce a matrimoni combinati con quel che ritiene a me omogeneo, no, non aspiro proprio a un ghetto di idee entro cui muoversi, dove essere controllati o controllabili, informe e grande per non dare la sensazione di soffocamento, con spifferi alla moda abbaglianti e lusinghieri ma pur sempre un ghetto chiuso.
Ognuno inquadrato nel suo comodo spazio con aperitivo incluso. Ti piacerà mai Kandinsky se non è fra i contatti tuoi o dei tuoi amici? Riuscirai a pensare fuori dagli schemi su cui ci vogliono inchiodare? Perché pensare se ti offrono le risposte prima che tu possa formulare le domande?
No, a me i ghetti non piacciono, e le mie idee saltano da una fase lunare all’altra per non cadere nel silenzio del già dimenticato.
Lucia Pulpo

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