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Horror o Reality show?

In un’articolata video-intervista, qualche giorno fa, lo scrittore e antropologo Amitav Ghosh ha spiegato che il legame fra scrittori e il loro ambiente naturale si è allentato, così la letteratura si è scollata dal mondo che la produce. Ad esempio, l’uragano Sandy che ha colpito la New York abitata da molti tra registi e scrittori non ha trovato casa nei loro racconti, neppure una baracca di fortuna da dove testimoniare il suo passaggio.
Mi chiedo come il vissuto di uno scrittore entri nel romanzo che scrive e quanto chi lo legge riesca a risalire al fatto reale. Dalle pagine del New Yorker mi risponde la professoressa di storia della letteratura Jill Lepore con uno studio sul Frankenstein di Mary Wollstonecraft Godwin Shelley,

una ricostruzione dettagliata e appassionata sulla scrittrice, sulla sua famiglia, gli amici come lord Byron a cui si ispira per il personaggio dello scienziato Victor Frankenstein, le vicende personali come la morte di due figli in fasce e la febbre derivata dalla mastite per il mancato allattamento, febbre che l’ha quasi uccisa come annota nel suo diario mettendo in correlazione l’amore per la sua creatura che quasi l’ha uccisa. Particolare questo che sgombra definitivamente il campo da ogni dubbio sull’appartenenza dell’opera che alcuni, al tempo, attribuirono al marito, il famoso poeta Percy Shelley con cui la giovane scrittrice condivideva il fermo principio dell’uguaglianza degli uomini. I due coniugi sono a favore dell’abolizione della schiavitù che negli stati americani è ancora realtà. Tuttavia credono che la liberazione degli schiavi debba essere graduale, mediata da una buona istruzione per prevenire la violenza che potrebbe scatenarsi dalla vendetta/rivalsa dei neri sui loro ex-padroni, sui soprusi e le angherie subite in schiavitù.
Questo è l’humus in cui cresce il seme del mostro, la creatura a cui Frankenstein ha dato vita e che gli si è rivoltata contro.
Ricostruzione affascinante e suggestiva che rende il bicentenario dalla pubblicazione del romanzo un occasione inedita per ripensare ai mostri che stiamo creando e ai nuovi schiavi dei nostri tempi.
Forse questo è l’intento che si cela dietro alla rubrica del tg2 intitolata come lo scienziato pazzo ma è il sottotitolo a inquietarmi: “Il mostro in prima pagina”. Lasciando correre via il modo di dire bisognerebbe ricordare il film di Marco Bellocchio “Sbatti il mostro in prima pagina”… una storia ambientata in una redazione giornalistica dove una notizia viene manipolata e stravolta per indurre una precisa reazione nei lettori-che saranno anche elettori. Una dichiarazione di intenti del tg2 o semplice fake news? Lucia Pulpo

Comments

  • Leonardo Dino Ottobre 15th, 2018 at 19:44

    Lucia, interessante il tuo articolo.
    Rifacendoti ad una riflessione dello scrittore Amitav Ghosh, fatta poi tua, si osserva che gli scrittori (pseudo)moderni, nei loro scritti si sono distaccati dal loro vissuto e dal loro ambiente e quindi, di riflesso, i loro scritti risultano “falsi” al lettore smaliziato.
    Ovviamente, l’esempio opposto è quello della scrittrice Mary Shelley (romanzo, dopo due secoli ancora fascinoso perché ispirato al suo vissuto).
    Complimenti Lucia, sempre lucida ed efficace.

  • lucia pulpo Ottobre 16th, 2018 at 12:52

    Ciao Leonardo, sempre generosi i tuoi commenti!

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