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Miti e leggende del III millennio


Nel terzo millennio d.C. nel Mondocheverrà, abitato da esseri liquidi con pelle trasparente e morbida per permettere loro di cambiar forma velocemente adattandosi quasi istantaneamente a qualsiasi clima e temperatura li circondi… Lì dove si cita Bauman come il profeta che ha portato l’utopia all’inferno per vederla realizzata, lì un ammasso liquido comunica telepaticamente con un pugnetto chiuso che si è appena staccato dal suo lato più gonfio.
“C’era una volta, tra il XX e il XXI secolo dell’era cristiana, Ikkos appartenete alla tribù di Ikea, un essere smontabile e ricomponibile con pezzi che ne migliorassero le prestazioni.

Ikkos era un atleta di pentathlon e quindi correva veloce ma non quanto la luce così cambiò le sue gambe con protesi al titanio che garantivano forza e leggerezza. Erano anche indicate per migliorare i risultati nel salto in lungo.
Quando si trovò di fronte a risultati appena soddisfacenti nel lancio del giavellotto pensò d’intervenire anche sul braccio destro ma gli consigliarono di sostituire tutti e due gli arti superiori per bilanciare meglio le forze e l’equilibrio dell’intero sistema. Il giavellotto prese il volo fino a finire ai piedi di Era, la madre di tutti i tempi.
La quarta gara, quella del lancio del disco, l’eroe post-moderno la vinse facendo installare una molla a corda nella sua schiena, pratica perfettamente legale in quei tempi di deregulation.
L’ultima gara era la sua specialità: la lotta. I nuovi ausili accentuarono le sue doti e Ikkos divenne il simbolo stesso della tribù. Finite le celebrazioni con orge incluse, l’atleta iniziò a sentirsi solo e triste ed attribuì queste anomalie sentimentali ad un cattivo funzionamento del suo cuore. Era gli venne in soccorso dandogli i contributi economici necessari per farsi sostituire il cuore con una pompa nuova e più efficiente. Per un po’ di tempo Ikkos non avvertì altri problemi fino all’incontro con lo spettro che si aggirava nelle sue terre; un’ombra che parlava di giustizia, libertà, uguaglianza. Ikkos, però, proprio non capiva cosa significassero quelle parole, così si risolse a farsi cambiare la testa. Non era una sostituzione costosa, bastava rivolgersi agli esponenti del quinto movimento e loro ti davano la dignità richiesta. Tuttavia, durante l’azione governata dal sistema meccanico delle stelle cadute, la nuova testa rotolò giù dal tavolino situato accanto al corpo di Ikkos, e una volta a terra continuò a rotolare giù dalle scale riuscendo perfino ad uscire dalla porticina che s’affacciava sul fiume dove passavano una barca con rematori che, inconsapevolmente, si portarono via la testa. Una volta tolto un pezzo non era più riutilizzabile e fu così che Ikkos rimase un corpo in cerca di una testa da utilizzare. Ti ho raccontato questa storia perché, nostro malgrado, noi discendiamo da quella tribù, abbiamo qualcosa di loro nel nostro interno e sarebbe bene che rimanesse nascosto nella memoria più remota. Avrai problemi ed incontrerai difficoltà anche tu, affrontali, ti costeranno fatica o, perfino, dolore ma perdere la testa o cederla in cambio di una facile risoluzione ti priva completamente di significato”
Lucia Pulpo.

Comments

  • Valerio Settembre 25th, 2018 at 10:01

    mia cara Lucia, è proprio vero che con la cultura, conoscenza e fantasia puoi cavalcare per tutte le praterie e nel contempo comunicare messaggi di grande significato e importanza.

    Una piccola correzione : hai fatto un pò di confusione fra le specialità del decathlon e pentathlon…. ma a te concediamo qualsiasi licenza di fervida fantasia.

  • lucia pulpo Settembre 25th, 2018 at 10:35

    Grazie, però per quanto riguarda le gare, mi sono rifatta allo studio americano sullo scheletro dell’atleta esposto nel museo di Taranto. Parlano di corsa, salto in lungo, giavellotto, lancio del disco e lotta. Ma grazie della comprensione e della licenza poetica che, per me, valgono di più della mia auspicabile precisione!

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