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Neve e fango, come negativi della foto che Davide Rossi scatta alla vita. Intervista


“Nella vita non ci sono né vincitori né vinti solo esistenza.” Questa è una delle
Verità che Davide Rossi ha messo nel suo romanzo “E alla fine c’è la vita” e di cui mi ha parlato rispondendo brillantemente ad alcune domande sulla sua opera, sul significato dei segni rappresentati sullo sfondo della nostra caverna personale che si affaccia sulla società e sul futuro rimanendo nel buio più segreto delle ansie che ci portiamo dietro senza nemmeno saperlo.
Rossi ha più volte manifestato il suo amore per il cinema, scrivendo sceneggiature come quella a sei mani di “Benvenuti a casa Verdi”. Questa è la sua prima esperienza letteraria alla quale si è preparato con la stesura di racconti e tante letture.
domanda. Gli ingredienti della storia e gli interessi del suo autore portano dritti al film Trainspotting. Droga, sesso, eccessi che sono il segno distintivo di scrittori americani come Chuck Palahniuk e Bret Easton Ellis… sono i suoi autori di riferimento? Cosa e quanto c’è di loro nel suo libro?
risposta. Sono tra i miei autori preferiti. In particolare per questo romanzo mi sono fatto ispirare dalla scrittura e dalla genialità di Ellis. “Le regole dell’attrazione”, che cito in un passaggio del romanzo, ha fatto nascere dentro di me la voglia di raccontare questa storia. I miei ragazzi, disillusi, svogliati, pessimisti, oppressi da una società che li vorrebbe diversi, non sono molto diversi dai protagonisti del romanzo dello scrittore americano. Forse perché non è diversa la nostra comunità da quella americana, o da quella britannica, dove Danny Boyle ha ambientato “Trainspotting”. Le sostanze stupefacenti e l’alcool vengono usate per vincere il perbenismo, i suoi dogmi, per essere protagonisti. La realtà è ben diversa, e nella vita non ci sono né vincitori né vinti, solo esistenza.

d. “E alla fine c’è la vita”, cosa vuole dirci con questo titolo? La vita è l’ultimo dei problemi inevitabili? I suoi personaggi vengono travolti dalla vita cui cercano quasi di sfuggire oppure credono di andarle incontro pur partendo da capitoli intitolati efficacemente: “L’inutilità di …”?
r. Il titolo racconta quello che è il destino di un essere umano sulla terra: vivere, finché ne ha la facoltà. Cambiano lo stile, il carattere, la voglia, la partecipazione alla vita. I protagonisti potrebbero essere associati ai vampiri. Vivono di notte, si nutrono delle emozioni altrui, disperdono le poche energie drogandosi, ubriacandosi e facendo sesso. Il resto, nel loro immaginario, non conta un granché. Non conta neanche la volontà di cambiare, essere altri, migliori, tutto è inutile. L’inutilità… vuole affermare questo principio.
d. Un romanzo corale con personaggi il cui nome proviene da un’unica matrice, dove la storia non è al centro della sua attenzione, dunque qual è la pietra portante, il cuore pulsante del libro?
r. Sono persone tanto diverse quanto simili. La condotta, gli ambienti che frequentano, gli spazi che condividono. Potrebbero essere manichini con scritto un nome sopra, alla fine faremmo fatica a ricordarci la loro identità. In un determinato punto della nostra vita tutti, per vari motivi, abbiamo desiderato essere altri, tentato di omologarci alla massa, salvo poi distaccarci e rinnegare il tutto. Mario, Marco, Marianna e Marika sono l’uno e l’altro, sono più entità, confondibili e quasi indistinguibili. L’uno potrebbe essere l’altro, ma la vita li obbligherà a cambiare rotta, a distaccarsi da quel mondo e a diventare un’entità unica, parte di un altro insieme, lontana dal passato recente.
d. Perché il tempo è puntigliosamente scandito e troviamo data e ora di ogni fotogramma da lei riportato?
r. Il tempo serve a immergere il lettore in quella dimensione, contestualizzando le azioni e la cronologia degli eventi. Inoltre avvicina il romanzo a una dimensione cinematografica, che era l’intento che volevo raggiungere
d. La neve di oggi sarà solo fango domani oppure è parte della nuova fine auspicata dall’autore?
r. Questa immagine mi piace molto. In realtà entrambe le letture si addicono alla storia. Lascio libera interpretazione, aggiungo solo che la neve non rimane mai candida in eterno, anzi, nel momento in cui si posa a terra si macchia. Smog, terra, le nostre impronte. Dura pochi attimi la sua perfezione, ma è fantastica. Due cose sono però inconfutabili: neve e fango fanno parte di questo pianeta, rappresentano parti opposte, ma sono riassumibili nell’esistenza, nella vita.
Lucia Pulpo

Comments

  • lucia pulpo Agosto 5th, 2018 at 13:16
  • Raffaella PIGNATELLI Agosto 10th, 2018 at 19:01

    Dall’intervista il libro sembra molto bello e attuale. Le problematiche sono “pesanti” ma la vita è così e vale la pena viverla comunque. È vero che la neve diventa fango ma vederla scendere e ricoprire tutto con il suo candore provoca sensazioni meravigliose.

  • lucia pulpo Agosto 12th, 2018 at 11:37

    Anzi se la neve rimanesse candida sarebbe artificiale…

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