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Fatti non foste per viver come…

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Quando il mare non è troppo agitato offre delle sensazioni uniche a chi s’immerge in esso. Ti accarezza, ti sostiene comunicandoti serenità. Il primo impatto è quello di rottura con la quotidianità terrestre. Rottura che è traumatica solo in proporzione al nervosismo e all’elettricità che ti porti addosso. Quando entri completamente in sintonia con “lo stato marino” e t’immergi con tutta la testa nella dolce freschezza delle sue acque, allora scopri che il respiro è superfluo perché quella pace e quella bellezza entrano dentro di te al contatto con la pelle. L’ossigeno passa per osmosi ma fino a un certo punto perché l’uomo non si adatta a tutta quella meraviglia. Inutile, provare a saziarsi di pace e bellezza, dobbiamo tirar su la testa e riprendere contatto con la nostra terrestrità. Però mi piacerebbe essere un pesce, uno di quelli piccoli e veloci che arrivano fino in riva a mordicchiare i piedi dei bagnanti. Ma se non è l’ossigeno è il freddo; insomma “Nati non foste per vivere come…” pesci, concludendo con la battuta finale di “A qualcuno piace caldo”: “Nessuno è perfetto”.

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