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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Aurora sul mare


Alcuni giorni esibiscono una calma che è più il frutto di stanchezza che di tranquillità. Giorni durante i quali la superficie del mare è piatta e il vento è un soffio lieve non capace di spostare pensieri e sudore. Se il colore del mare è più scuro del solito, allora bisogna temere le correnti sottomarine che agitano erbe e sabbia. In questi giorni mi sento così, una debolezza che mi fa apparire calma mentre correnti interne agitano i miei sogni.
Per questo avevo deciso di non mettere in acqua la mia barchetta rischiando una lotta immane controcorrente senza ricavarne nemmeno una sardina, ma, non provarci alimenta la mia stanchezza rendendo il giorno uguale alla notte insonne già trascorsa. Nel mezzo di questi pensieri deboli arrivano le voci di amici che mi ripetono uno degli aforismi più belli di “Aurora” scritto da F. Nietzsche e allora, prima d’accorgermene, la mia barchetta ha preso il largo…

“Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare. Tutti questi arditi uccelli che spiccano il volo nella lontananza, nell’estrema lontananza, di sicuro, a un certo momento non potranno più andare oltre e si appollaieranno su un pennone o su un piccolo scoglio- e per di più grati di questo miserevole ricetto! Ma a chi sarebbe lecito trarne la conseguenza che non c’è più dinanzi a loro nessuna immensa, libera via, che sono volati tanto lontano quanto è possibile volare? Tutti i nostri grandi maestri e precursori hanno finito coll’arrestarsi; e non è il gesto più nobile e il più leggiadro atteggiamento, quello con cui la stanchezza si arresta: sarà così anche per me e per te! Ma che importa a me e a te! Altri uccelli voleranno oltre! Questo nostro sapere e questa nostra fiducia spiccano il volo con essi e si librano in alto, salgono a picco sul nostro capo e oltre la sua impotenza, lassù in alto, e di là guardano nella lontananza, vedono stormi d’uccelli molto più possenti di quanto siamo noi, i quali agogneranno quel che agognammo noi, in quella direzione dove tutto è ancora mare, mare, mare! E dove dunque vogliamo arrivare? Al di là del mare? Dove ci trascina questa possente avidità, che è più forte di qualsiasi altro desiderio? Perché proprio in quella direzione, laggiù dove sono fino ad oggi tramontati tutti i soli dell’umanità? Un giorno si dirà forse di noi che, volgendo la prua a occidente, anche noi speravamo di raggiungere l’India, ma che fu il nostro destino a naufragare nell’infinito? Oppure, fratelli miei? Oppure”

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