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Tacere o non tacere. Questo è il dilemma


La giornalista russa Elena Kostjucenko nell’articolo “Quello che non ho scritto si Zhanaozen” pubblicato sul sito “Batenka” e su “Open Democracy”, è un viaggio nei segreti della Russia che invita a ripensare alla posizione di Ludwig Wittgenstein:”ciò di cui non si è in grado di parlare si deve tacere”. Probabilmente i dubbi della giornalista sul pubblicare o meno la vicenda ricostruita durante la sua investigazione, non è connessa alla filosofia dell’austriaco del secolo scorso ma, per me, è interessare annotare l’esempio opposto al filosofema che non lo contraddice ma solo per paura di ritorsioni.

L’intrepida giornalista ricostruisce la storia di uno sciopero tenutosi a Zhanaozen nel 2011, una manifestazione soffocata prima nel sangue e poi in silenzi carichi di minacce e ritorsioni. Sul posto la donna si arrampica su muri di sospetti, sguardi e strane coincidenze fino ad arrivare a un cimitero abbandonato dal quale viene portata via “con le buone”. In questo walzer di respiri forzati mancano prove inconfutabili ma ci sono sguardi che premono per l’immobilismo di tutte le opinioni pubbliche e private; così l’articolo non sarà scritto se non dopo molti anni quando la storia sembra essere caduta in prescrizione e accolta dall’oblio.
Tacere dunque, non avendo fatti da mostrare. Tuttavia il reportage citato è stato necessario per aprire gli occhi sugli “atteggiamenti democratici” che vigono ancora in terra russa. Non volendo cadere nella trappola di notizie inventate per manipolare menti ingenue, possiamo almeno apprezzare il racconto di un viaggio e pernottamento “on the road” dove non avremmo mai pensato ddi farlo… vale proprio la pena di leggerlo!

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