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Il vento Matteo


Vagabondando fra libri e autori, mi sono imbattuta nelle pagine de: “Il segreto del bosco vecchio” scritto da Buzzati nelle prime decadi del secolo scorso.
Questa precisazione data il segreto ancora più indietro nel tempo e vecchio non rende onore a un racconto+ così vetusto e mitico.
C’è un bosco con alberi abitati da geni, topi e uccelli che parlano, un colonnello che sente i richiami della Natura, ma, soprattutto, ci sono un bambino e il vento Matteo.
La storia fra i due è controversa: si piacciono, uno cerca di uccidere l’altro , poi si amano fino a lasciarsi… Se il bambino fosse italiano anche noi sentiremmo le loro voci segrete:
Baby: “Oh, Matteo, Matteo, perché sei tu Matteo? Rinnega Berlusca, rifiuta la Lega, o se non vuoi, giura che mi ami e non sarò più una Stellina. Solo i tuoi colori sono miei nemici: tu lavati.”

Matteo: “Io sono il vento che porta il bacio di Pablo Neruda, m’insinuo nei tuoi sogni accarezzandoti i capelli, ti seguirò ovunque nel cielo infinito con una nube ricca di pioggia per bagnarti quando piangerai e nascondere al mondo intero che non sai quello che vuoi.”
Baby: “Vento di follia, Matteo! Fuggiamo da questo postaccio pieno di barboni che chiedono diritti come elemosina dovuta, arroganti truffatori che non chinano la testa al nostro passaggio e non mollano la presa ma, ormai, il bosco è nostro!”
Matteo: “Baby, nessuno può metterci all’angolo. Noi siamo il futuro, il presente e il nostro passato passerà alla storia così che diventeremo eternità. Noi siamo tutto un movimento di idee e polvere negli occhi. Per tanto tempo mi hanno rinchiuso in una grotta in montagna, ora però sono libero e anche se non ho la forza che avevo in gioventù, farò sentire il mio soffio su tutta la vallata.”
Baby: “Io ti sento, se canti la mia canzone ricambierò il tuo bacio e ti regalerò un posto nel mio governo.”
Matteo: “Gira, la testa gira, altra testa altra corsa. Stella, stellina, la notte si avvicina io e te non abbiamo i numeri ma la fiamma potrebbe entrare nella nostra capanna…”
Mentre i due protagonisti si accarezzano con i desideri una voce corre per la vallata: “Sussurra il vento come quella sera/ vento d’Aprile (quasi) di primavera/…/vento, vento/ portami via con te/ raggiungeremo insieme il firmamento/ dove le stelle brilleranno a cento/ e senza alcun rimpianto/ voglio scordarmi un giuramento…”
La storia di Buzzati si conclude con il bambino che cresce, “e sale, sale, salirà quest’ansia che ci unisce…”

Comments

  • Leonardo Marzo 17th, 2018 at 20:20

    Ahahaha. Beh sì, Lucia, l’ambientazione è giusta, la metafora appropriata come anche la canzone.
    Temo per “Matteo” però, che il “baby” possa rivelarsi meno baby di quanto si pensi.
    Comunque, le tue “osservazioni” sono sempre interessanti; riesci ad esprimere in poche righe concetti che grandi “parolai” non farebbero in una intera “paginata”. Ciao Buona serata.

  • lucia pulpo Marzo 20th, 2018 at 11:47

    Sì, il baby è una continuazione del racconto di Buzzati… grazie della tua costante attenzione!

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