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Fotografare il sindaco nel 2025

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Robert Capa sbarca a Napoli per fare un reportage sulla città partenopea del 2025. Uscito dall’aeroporto trova subito la macchina che aveva prenotato in noleggio con una nota compagnia cinese, l’unica a fornire ancora auto col volante senza guidatore automatico. Il fotografo si dirige verso piazza Plebiscito sperando di incrociare lì qualche buona intuizione per dare un taglio originale al suo “documentario”.
Pochi metri prima del parcheggio gestito da pakistani abusivi ma affidabili, l’ungherese viene sopraffatto da urla di voci meccaniche. “Che sta succedendo?” chiede ad una donna indiana ferma sull’uscio di un portone scuro. “Sono i robot che l’amministrazione comunale impiega per guidare i turisti nella città“ risponde la signora abituata al vociare di piazza. “Cosa stanno facendo, cosa vogliono?” chiede più infastidito dall’onda sonora, e meno incuriosito del solito. “Strike bot… li sente? Stanno scioperando per protesta contro il sindaco” risponde l’indigena con un guizzo di superiorità dovuto alla conoscenza dei fatti. “Robot che scioperano contro i loro padroni umani?” Si chiede ad alta voce Roberto iniziando a mettere in sottofondo le voci per vedere chiaro fra le parole.

“Li guardi: allineati l’uno affianco l’altro con i gomiti alzati e le braccia incrociate dietro la testa. Le sembra normale? Sono manovrati, manovrati da una baby-gang di pirati informatici di cui si conoscono solo le iniziali ma fanno capo al famoso pirata Totò De Curtis, il quale è troppo vecchio per essere incarcerato ed allora LIBERI TUTTI… simm’a Napoli paisà!” keith-haring-the-robot “Mia cara lady, non è esclusiva di Napoli. Il carcere non è una terra per vecchi. Perché l’amministrazione ha tolto gli uomini e dato lavoro ai robot?” “Lei è un turista fai da te, non informato… Il sindaco eletto per ultimo è un super-computer programmato per risolvere tutti i problemi della città con la massima efficienza al minor costo possibile”. “Se avete eletto un super risolvitore perché queste dimostrazioni di dissenso?” “Il sindaco è un’intelligenza artificiale invece i contestatori (dietro ai bot) sono umani… troppo umani e così vogliono dimostrare che isso non è infallibile”. Pensa Capa che questa storia è perfetta per lui: la guerra fra artificiali e mortali alla conquista del futuro. Anche se, posta così, la questione sembra propendere tutta da una parte. Corre in piazza per documentare lo sciopero con scatti fotografici e poi studia la maniera di colloquiare col sindaco stesso per immortalare una sua reazione, pur non sapendo cosa doversi aspettare da un faccia a faccia con l’interfaccia del portale comunale.
keith-haring-untitled-1981 “La sua fama la precede, venga signor Capa si accomodi nel salone delle udienze, per noi è una gioia sapere che stia girando per la nostra città” a parlare con una voce calda e “promettente” è un ologramma dal profilo femminile con folti capelli scuri. “Dunque, il sindaco è lei?” chiede sospettoso lo straniero. “Dipende da cosa vuole. Io sono il suo ologramma di rappresentanza ma parlo con le parole che mi presta, nulla di mio.” Risponde prontamente la silhouette. “Quindi è come se mi rivolgessi direttamente al superiore? Come devo chiamarvi?” argomenta l’uomo un po’ a disagio fra i riflessi di luce rimbalzanti dagli specchi appesi sulle pareti per far sembrare la stanza più ampia. “I nostri nomi sono quelli dei programmatori che ci hanno dato inizio: Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi ma può chiamarci Antonio, noi siamo modesti.”
“Bene Antonio mi spieghi il perché di queste proteste” articola ingenuamente il nostro turista. “Vede, buonuomo, la natura umana è complessa. Essi, gli uomini, non cercano la via principe per la felicità; no, contestano, essi contestano per contestare e far sapere al mondo che esistono come quegli artisti di strada che scrivono il loro nome con gli spray sul muro dei palazzi soltanto per segnalare la propria esistenza.”
Interdetto Capa si alza in piedi e a gran voce tuona: “Mi aspettavo una risposta più articolata ed originale. Questo lo potrebbe dire uno dei nostri politicanti umani… lei è un impostore!” Immediatamente si spalanca la porta principale ed entra un uomo anziano col viso quasi rettangolare che irato risponde: “Lei, come si permette lei, io sono Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis, principe di Bisanzio e sindaco di Napoli e nessuno può togliermi l’incarico, e stia tranquillo che non mi dimetto, anzi, mi faccia il piacere, se ne vada che ha fatto il suo tempo.”
Questo racconto è liberamente tratto da “Le avventure di Numero primo” con un occhio rivolto a “L’elezione del presidente” di Trilussa ed un inchino alla cultura partenopea.
Lucia Pulpo
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Comments

  • lucia pulpo Gennaio 14th, 2018 at 20:17

    Apocalittici o integrati? (per citare Umberto Eco)

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