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Una vita, una donna… e Simone Veil per tutte!

Convegno di studi su Simone Veil
Simone Jacob nasce a Nizza il 13 luglio 1927. Di famiglia ebrea benestante, il padre era un noto architetto di Parigi che si era distinto come patriota nella prima guerra mondiale combattendo quei tedeschi contro di cui sarà sempre avverso. (Di questo la nostra Simone scrive, rammaricandosi, nella sua autobiografia “Una vita”). Appena tornato dalla guerra, il padre si trasferisce con la famiglia a Nizza, dove Simone arriva alla maturità, ma «Dopo la caduta di Mussolini, nell’estate del 1943, gli italiani firmarono un armistizio e lasciarono la regione. Arrivò la tragedia. Il 9 settembre 1943, la Gestapo sbarcò in forza a Nizza, ancora prima delle truppe tedesche. I suoi servizi s’installarono nell’hotel Excelsior, in centro città, e cominciarono la caccia agli ebrei che gli italiani non avevano voluto mettere in opera.» (p. 45).
Inutili i documenti falsi, viene arrestata e deportata come tutta la famiglia . Del padre e del fratello si perdono le tracce, la sorella più grande riesce a scappare e unirsi alla resistenza, lei l’altra sorella e la madre finiranno ad Auschwitz, dove la madre morirà di tifo; Simone, dopo 13 mesi d’internamento, tornerà a Parigi come un fantasma in cerca di famiglia.

Numerose volte ha dichiarato che non avrebbe mai potuto dimenticare le sofferenze e le voci del lager anche per questo porterà sempre tatuato sul braccio il numero di matricola 78651. “Il fatto di essere stata deportata mi ha talmente marchiata che posso dire, anche se può sembrare assurdo, che questa è la cosa più presente nella mia vita. – spiegherà in un suo discorso la Veil – Anche quando cerco di sfuggirne, c’è sempre qualcosa che me la ricorda: un’impressione personale, un’intenzione o un avvenimento, un odore. I riferimenti a Auschwitz sono d’altra parte diventati quasi banali, vi fanno ripiombare nel passato, anche se non sono sempre appropriati. Per gli ex deportati il passato resta presente, ci lega, ci perseguita, impregna i nostri pensieri e le nostre notti”
Con un’incredibile forza di volontà intraprende subito lo studio di giurisprudenza, la madre aveva lasciato un insegnamento alle figlie femmine: “studiate, non lasciate gli studi come ho fatto io , e trovate un buon lavoro”. Un insegnamento lasciato in eredità da madre a figlia che le ha infuso una determinazione “gentile” come spesso ha commentato chi l’ha conosciuta.Lucia Pulpo Ribadendo l’importanza per le donne di essere autonome sia economicamente che psicologicamente, all’università di Sassari che nel 2007 gli ha dedicato una giornata di studio, dichiara : “E’ bello essere donna, è una grande gioia. A 20 anni pensavo di essere svantaggiata, ora sono contenta di essere nata donna” Pur ammettendo anche in sede europea che le donne “hanno maggiore difficoltà ad avere accesso al lavoro, devono dimostrare capacità superiori e impegnarsi di più. Incontrano maggiori problemi ad ottenere avanzamenti di carriera indipendentemente dalle competenze e sono meno remunerate. Sovente non vengono spronate a studiare e ad avere un posto di lavoro migliore”, anche se per fortuna, aggiunge, “le studentesse di oggi hanno una diversa forma mentis”. Durante gli studi incontra Antoine Veil, si sposeranno nel giro di otto mesi nel ’46. Laureata, diventa madre di tre bambini e nel ‘56 tenta il concorso in magistratura incoraggiata dal marito. Nella Francia del tempo le donne erano equiparate a minorenni e, per accedere ad incarichi pubblici, necessitavano del consenso scritto dei coniugi o dei genitori. Da magistrato si occupa dei penitenziari di pena, della condizione delle donne detenute, in particolare le algerine che venivano dagli scontri violenti frutti del colonialismo. Aveva conosciuto e subito la detenzione e capiva il dolore che ne derivava.
Abbandonata nel 1974 la carriera di magistrato, dopo l’elezione di Valéry Giscard a Presidente della Repubblica francese, è nominata ministro della sanità nel governo di Chirac, confermata nell’incarico in quello successivo. Ricopre anche l’incarico della Famiglia e della Sicurezza Sociale. La nomina di Simone Veil rappresenta ancore una novità, perché in Francia, dove con la rivoluzione francese, per la prima volta al mondo, sono stati dichiarati i diritti delle donne, la Veil è ancora fra le prime donne ministro. Riesce ad ottenere la legalizzazione della pillola contraccettiva e del suo rimborso come spesa sanitaria e poi la legge sulla legalizzazione dell’aborto, depenalizzazione voluta per porre rimedio ai troppi aborti clandestini che feriscono il corpo femminile. “Non possiamo più chiudere gli occhi sui 300 mila aborti clandestini che, ogni anno, mutilano le donne di questo Paese [Francia], si fanno beffe delle nostre leggi e umiliano le donne che vi fanno ricorso.”… «Penso che la situazione attuale sia ingiusta e sbagliata. E’ ingiusta per le donne, perchè è soprattutto nei confronti di quelle più povere e sfavorite che il diritto penale è più rigido. Per le altre è molto facile andare in Olanda, in Inghilterra e anche trovare un medico che lo faccia in Francia, ce ne sono, si sa. Invece le donne sbandate, meno informate, che non hanno denaro, che sono sole nelle campagne o anche in condizioni di vita molto difficili nelle città, non sanno come fare quando aspettano un bambino di cui davvero non possono farsi carico. Ecco, questo è il motivo per cui pensiamo che la situazione sia inaccettabile e desideriamo cambiarla. Perché ci sono troppe donne che interrompono una gravidanza in circostanze dolorose».
La donna appartenente politicamente all’aria di centro fu attaccata pesantemente da membri della sua stessa area ma la sua è stata una battaglia in difesa di soggetti deboli.
Nel luglio 1979, lascia il governo francese per guidare la lista dell’Unione per la FFrancesco Guida, organizzatoreDemocrazia Francese alle prime elezioni a suffragio universale per il Parlamento europeo. «Ne eravamo convinti: se i vincitori del 1945 non avessero compiuto una riconciliazione rapida e totale con la Germania, le piaghe di un’Europa già lacerata tra Est e Ovest non si sarebbero mai cicatrizzate e il mondo sarebbe corso incontro a un nuovo conflitto, ancora più devastante dei precedenti; un punto di vista d’altronde condiviso da numerose vittime dirette della guerra da cui si era usciti, prigionieri o deportati, che vedevano nell’alleanza franco-tedesca il solo modo di girare la pagina degli orrori vissuti.» (p. 145)
Capofila dello schieramento europeista, liberale e centrista, sostenuto apertamente da Giscard d’Estaing. Il presidente la propone vedendo in lei, pur essendo donna,l’unica in grado di poter riconciliare la Francia e la Germania. «Valéry Giscard d’Estaing non voleva che nulla rimanesse intentato in questo senso, nemmeno quella che veniva ritenuto lo scenario più improbabile. Tenuto conto di ciò che rappresentavo, vedeva nella mia candidatura un simbolo della riunificazione franco-tedesca, e il modo migliore di girare definitivamente pagina per quel che riguarda le guerre mondiali, come spesso ripeteva ai suoi interlocutori.» (p. 225)

Il “suo” parlamento è stato il primo a non approvare la legge di bilancio CEE del 1980, esercitando l’unico potere che aveva realmente: quello del controllo. Madame Veil riesce a fare del Parlamento europeo un punto di riferimento per la promozione dei diritti umani. Da Presidente dell’Assemblea, scrive al Presidente argentino per chiedere che alle vittime delle violenze della giunta militare sia riconosciuto il diritto di emigrare; si rivolge a Brezhnev per chiedergli di commutare la condanna inflitta al dissidente (e Premio Nobel) Andrei Sakharov; interviene presso l’ambasciatore turco a Bruxelles per richiamare il governo di Ankara al rispetto dei diritti dell’uomo. Che si trattasse di un giornalista arrestato e vittima di torture, di cinquanta sindacalisti arrestati e condannati a morte o di singoli cittadini turchi in attesa di un giudizio dinnanzi alle corti militari, ogni volta Madame Veil fa sentire la ferma condanna da parte del Parlamento. Donna determinata ma serena qualità queste che lei noterà nella tedesca Angela Merkel, in un ideale passaggio di testimone franco-tedesco.tutti 2

Negli anni novanta è nominata ministro della Sanità, degli Affari Sociali e delle Aree Urbane. Nel 1998 è nominata membro del Consiglio costituzionale. Il suo mandato dura nove anni, fino al 2007.
Nel discorso di accoglienza, quale nuovo membro dell’Accademica di Francia viene elogiata per la sua severità nei confronti di lodi ed elogi caratterizzanti la società di “mutua ammirazione”, infatti contraria alla vittimizzazione, aveva rifiutato, in precedenza, la Legion d’Onore: ‘Non basta essere finiti in un campo di sterminio per meritare una decorazione’”.
Ad un giornalista che l’ha etichettava come “donna di destra”, lei risponde: “No, leggo tutti i giorni Liberation”. La Veil è stata un cristallo lucente sfaccettato ed efficacissimo nello sfondare quei muri che imprigionavano la solidarietà morale e la riappacificazione europea, una luce concentrata sull’evoluzione della società umana. A lei si deve la legge dell’aborto votata a unanimità dall’opposizione di sinistra e solo 1/3 dei voti della maggioranza di destra. Tuttavia come lei stessa ha sottolineato non è stato un atto di materialismo femminile ma di salute e prevenzione nei confronti delle donne e di eventuali figli infelici, una preoccupazione morale in linea con la partecipazione, nel 2013, di Antoine e Simone Veil alla manifestazione in favore di matrimonio e famiglia tradizionali. Inoltre nel ’79 il parlamento europeo aveva pochi poteri così la Veil presidente è più un simbolo per l’integrazione europea che un cambiamento radicale delle politiche unioniste. Una donna emancipata che non cerca il consenso elettorale, l’approvazione o il bagno di folla; persegue i suoi obiettivi come unica prevenzione al ricadere dell’umanità nel baratro dei totalitarismi ed estremismi da cui prenderà sempre le distanze.
Per concludere, scrive nella sua autobiografia:
«Nelle diverse funzioni che ho occupato, in governo, nel Parlamento europeo, nel Consiglio costituzionale, mi sono sforzata di non essere una banderuola, mettendo le mie azioni al servizio dei principi nei quali mi riconosco in tutta me stessa: il senso della giustizia, il rispetto dell’uomo, la vigilanza per quel che riguarda l’evoluzione della società.» (p. 327)Simone Veil
Questo è il mio intervento al Convegno di studi : “Simone Veil tra Europa ed emancipazione femminile”, organizzato dall’Associazione mazziniana, sezione di Taranto,e curato dall’avvocato Francesco Guida (nella foto col manifesto). Tutte le foto sono a cura dell’associazione culturale CreativaMente.
Lucia Pulpo

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