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L’anfiteatro romano a Taranto

dipinto-quadro-colosseo-roma-503_LARGE Sotto un tappeto di cemento armato giace, protetto dalle insidie degli uomini, l’anfiteatro di epoca romana eretto a Taranto.
Questa è la conclusione del racconto, mi piacerebbe credere che si tratti di una racconto immaginario, invece bisogna aggiungere: giace, ancora inalterato dal ‘700, il monumento dell’architettura civile romana, l’anfiteatro.
Una presenza più che avvertita, testimoniata nei secoli dalle traccie affioranti della costruzione come muri, arcate, gradini.
Probabilmente il piano di calpestio è 12 metri sotto il livello del mare, tuttavia è possibile osservare muraglie in opera reticolare, in particolare l’esimio archeologo Viola ne annotò 17 durante gli scavi del 1881. Secondo la ricostruzione del Lippolis, la misura dell’asse minore dell’arena è di 49,35 metri a questo vanno aggiunti i quattro settori corredati di volte e corridoi per una lunghezza complessiva di circa 100 metri. Ad uno di questi corridoi obliqui, si accedeva dal cortile del convento dei Teresiani (d’osservanza carmelitana), come testimonia Carducci nel 1767. Della gradinata e delle porte d’accesso parla il sovrintendente Tommasini, nella sua puntuale analisi scritta nel 1900, quando ormai il mercato coperto era già stato edificato coprendo la speranza di portare alla luce l’importante edificio di altezza consistente per l’epoca della sua costruzione. Dell’esistenza di un anfiteatro si sospettava da diversi secoli, nella “Relazione sulle fortificazioni del castello di Taranto” del 1574 si legge: “Oltre che la detta muraglia sta discoperta da due poggi, che sono fuori dalle mura della città (l’odiane isola vecchia) i quali tengono tanta altura che non solamente cuoprono tutta la Muraglia, ma tutta la città; e nelle piazze del Castello non può stare un soldato che non sia scoverto da detti poggi lìuno dei quali (…) e l’altro che è a man destra si chiama il Coliseo[…]”.

Ambrogio Merodi nella suaHistoria tarantina del 1681, spiega: “L’Anfiteatro (…) fu poi chiamato il Colosseo, perché vi era il colosso di Giove fatto di bronzo, il maggiore che si trovasse all’hora, di grandezza dopo quello di Rhodi, come scrive Strabone. Del fonte del Sole o pozzo, dove la statua di detto Sole si riveriva, che era alta 40 cubiti, (…) di così meraviglioso artificio che per virtù delli contrappesi interni muoveva le mani, ed attaccato ad una solidissima colonna per niuna forza pareva spiantarsi da quel luogo, poi lo che non la toccò Q. Fabio Massimo quando da Taranto trasferì al Campidoglio di Roma la statua di Heracle.”
Storia e letteratura sono rimaste seppellite e il loro racconto assume tratti favolistici ma è tutto lì sotto, per chi vorrà scoprirlo.

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