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La storia, il Mediterraneo, la civiltà

brad Il presente è il risultato del processo evolutivo che ha avuto inizio col girare del mondo, addirittura prima della nascita dell’uomo che del presente e della storia crede d’essere il protagonista.
Secondo lo storico francese Fernand Braudel, gli uomini non fanno la storia perché sono soltanto uno dei fili che s’intrecciano nella lunga e complicata trama che spesso cercano d’indossare ed esibire a proprio piacimento.
“Supponiamo che dalla notte, dall’angoscia della Germania, dalle ragioni profonde della Germania prima del 1939 non fosse uscito un uomo come Hitler: ebbene, io ho la convinzione – e lo penso a malincuore, con tristezza – che la Seconda Guerra Mondiale si sarebbe verificata lo stesso.” Questo perché non sono i singoli eventi o singole personalità a stravolgere e segnare la storia. Questa ha un volume pesantissimo dove la profondità ha un’estensione maggiore rispetto all’area di superficie; gli uomini agiscono e si accavallano come “le onde del mare” agitate dalle correnti sottomarine

o dalle maree lunari. Questa è la concezione “rivoluzionaria” espressa in Civiltà ed imperi nel Mediterraneo, non è l’uomo a fare la storia ma, piuttosto, la storia a forgiare l’umanità .
Infatti, per l’insigne storico dell’Êcole des Annales, per studiare la storia bisogna “indagare” l’economia, la sociologia, la geografia, bisogna capire quello che è accaduto nel lungo periodo che ingloba le singole manifestazioni.
Questo significa anche che la storia non s’improvvisa, le scelte devono avere un lungo raggio d’azione ed un passato solido che le possa sostenere. “Essere stati è una condizione per essere”, forse per questo, il professore ha dedicato anni ed energie nello studio del Mediterraneo, dei popoli che hanno usufruito delle sue acque e delle civiltà che si sono incontrate ed evolute grazie agli scambi commerciali favoriti dalla calma del ”Mare di Mezzo” fra Africa, Europa ed Asia.
Ne Il Mediterraneo. Lo spazio e la storia, gli uomini e la tradizione, Braudel afferma che l’importanza di questo bacino, luogo formidabile per gli scambi di merci e d’idee, non deve essere ristretta nei limiti delle zone costiere perché queste merci arrivavano fino alla Britagna, oltre il deserto del Sahara ed a Oriente, fino alla Grande Muraglia.
Le prove di questa corrente sono disseminate nella vegetazione; infatti lo studioso analizza meticolosamente il paesaggio e la vegetazione del bacino mediterraneo e sottolinea che solo il grano, la vite e gli ulivi sono coltivazioni autoctone, le altre sono diventate parte integrante della Natura del luogo partecipando allo spirito d’armonia e di bellezza che si sprigiona dalle profondità di questa terra. Il Mediterraneo non è soltanto mare, non è storia passata, ma è la vita di cui siamo partecipi.

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