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Il segno delle idee

Il mio spazio creativo

Dal futuro arriva l’inchiostro di Cosimo Argentina per Sisifo Re. Intervista.

Argentina Csimo La nostra pseudo-realtà è una dimensione in cui viviamo senza essere coscienti di cosa sia e come ci stiamo trasformando con essa e in essa. Così follia e normalità divengono etichette obsolete, sostanzialmente inutili, ma altre definizioni sono difficili da concepire e usare. Abbiamo bisogno di voci autentiche che ci indichino la parabola dei nostri preconcetti. Voci chiare di cui fidarci anche quando dicono cose che non ci piacciono.”Le tre resurrezioni di Sisifo Re”, il nuovo libro di Cosimo Argentina, è un coro di voci: Sisifo Re, Oscar Orano, Dedalo, Selina e sopratutto Argentina, indicano stelle in un cielo che implode, e tracciano la rotta da evitare per evitare di collidere con i muri che stiamo erigendo e che sono la causa della caduta a picco della nostra umanità.
Un romanzo acido fra fantascienza, noir e fumetto. Ricco di citazioni e aggettivi improbabili ma imprescindibili che testimoniano la creatività e il lungo lavoro dello scrittore, che dal 2009 accumula idee e figure su cui riversare il suo inchiostro.
Lo abbiamo intercettato per toglierci qualche curiosità anche se moltissime sono le chiavi di lettura possibili. Difficile affrontarle tutte in un colpo solo..
Apuleia nel XXIII secolo è una megalopoli inquietante che ha fagocitato il paesaggio in una enorme distesa di asfalto con abitazioni fatiscenti che siano in palazzi o baracche. Oltraggiata da mercenari violenti da cui si sfugge solo raggiungendo il punto di Lagrange. Che rapporto c’è con la sua Puglia di oggi?
La mia terra un posto bellissimo ormai devastato da sciamani, tiranni, bastardi, cani, speculazione edilizia, cinico conteggio profitti e morti per cancro, blasfeme entità che si arricchiscono alle spalle del popolo, carovanieri sempre a caccia di potere sesso e denaro, mercanti al soldo di demoni irriverenti… c’è malvagità nel deturpare una terra splendida che meriterebbe rispetto. Quel rispetto che altrove è accordato al luogo dei padri che poi è diventato anche intelligente e lungimirante fonte di guadagno.

Sisifo Re fra realta e follia
La storia di Sisifo è raccontata su due dimensioni parallele una futuristica e allucinata una folle che assomiglia alla nostra normalità. I piani si rivelano invertiti… cosa significa questo capovolgimento della Realtà? Come nasce?
Ogni santo giorno constato che la realtà è più spinosa e letale e assurda dei pensieri che mi attraversano come scrittore di storie fantastiche. Ogni giorno ho la riprova che per quanto si esageri e si pigi sull’acceleratore c’è sempre un pizzico di realtà che muta e supera la fantasia. E poi cos’è la realtà? Vedi una partita di calcio con tue tifosi delle opposte fazioni e ti sembrerà di assistere a due partite diverse. Non c’è oggettività. Questa mela è una mela verde, ma Rudy, il mio vicino di casa, dice che sono spie al soldo del sindaco di Meda. Capisci? Non c’è nulla di definitivo. Ora viene fuori che l’universo è un ologramma partito da chissà dove, domani scopriremo che non ci siamo mai stati e che la Divina commedia di Dante è frutto di ricordi innestati, la Bibbia non è mai stata scritta e la legge delle dodici tavole un bluff degli dei…
Negli ultimi mesi si parla molto di post-verità e verità del falso. Qual’è la verità di Sisifo?

A forza di cercare la verità abbiamo fatto il giro e viviamo nella frottola. Tutto è frottola. Ci sono personaggi che si arricchiscono sparando cazzate sui loro blog di informazione e gossip. Oltre la verità non c’è niente semplicemente perché non c’è la verità. E non puoi andare oltre qualcosa che nemmeno esiste. Sisifo può osservare un bruco su un ramo per giorni interi. Non è ignominia, non è disonorevole restare al palo a osservare. Inanime è saggio, in alcune circostanze. Fermati e cerca di capire, in un mondo dove tutti vanno maledettamente di fretta. Dove tutti hanno ragione. Dove tutti si incazzano se non la vedi come loro. Dove tutti non solo non ascoltano, ma sono lì pronti a divulgare il loro credo che è un credo assoluto e incontestabile. Dove i deboli restano indietro e i loro arti vengono spezzati dagli anfibi dei saputelli armati di spranga e finta conoscenza.
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Il libro è pieno di citazioni dagli stigiani dii Robert Howard al maestro Philip Dick, ai tratti fumettistici di Jerry Robinson e la maschera da Joker indossata da Sisifo; ma è un trucco spesso sbavato su cui cola la crema colorata dei capelli. Perché una maschera così cadente?
Ogni maschera permanente invecchia come la pelle di un uomo che diventa grigia. Invecchiamo. Tutti. Unica certezza il fatto che schiatteremo. Altre certezze no, la cassa da morto è una certezza. Il trucco libera dalle spore, ma ti confina dietro un mondo semi oscuro, un mondo filtrato da veli e barriere. Ma tant’è! Siamo esseri… pupazzi caricati a molla e cerchiamo di durare su questa terra alimentando un teatrino fatto di sesso, denaro, hobby, inganni eccetera eccetera… quanto agli omaggi Sisifo è un compendio, una summa, una slabbrata mini biblioteca di un assatanato divoratore di carnivori morti.
Tra film, autori e personaggi citati ci sono anche l’ombra d Byron e Dante. Che rapporto ha Argentina con la poesia? Anni fa ho letto su facebook suoi versi intrisi delle atmosfere di Apuleia, le pubblicherà mai?
Ogni tanto, in rete. Anni fa avevo un blog insieme alla poetessa Lucrezia Maggi, era un laboratorio di poesie. Poi l’esperienza è finita, ma non il senso di quei versi. Leggo poesia tutte le volte che posso. Quando il mio amico Mauro Fabi posta una poesia me la leggo e rileggo perché ha una chiave di visione del mondo legata alla precarietà dell’esistenza che mi affascina. Adesso ho scoperto i versi di una eccezionale poetessa, Eliza Macadan, versi che suscitano emozione. I miei versi sono più che altro urla nel silenzio. Iconoclastiche bestemmie contro il dio del sussurro e dell’indifferenza, dell’aridità e del qualunquismo… sono un po’ vita vissuta, un po’ un onirico rimbambimento sociopatico.
Tra follia e poesia c’è un legame. Penso, ad esempio, ad Alda Merini che lei ha conosciuto personalmente (a Taranto?). Che ricordi o impressioni le ha lasciato questa poetessa?
Ho conosciuto Alda Merini sul finire degli anni Novanta a Milano. Zona Navigli. La sua zona. Lei era legata al suo ricordo di Taranto e io ero di Taranto perciò ne derivò una breve amicizia. Lei era folle nel senso sciamanico ed erudito del termine. Era uno degli ultimi efori. Diceva al mondo quello che il mondo non vuol sentirsi e farsi dire. Non una Sibilla bensì una splendida donna dagli occhi verdi che sapeva della vita quello che il novanta per cento di noi ignora. Un’ora con Alda Merini equivaleva a venti giri di valzer di vite fottute negli ipermercati e davanti a programmi demenziali. Era una donna che riempiva il cuore, la mente e le vene.
Le donne, in questo come nei libri precedenti, Argentina è amaro e duro con le donne. Perché?
Se è vero che Mosè fu salvato dalle acque, il sottoscritto è stato salvato dal fuoco sempiterno da figure femminili fondamentali. Ancora oggi vivo nell’incavo di un’onda fatta di “babbazzi”, “levitazioni”, corridoi che salvano la mia anima di sicuro, il corpo è da vedere. Quello che voglio dire è che il figlio si ribella alla madre e al padre e prima o poi deve ammazzarli per riemergere nella luce propria. Uccido e decerebro le donne nei miei romanzi perché quando il figliol prodigo ritorna a casa il padre fa uccidere il vitello più grasso. È un sacrificio per salvarmi l’anima e tributare un cenno di onore a chi rappresenta per me la sommità dell’Olimpo. La torre da cui la trilogia
Sisifo è il primo di una trilogia, “Della Torre”, cosa dobbiamo aspettarci?
Tutto dipenderà da come andrà Sisifo. Se andrà bene come spero ci sarà la seconda parte ambientata a Milano nel 2056 con un detective morboso, psicopatico, pedofilo, ulcerato, bellissimo ma irraggiungibile, zoofilo, necrofilo, pornografo e scatofilo. E poi la terza parte dove protagoniste saranno tre donne: una malata terminale, una infermiera e una malata di mente precognitiva e telepate. Al centro delle vicende ci sarà la torre infernale, quella che si trova sulla punta di torre sgarrata ma che io, narrativamente parlando, ho “spostato” nella baia di Saturo Cape. Se invece Sisifo non dovesse andare come deve, bè, me le leggerò da solo, quelle due storie e… amen!
Lucia Pulpo

Pubblicata su Affaritaliani.it il 6 Febbraio 2017

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