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La magia che avvelena l’immaginazione

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Sui teleschermi italiani, dallo scorso dicembre, va in onda una serie-TV “The Librarians” tratta da una trilogia di film che intrecciano avventura, magia e leggenda.
Il protagonista , Flynn Carsen, è un bibliotecario che custodisce libri, segreti e reperti leggendari dalla spada di Re Artù, al calice di Giuda nell’ultima cena con Gesù, alla piantina per le miniere di re Salomone.
Affascinante che il tutto prenda il via da una biblioteca, che i libri divengano porte per il passaggio ad altre dimensioni e ne siano fedeli testimoni.
Tuttavia il ricorso sfrenato ad una magia che sostituisce ogni logica o parvenza di verosimiglianza, rende il tutto un racconto privo d’interesse.
Da diversi anni le storie raccontate sono: 1) o schiacciate sulla quotidianità che ci circonda e ci toglie il fiato; 2) o irrazionali tanto da esigere adepti fedeli che non si fanno domande e non cercano di rapportate quelle storie ai sogni che vivono.

Magia, magia che non tenta di risolvere problemi ma, semplicemente, li elimina. E noi come facciamo ad andare avanti se nemmeno immaginiamo di confrontarci con i problemi?
A me sembra che dietro agli enormi problemi di individui che uccidono e usano violenza forsennata contro qualunque cosa gli stia difronte come ostacolo, bene, penso che il problema sia anche non saper affrontare, gestire e risolvere i problemi. Allora si cerca di eliminarli magicamente come un film o un videogame.
Le favole hanno una logica, seguono un divenire e i bambini pretendono da loro spiegazioni. Questi racconti magici no, non ci sono conseguenze, ombre cancellate e presto dimenticate. Nessuna cicatrice, nessun giudizio, nessun mondo migliore con cui paragonarsi perché uno è quello che sempre è esistito: il proprio.
I libri sono davvero la porta fra il nostro e tutti i mondi possibili ma la sceneggiatura dovrebbero scriverla loro e non guardarla sparire allo schioccar di dita.

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