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Dialogando con Gaetano “Capatosta” Colella

colella-pulpo Venerdì, 4 Novembre l’associazione culturale “Dialoghi itineranti” ha organizzato l’incontro con Gaetano Colella (attore, regista, autore e direttore artistico della compagnia teatrale CREST), per presentare il suo libro “Capatosta e altre storie” agli studenti della scuola superiore “Amaldi” a Statte.
Storie avvincenti che nascono in teatro ( “Esodo” per RAIRADIO3) e mantengono intatto il fascino e la magia del palcoscenico.
Ragazzi sono restati tutto il tempo in silenzio, ipnotizzati dai gesti, dalle parole e dalla voce del protagonista: Gaetano Capatosta.
Ho avuto il piacere di domandare a Colella:
Lei è autore, regista e attore principale di queste storie, cosa ha messo del suo vissuto e cosa ha ricevuto da questi personaggi?
Scrivere quella storia anziché un’altra … è già una scelta personale. Quando racconto della morte del padre di Adalberto, racconto la morte di mio padre, qualche anno fa deceduto per tumore. La mia scrittura è tutta personale, questi testi sono nati per il teatro così mentre li scrivevo io mi muovevo, gesticolavo li interpretavo prima ancora di farli parlare. Il radiodramma “Esodo” ha una scrittura diversa perché mi avevano chiesto un dramma radiofonico che ha tempi e modi diversi e sono stati questi a dettare la struttura.

Le storie sono quelle che incontro nel mio cammino, io non sapevo nulla delle case parcheggio di Taranto… le storie di Laclos, gli operai dell’Ilva..Vivo, di basse qui, sono nato e cresciuto a Crispiano i miei personaggi vanno e tornano dalle mie esperienze.
Lo scontro violento fra Gaetano e Adalberto può essere visto come uno scontro di generazione?
Ho tanti amici che lavorano nell’industria siderurgica tarantina, mi dicono che è dura lavorare pensando ai danni ambientali e alla salute, qualcuno mi ha sottolineato “ho una figlia piccola a cui pensare”… Gli operai della vecchia guardi non lo sapevano degli effetti inquinanti del loro stabilimento industriale, per loro era guadagno che arrivava dopo tanta disoccupazione di cui l’acciaio sembrava essere la soluzione. Noi lo sappiamo cosa esce dalle ciminiere, alla nostra generazione spetta il compito di risolvere il problema ambientale. Noi lo sappiamo e dobbiamo reagire.
“Capatosta” ha calcato i palcoscenici di tutta Italia e riprenderà il tour in primavera, “Esodo” ha vinto il festiva “Tutto esaurito” di RAIRADIO3, ma il linguaggio usato è uno slang spesso dialetto tarantino… la comprendono dovunque?
Sopratutto in Veneto dove è pieno di meridionali! Scherzi a parte, quando l’attore si esprime nella propria lingua, esprime emozioni e sensazioni che arrivano prima delle parole. La mia prima insegnante di teatro ci invitava a recitare anche Shakespeare in dialetto e così noi stessi lo comprendevamo meglio. Io vado volentieri a vedere compagnie che recitano nella loro lingua e dopo l’inizio non servono più i sottotitoli.
Adalberto sul tetto è una formidabile antenna per la trasmissione radio, ma l’ESODO(del titolo) è un destino ineluttabile?
Io sono per la fuga. Credo che ognuno cresca meglio se ha la possibilità di confrontarsi con realtà diverse. L’ESODO del titolo richiama quello biblico verso la terra promessa. Tutti dobbiamo cercare di arrivare alla nostra. Il racconto nasce da una mia ricerca fra le case- parcheggio dei Tamburi (vicino al teatro TaTà dove ha sede la compagnia Crest) dove ho palpato la rassegnazione dei residenti così ho immaginato uno che s’indignasse e salisse sul tetto per protesta. Almeno una reazione, un tentativo di riscatto.
In una città che spesso disprezza il suo passato nemmeno i fantasmi di Laclos e Annina vogliono restare…
De Laclos era un ammiraglio dell’esercito napoleonico (autore delle “Relazioni pericolose”) morto a Taranto e seppellito sull’isola di S. Paolo. Un francese che vuole tornare a casa e prendere pace dopo aver ricomposto quel corpo che i tarantini, alla caduta di Napoleone, avevano disseppellito e sparso in mare.
Perché il francese parla in dialetto e la tarantina Annina parla un italiano quasi forbito?
Ho pensato che Pierre da secoli è qui e dunque avrà imparato a parlare il nostro dialetto meglio della sua lingua madre.
Nella scuole americane si fanno anche corsi di danza, si potrebbe pensare anche a corsi di teatro? Perché potrebbero essere utili?
Penso sempre che dovrebbero esserci corsi di teatro nelle scuole. Servirebbero tanto ai ragazzi per esternare le loro emozioni. Ad esempio, io ero timidissimo… e poi il parlare ad alta voce in pubblico serve a saper sostenere la scena anche in privato. Un luogo di socializzazione formidabile.

Lucia Pulpo
a-colella-pulpo

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