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Roberta De Monticelli: “Il legame sociale che si instaura in biblioteca”

De Monticelli Roberta La biblioteca spalanca le nostre porte dell’immaginazione su orizzonti sconfinati, un luogo dove respirare per approfondire la conoscenza con se stessi e il mondo di cui siamo parte.
Con un afflato poetico affascinante l’appello a “salvare le biblioteche” arriva dalla filosofa Roberta De Monticelli, docente di filosofia della persona presso l’Università Vita-salute S. Raffaele a Milano. La “dama dei paradossi” collabora con diverse testate giornalistiche Il sole 24 ore, Il fatto quotidiano, Giustizia e Libertà.
Studiosa di Etica ed epistemologia ci guida alla ricerca del senso e della parola dispersa nei meandri della rete informatica eletta a sostituta virtuale della biblioteca di Babele.

Secondo una indagine Istat il luogo deputato alla conservazione e alla trasmissione del sapere è internet, al secondo posto la biblioteca mentre l’Università e la scuola seguono a distanza. C’è una differenza tecnologica o il bisogno di un approccio diretto col sapere senza “l’ausilio di intermediari”?
Non so come bisogna interpretare questi dati, e quindi la mia risposta non ha alcun valore scientifico, ma mentre chi trasmette anche conserva, se trasmette bene, non necessariamente il conservare è anche trasmettere. In questo senso la particolare misura di iniziativa e passività che contraddistingue internet ha il vantaggio di fare di ogni utente un potenziale trasmettitore. Questo è vero ad esempio per le grandi imprese collettive come Wikipedia, ma anche per l’editoria digitale, l’informazione, le biblioteche virtuali, i blog tematici. Però sembra che la maggior parte degli utenti internet stiano sul web (quando va bene) solo per chiacchierare – cioè scrivere opinioni e interiezioni su qualunque soggetto. E allora sembra un sogno, in confronto, il silenzio avvolgente e a volte spaesante delle biblioteche, con le infinite vie solitarie d’avventura e di scoperta che ogni scaffale promette… Che moltiplica in sogno le vite possibili di ognuno. E anche la nostalgia delle praterie sconfinate di carta e parole resta tale per la maggior parte di noi, affamati di tempo o rincitrulliti nell’inerzia, la perdita di queste riserve di intelligenza e di senso è da contare, dove avvenga, fra le catastrofi.

Cosa ne pensa di quanto scrive Marshall McLuhan: ”I valori occidentali, che pogiano sulla parola scritta, sono già stati parecchio scossi da media elettrici come la radio, il telefono e la TV (il pc aggiungiamo ora). Forse è per questo che oggi molte persone a un alto livello di alfabetismo trovano difficile affrontare questo problema senza lasciarsi prendere da una sorta di panico morale”. (Gli strumenti del comunicare. Capitolo IX La parola scritta)
Non so se il discrimine stia fra lo scritto e l’orale, o non piuttosto fra l’istantaneo-disgregato e il ponderato-strutturato, fra l’interiezione o il twit e il pensiero con capo e coda e soprattutto ragioni. Qui il computer gioca doppio, come strumento di scrittura e strumento di connessione. In generale non demonizzerei il non scritto, che può assumere ogni forma anche civilissima ed è comunque essenziale all’informazione e alla comunicazione. Ma certo occorrerebbe ri-divinizzare l’alfabeto, una delle più grandiose invenzioni umane. Entrando in una biblioteca si può provare un senso di pietas profonda e insieme accorata, per le vite che si sono riversate in poche limpide pagine o in migliaia di parole – tutte però rivolte a noi, con la speranza di essere ascoltate e in qualche modo salvate. Per questo le biblioteche dovrebbero tornare ad essere templi, luoghi di salvezza appunto oltre che di istruzione, vincoli fra le generazioni oltre che patrimonio di memoria.

La biblioteca dovrebbe essere anche un polo di attrazione sociale non soltanto un faro per la navigazione culturale, oppure… secondo lei?
Perché no – non lo è comunque, dove esiste? L’interessante non è il legame sociale che si instaura comunque, ma quello che non ci sarebbe altrimenti. Quello fra i vivi, i morti, i non ancora nati.

Nelle grandi biblioteche c’è una atmosfera perfino magica che emana rispetto, ma in Italia chiudono anche loro per risparmiare… cosa rischiamo di perdere?
La cosa più simile al paradiso che sia data agli uomini: il possibile, i mondi alternativi, gli orizzonti dell’immaginazione e della poesia, la luce del sapere. Tutto questo nell’infinita dispersione della rete sarà ben difficile da conservare, perché quello che fa la magia di una biblioteca è il suo ordine. Che in rete non c’è.

Roberta De Monticelli ha un ricordo legato ad una biblioteca?
La prima volta che visitai lo Husserl Archiv di Lovanio. Mi colpì la piccolezza delle cose immense. Le migliaia e migliaia di pagine stenografate degli scritti postumi di Husserl, che infine si salvarono in qualche valigia, e occupano lo spazio di qualche scaffale. È un po’ come la meraviglia che si prova di fronte alle sorgenti dei grandi fiumi, alla loro modestia.

Lucia Pulpo

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