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Roberto Casati, capitano coraggioso contro il colonialismo digitale

1 Filosofeggiare significa indagare il mondo col pensiero.
In questo senso lo studio della filosofia fornisce il metodo “esperienziale” per analizzare, studiare e tentare di risolvere i problemi che sono parte della Realtà che viviamo.
La realtà di cui la nostra vita è una componente anche se, a volte, sembrano due soggetti disgiunti e separati come Realtà e Verità.
In fondo di questo si parla quando si naviga nel mondo digitale che è virtuale e non reale. Frutto di una tecnologia reale ma che simula la Verità materiale trasformandola in bite pericolosi… la nuova droga che annienta i cervelli umani e provoca dipendenza.

La questione non è fra “apocalittici o integrati” ma fra uomini e avatar umani, almeno questo sembra essere, un gioco di ruolo, da una parte i “nativi digitali” e dall’altra gli analfabeti 2.0, tutti “in cerca d’autore”.
Gioco è appunto la parola chiave. Il digitale troppo spesso viene identificato come uno strumento di distrazione di massa che impedisce la concentrazione e lo studio serio della realtà vera, quella che si svolge esternamente al monitor, quella che non è una proiezione mentale, un film in 3d, ma è e basta.
In difesa dell’attuale razionalità possiamo citare:Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere, colonialismo digitale il saggio di Roberto Casati che inizia col deprecare l’avvento dell’ipertesto digitale che complica la logica di scorrimento lineare della lettura, frammentandola e disperdendola fino a disabituare l’utente alla concentrazione su un determinato ragionamento, deviandolo anzi su riassunti sempre più brevi come un tweet e sempre più isolati nella propria realtà personale.
Potrei essere d’accordo sull’iperattività come anticamera della distrazione se il discorso non partisse dalla costatazione che all’estero leggono molto di più mentre in Italia la lettura va lontano dai libri a cavallo di fibre ottiche e ADSL…Un attimo, le cose non sono in relazione diretta perché sicuramente oltralpe leggono molto di più e ovunque si trovino ma usano il collegamento ad internet molto più che gli italiani.
Casati ammette che la disaffezione alla lettura in Italia non nasce con lo sviluppo di Internet ma si premura di non denunciare il trand battezzato dalla televisione e ancor prima teorizzata come effetto dell’industria culturale.
Certamente il filosofo ha ragione nel frenare l’entusiasmo e la corsa verso ‘uso di strumenti digitali nella scuola perché è una conoscenza a cui i ragazzi devono accedere quando hanno già un’esperienza del mondo cognitivo: “Ho difeso l’idea che la scuola debba in certa misura resistere alle tecnologie distraenti proprio perché ha già un vantaggio immenso su di esse- il fatto di essere uno spazio protetto in cui lo zapping è vietato per definizione, (…) e, allo stesso tempo, di incubare,paradossalmente grazie alle sue immense inerzie, il vero cambiamento, o meglio lo sviluppo morale e intellettuale delle persone.”
Giusto perché è necessario studiare prima la geometria euclidea per poi passare allo studio della geometria dello spazio, i numeri aritmetici prima di quelli immaginari e l’arte senza prospettiva dei mosaici greci e bizantini e poi l’arte di Picasso con la dimensione “psicologica”, ma l’unico nemico da combattere è l’ignoranza che nel linguaggio digitale si traduce con l’astensione dalla navigazione, cerchiamo però di evitare naufragi e affidiamoci a buoni insegnanti… “Oh capitano, mio capitano!”

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